venerdì 16 novembre 2007

Gianni e Pinotto


Questa storia è accaduta poco prima delle 16 in camera mia, mentre stavo cercando un paio di calzini finiti sotto l'armadio. E' ben nota la teoria della metamorfosi dei calzini: si trasformano tutti in grucce. Però, non volendo arrendermi a tale ineluttabile trasformazione, continuavo disperatamente a cercarli perché dovevo uscire con mio fratello, per un appuntamento piuttosto importante (forse addirittura decisivo).

E così me ne stavo carponi a imprecare dentro di me, e forse mi sarà sfuggita anche qualche bestemmia al dio dei pedalini; senonché, all'improvviso, eccoli che sono comparsi. Non i calzini, che resistevano eroici alle mie ricerche, sono comparsi loro. Nei miei occhi. Non danno nessuna avvisaglia; il pensiero entra nella mente, e loro si manifestano, come da prassi, uno nell'occhio destro e l'altro nell'occhio sinistro. Tradizione vuole che, specialmente nei fumetti, siano rappresentati l'uno come un diavoletto col forcone, e l'altro come un angioletto con le alucce; ma la cosa, devo dire, mi si addice ben poco. Così, quando compaiono, mi sono abituato da un po' a chiamarli Gianni e Pinotto; molto meglio, ricordano "Oggi le comiche" e magari ne vengo diritto pure io.

La cosa avviene alla svelta, di solito. Non crediate che sia rimasto lì per mezz'ora a buco ponzoni a cercare i calzini (che poi ho trovato, rifugiati nell'angolo più profondo sotto l'armadio) e a farmi strumento, o contenitore, della disputa tra Gianni e Pinotto. Basta un minuto. Non parlano il linguaggio comune con le sue cadenze; procedono per lampi di comprensione. Il contenitore, casomai, è chiamato –se lo desidera- a elaborare questi lampi con maggiore calma, a raccontarli, a trarne eventualmente delle conclusioni.

Oggi Gianni e Pinotto parlavano di truffe. Anzi: della Grande Truffa. Suo estensore era Gianni, quello che nell'iconografia classica sarebbe il diavolo. Stavo lì, in quella bizzarra posizione, quando ha cominciato a bussarmi alla porta dell'ipotalamo. Toc toc. "Ehi, Riccardo! Ma non ti sei stancato?", mi diceva. In effetti i calzini li perdo piuttosto spesso; ma prima che potessi rispondergli, quello è partito in tromba. Impossibile da fermare.

"Riccardo, ascoltami, è tutta una truffa. Eppure oramai dovresti averlo imparato, madonna Stanlio e Ollio. Ti sei preso, nella tua vita, una tale collezione di inculate che ci si potrebbe metter su un bel museo…"

Intuendo, da buon contenitore, dove volesse andare a parare, ho cercato di stopparlo; sì, perché questo è veramente il classico dei classici. A un certo punto, zàc, ecco il consueto & poderoso assalto della disillusione; un autentico must. Nulla di nuovo sotto il sole; eppure, quando avviene questo assalto, è sempre difficilissimo respingerlo; perché la disillusione ha i suoi indubbi vantaggi pratici. Tenta parecchio. Fa risparmiare una marea di quattrini. C'è chi riesce a raggiungerla, ad abbandonarsi nel suo caldo abbraccio, e può darsi che viva meglio; non voglio neppure provare a negarlo. Ma, per mia natura, ho sempre teso a respingerla; Gianni e Pinotto sono magari comparsi in momenti in cui ero meno vulnerabile; stavolta hanno colpito duro. Mi hanno sorpreso col culo all'aria mentre cercavo i calzini. Ho vacillato. Ho cominciato a pensare: "Ma sì…", e quello se n'è accorto subito.

