domenica 11 ottobre 2009

Ma levatevi di 'ulo!


Sono una persona assai poco originale, e non ho nessuna remora nel dirlo. Ho sempre detestato gli originali a tutti i costi, le avanguardie, quelli che hanno capito tutto con dieci, venti o cento anni di anticipo. Mi sono sempre chiesto come mai, alla fin dei conti, tutto questo loro “capire tutto” non abbia mai contribuito assolutamente a niente, una volta raggiunto il presente sul quale erano in anticipo di così tanto tempo. Nessun miglioramento, nessuna incidenza, nessun modo per farci (e farmi) vivere un po' meglio in questo momento, in questi maledetti attimi, in questo schifoso frangente. Non amo le previsioni e i preveggenti, a meno che non siano davvero capaci di farsi ascoltare; ed il fatto è che, nel 99,99% dei casi, non sanno come fare. Sembra quasi un gioco il cui fine ultimo sia l'avere ragione: dieci, venti o cento anni dopo ecco tutta una serie di scritti, di libri, di articoli, di conferenze, di studi e di quant'altro, dove si dice che “X aveva ragione”, che “la storia ha dato ragione agli “-isti”, che “Y era troppo avanti per essere compreso” e così via. Un paio di coglioni grossi come una casa. Inutili snobismi senza nessun effetto pratico, ludi di élites rinchiuse in qualche posto pressoché inaccessibile o del tutto ignorato, e sempre la stessa autoreferenzialità disperante, lo stesso disprezzo verso chi non capisce, lo stesso sarcasmo tanto più inerte quanto più sembra pungente, e gli stessi tonnellaggi di solitudini, di rifugi, di fughe sopra fughe.

Sempre originali, va da sé. Ho constatato che le persone che più autenticamente odiano e disprezzano le masse siano sempre quelle che, in quei famosi dieci, venti o cent'anni prima, dichiaravano di agire proprio nel loro nome. Si sono accorte poi, bontà loro, che le masse ed il popolo non sono così simpatici, e soprattutto che non sono andati loro dietro. Hanno preferito, come sempre, seguire chi propina loro messaggi semplicissimi, ancorché del tutto falsi e bugiardi. Mai nessuno che, tra quei grandi anticipatori, abbia avuto l'umiltà di saper parlare davvero alla gente nel nome della quale diceva di voler fare. Salvo poi, come mi è capitato spesso di sentire, di rovesciare quintali di fango su chi si azzarda ad opporsi in qualche modo al capopopolo di turno. Anzi, poiché sono originali, quel capopopolo viene da alcuni esaltato, dichiarato geniale, scusato, giustificato. Nessun dubbio che vi si sentano immensamente più vicini che al famoso popolo. In questo paese che ama tanto i paradossi, poi, c'è sempre l'aforisma bell'e pronto, e spesso intercambiabile; cominciò Amadeo Bordiga col dire che l'antifascismo è il peggior prodotto del fascismo, ed ha fatto scuola, creando così un passepartout pronto da spiattellare a chiunque; basta cambiare e aggiornare l'ismo. Lo scopo di queste persone, che abbiano fatto carriera o che si crogiolino tuttora nelle loro sconfitte e disillusioni, non è mai stato né quello di superare alcunché di esistente o di inesistente: è stato quello di poter dimostrare, un giorno, di avere ragione, e di zittire gli altri. Quello di poter giocherellare a fare i naufraghi, i profughi, i sopravvissuti. Ora come allora, senza fare niente che potesse essere veramente compreso. Li ritroviamo in qualsiasi posizione: sono banchieri o impiegatucci, giornalisti di grido o disperati, sono tutto e il contrario di tutto; sono mondani o soli soli, sono celebri o sconosciuti, e sono sempre loro. Sempre con la loro terrificante prosopopea condita con prepotenza, sempre disposti a passare per idioti pur di dare di idioti agli altri.

Niente sta loro bene. Va bene solo quel che avevano fatto loro, in un passato imprecisato, e nemmeno tutto quanto. Li trovi, in qualche posto reale o virtuale, ancora a spalare merda su figure che hanno incrociato, su nomi che a loro volta non hanno significato niente nella vita di nessuno, su ognuno che abbia in sorte di pestar loro i calli. Ci hanno sempre una caterva di morti, ma guai a ricordar loro che i morti sono altri, e che loro, invece, sono belli vivi. Al limite, con aria ispirata, ti dicono che sarebbero voluti esser morti anche loro; e piangono, piangono e ripiangono come fontane di cipolle. Sopratutto, non azzardatevi mai a farvi beccare con in testa qualsiasi cosa che sia legata al pensiero comune del presente o al sentire di molti: ve lo catalogano immediatamente come facente parte del pensiero unico, poiché è chiaro che il solo pensiero non-unico è il loro, o al massimo quello di quei pochissimi che ancora godono della loro stima. Si creano, tutti, i loro piccoli harem intercambiabili, i loro circoli inattaccabili, i loro codazzi di scimmiette adoranti; Internet dà ovviamente loro una bella mano, e c'è quasi da immaginarsi che cosa ne sarebbe stato di questi esseri superiori se Internet non fosse mai esistita. Come sempre accade, Internet ha avuto la funzione di dar modo a questi qui di continuare ad esistere, di credere di essere sempre vivi; cadaveri ambulanti che, sempre con uno dei loro famosi paradossi, hanno come loro principale occupazione quella di dare di morti a tutti gli altri.