"Una truffa? Ma cosa dico! E' la Grande Truffa, la madre di tutte le truffe. Ne hai fatte di tutti i colori, imbecille che non sei altro. Sopportare umiliazioni. Incazzature cosmiche. Chilometri! Migliaia di chilometri! Tappi e dimenticatoi. Solitudine. Indifferenza e odio. Hai fatto e ricevuto del male. Hai lasciato a giro per il mondo oggetti che ti erano carissimi. Trascurato cose che ti avrebbero potuto far vivere molto meglio. Per ritrovarti con cosa, in mano? Nulla. Que dalle. Ricordi. Ricordi che quando si affacciano, cioè ogni 2 picosecondi, ti fanno del male, ti accoltellano. Tu fossi poi uno che li fa sbiadire, i ricordi…come li chiami? Microfiamme? E tutte quelle emerite testacce di cazzo che ti dicono il tempo guarisce tutto? Allora come la mettiamo? Come la vogliamo chiamare questa cosa? Truffa? Troppo poco. E' una baggianata, una tragica baggianata e sarebbe ora che tu crescessi e prendessi atto che…"

Mi sono come visto mentre annuivo, mentre gli stavo dando la ragione sacrosanta che ha. Mentre stavo già per alzarmi, fregandomene dei calzini, deciso a fare un repulisti. A fare una telefonata al Sale Petit Bonhomme; è intervenuto Pinotto. Ma in un modo che non gli avevo mai visto fare.

Guardava.
E stava zitto. Completamente. Non diceva nulla.
Non controbatteva.
Fermo.
Sembrava che non avesse, oramai, più niente da mettere in campo contro quelle bordate. Come rassegnato al suo destino, alla sua sconfitta.
E guardava da qualche parte.
E Gianni continuava, continuava…

"Dammi retta, ora àlzati. Non fare gesti clamorosi, non importa; basta che tu ti metta in testa di farla finita con la Grande Truffa. Semplicemente, smetti di crederci. Smetti di addannarti. Entra nel Rifiuto. Elimina le speranze. Vuoi tornare, fra qualche tempo, a stare come ora? Ti vuoi ritrovare con tutto il tuo bagaglio di vuoto? Guardati intorno, guarda la tua stanza. Una stratificazione di cose e di immagini che ora sono il nulla, la messa in scena delle illusioni ammazzate. Ora rìzzati in piedi, piano piano. Diventa una persona nuova, nuova e impenetrabile. Mica ti sto dicendo di fare vita monastica, sai in quanti modi potrai soddisfare le tue necessità fisiologiche, se ancora le provi. Ma non ti lasciar più sopraffare. Mai più."

Ho obbedito al signor Bud Abbott, oramai deciso.

Ho ricevuto anche il segno del destino, trovando i calzini con grande soddisfazione. Questi, perdiana, non si erano trasformati in grucce; la teoria era stata smentita.

Una persona nuova.
Impenetrabile.
Prontissimo a morire, magari in un esperimento sbagliato.
E tu, Pinotto, lèvati dai coglioni.
Vola via.

E si è messo per davvero a volare, uscendomi dall'occhio. Sempre senza dire nulla. Ha fatto un giro per la stanza, toccando le pareti, i libri, la porta, il pacco delle settimane enigmistiche; poi si è andato a posare, il signor Lou Costello, sul piccolo carillon che suona Milord. Sempre stando zitto, senza dire nemmeno una parola, con un'arietta strana, un sorriso senza volto, già forse anche lui trasformato in ricordo.

Così facendo mi ha fatto capire ogni cosa.

Perché all'improvviso mi sono visto in un vecchio bar di un porto, con accanto un'ombra della strada che mi invita a sedermi al suo tavolo. E mi sono visto camminare da vincitore, decine di volte, e mi sono visto coi piedi su una sedia. Mi sono visto ballare con chissà chi e chissà dove, e mi sono visto vivo, e reale, e per qualche impercettibile milionesimo di secondo persino bello; ma senza esagerare. Allez, riez!, e quello continuava a stare sopra al carillon senza dir niente e a dire tutto quanto, a raccontarmi la mia vita, e le sue stagioni, e ora ci manca solo il suon di lei per fare pure Leopardi; allez, chantez!, e mi sono messa a cantarla per davvero. E ho visto, nell'altro occhio, sbiancare Gianni in volto, e gridare, e dissolversi.