Se per caso ne incontrerete qualcuno, o lo avete già incontrato, state pronti a quanto segue. Non osate mai, ad esempio, dire loro che Berlusconi è un fascista, un pericoloso pezzo di merda, uno che sta uccidendo quel poco che resta di questo paese: vi risponderanno non solo che non è affatto colpa di Berlusconi, ma, anzi, si occuperanno di dimostrarvi che i fascisti, i pezzi di merda e gli assassini siete voi. Anzi, tanto che ci siete, non ardite nemmeno per sogno a dichiararvi antifascisti: vi diranno che il vostro “antifascismo” è ridicolo, una barzelletta, uno schifo, un niente, un pretesto. Nulla di ciò che credete, che sentite, contro cui cercate di opporvi in qualche modo sia pur confusionario o contraddittorio, è degno della loro augusta attenzione. Quel che interessa loro, che quel ora (e forse anche allora) muove la loro vita non è opporsi ad un sistema o a qualunque cosa, ma opporsi a voi, e a chiunque li contraddica, a chiunque dica loro che il loro agire è stato perfettamente inutile, velleitario, destinato a fallire perché un po' troppo rivolto al “futuro” senza rendersi conto del presente. In breve: siete voi i loro veri nemici, siete voi gli avversari, siete voi quelli che devono essere del tutto delegittimati. Per fare questo, non esitano affatto a legittimare la peggior merda che esista in questo paese e nel mondo. Cianciano di “rivoluzioni a metà” quando la rivoluzione, loro, non l'hanno nemmeno incominciata; o meglio, l'avranno anche incominciata, ma l'hanno mandata avanti come un giochino per poter poi piangersi addosso; per questo, poi, si commuovono tanto quanto sentono cantare “lottavano così come si gioca”. Senza mai ragionare seriamente su come mai la gente non sia stata con loro; ma senza la gente non si fa, mai, nessuna rivoluzione.

Io, che non sono un tipo originale (anzi, che sono probabilmente banale e mediocre), l'ho oramai capito benissimo; questi qui, ancora no. Sono rimasti i cuccioli del maggio, con tutto quel che ne consegue; cuccioli capricciosi, i cuccioli del vogliamo tutto, i cucciolini invecchiati e biliosi che sproloquiano di tutto ovunque li lasciano ancora sproloquiare, dato che sono del tutto innocui. Finito il gioco della rivoluzione, ora giocano alla sopravvivenza. In alcuni casi è abbastanza dorata, in altri meno; però sempre giocano, giocano e giocano. Anche la loro solitudine è un gioco. Le loro letture, le loro musiche, i loro svaghi. Ed è così che le rivoluzioni, quelle vere, e comunque vadano a finire, le fanno soltanto gli affamati, i relitti, i mediocri, i sanculotti, gli stronzi, i precari della vita, i miserevoli. Questi signorini, invece, conoscono la regola-base del loro giochino: quella di sperare, anzi desiderare ardentemente, che la rivoluzione fallisca. Ci si sono buttati a pesce nel fallimento, occupandosi di dividersi, di disprezzarsi a vicenda, di odiarsi, di spalare rancore reciproco, di coltivare tutto ciò che potesse portare all'impasse tanto agognato. Così hanno ottenuto la loro vittoria travestita da sconfitta: quella di poter perpetuare all'infinito il gioco. Giocano sempre; forse, anche per questo, molti di loro sono appassionatissimi di giochi in rete, e di giochi in generale. Il loro gran casino si è risolto in un casinò.

Voi, invece, che -come me- non siete tipi originali, che andate avanti ogni giorno, che non cedete ma che non provate neppure il bisogno di dichiararlo a ogni pié sospinto; voi che vi ritrovate, ogni giorno, a misurarvi soltanto con il presente e con il bisogno di cambiarlo; voi che non vi vergognate di accontentarvi, che non volete tutto e non esigete l'impossibile ma volete il possibile come gradino per un altro possibile, e per un altro possibile ancora, e per altri infiniti possibili; voi che vi fate un mazzo tutti i giorni con uno straccetto di militanza che è quasi più disprezzata da certuni che credete compagni che dai vostri avversari naturali di classe; voi che a volte non sapete come cazzo tirare avanti; voi che ancora scendete in piazza, perché in piazza si scende e basta; voi che vi trovate di fronte a questo presente e che ancora cercate di farvi fronte, in qualche modo che non sarà certo perfetto come vorrebbero quei solitari e arzigogolanti sofisti da tre soldi bucati, dite finalmente con me a costoro:


Levatevi di 'ulo, ché ci date noia. Non vi garba questo mondo, e a noi non ci garba il vostro giochino del cazzo. Vu' ci avete bell'e divertiti. Volete essere forever young, e invece siete dei vegliardi tremolanti che hanno fatto il loro corso. Sì, va bene, siete stati bravi, clap clap, ma ora sarebbe bene che vi decideste: o ci date una mano a far qualcosa, senza più giocherellare, oppure sparite definitivamente. Un cristaccio di fiamma la stiamo tenendo accesa noi, mentre voi così la spegnete; non fateci pensare, mai, che tutto il vostro passato, tutta la vostra storia, tutte le vostre parole e tutto quel vostro cazzo di generazione non abbiano teso ad altro che a un banale, trito e ritrito muoia Sanson con tutti i Filistei. Altrimenti, un giorno, ci toccherà concludere che quel che avete desiderato sempre non sia stato altro che la morte, e che tutte le vostre làgrime siano in realtà invidia per non essere morti anche voi. Noi, invece, vogliamo vivere a tutti i costi e la morte ci fa schifo. Come a Claudio Villa, che se lo fece scrivere sulla tomba.