Lui e la sua Grande Truffa. Ma non lo sapeva, povero demente, che il mio film di culto parla della più bella truffa del mondo? E allora, mentre scompariva, e mentre Pinotto continuava a starsene sul carillon, mi son ritrovato ad essere proprio una persona nuova; talmente nuova, da essere quella di sempre, quella che son venuto al mondo.

E tutto ha una sua logica. Quando ero al liceo, detestavo la chimica. Non ci ho mai capito niente, neppure le cose più elementari. Non ero fatto per essere un chimico: sono nato per essere truffato. Felice di essere truffato. Fiero di essere oggetto della più meravigliosa truffa dell'universo, che si chiama vita, e che si chiama amore. Prego, accomodatevi! Truffatemi, ma dàteci dentro a più non posso. Altro che stangata! Per la prossima volta voglio qualcosa di più, oltre a Robert Redford e a Paul Newman ci voglio anche Al Pacino, Robert de Niro, Clint Eastwood, Dustin Hoffman, Marcello Mastroianni e più che altro le mie tre muse cinematografiche di sempre: Brigitte Bardot, Isabelle Adjani e Elena Bonham-Carter! Una truffa memorabile, la prossima, dovrà essere; le dovrà superare tutte quante. Perché all'ultimo secondo, sapete, toccherà anche ai disillusi di ricordare qualcosa prima che si spenga la luce; e mi ci gioco i cabasisi che sarà magari quell'unico sguardo che per un breve momento ha dato loro il senso esatto della truffa, e della sua bellezza, e dell'esistenza.




3 commenti:

  1. Le canzoni di questo post

    Sale Petit Bonhomme
    Georges Brassens

    Sale petit bonhomme, il ne portait plus d'ailes,
    Plus de bandeau sur l'œil et d'un huissier modèle,
    Arborait les sombres habits
    Dès qu'il avait connu le krach, la banqueroute
    De nos affaires de cœur, il s'était mis en route
    Pour recouvrer tout son fourbi.

    Pas plus tôt descendu de sa noire calèche,
    Il nous a dit : "je viens récupérer mes flèches
    Maintenant pour vous superflu's. "
    Sans une ombre de peine ou de mélancolie,
    On l'a vu remballer la vaine panoplie
    Des amoureux qui ne jouent plus.

    Avisant, oublié', la pauvre marguerite
    Qu'on avait effeuillé', jadis, selon le rite,
    Quand on s'aimait un peu, beaucoup,
    L'un après l'autre, en place, il remit les pétales;
    La veille encore, on aurait crié au scandale,
    On lui aurait tordu le cou.

    Il brûla nos trophé's, il brûla nos reliques,
    Nos gages, nos portraits, nos lettres idylliques,
    Bien belle fut la part du feu.
    Et je n'ai pas bronché, pas eu la mort dans l'âme,
    Quand, avec tout le reste, il passa par les flammes
    Une boucle de vos cheveux.

    Enfin, pour bien montrer qu'il faisait table rase,
    Il effaça du mur l'indélébile phrase :
    "Paul est épris de Virginie. "
    De Virgini', d'Hortense ou bien de Caroline,
    J'oubli' presque toujours le nom de l'héroïne
    Quand la comédie est finie.

    "Faut voir à pas confondre amour et bagatelle,
    A pas trop mélanger la rose et l'immortelle,
    Qu'il nous a dit en se sauvant,
    A pas traiter comme une affaire capitale
    Une petite fantaisie sentimentale
    Plus de crédit dorénavant. "

    Ma mi', ne prenez pas ma complainte au tragique.
    Les raisons qui, ce soir, m'ont rendu nostalgique,
    Sont les moins nobles des raisons,
    Et j'aurais sans nul doute enterré cette histoire
    Si, pour renouveler un peu mon répertoire
    Je n'avais besoin de chansons.

    Un Chimico
    Fabrizio de André

    Solo la morte m'ha portato in collina
    un corpo fra i tanti a dar fosforo all'aria
    per bivacchi di fuochi che dicono fatui
    che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.
    Solo la morte m'ha portato in collina.

    Da chimico un giorno avevo il potere
    di sposare gli elementi e di farli reagire,
    ma gli uomini mai mi riuscì di capire
    perché si combinassero attraverso l'amore.
    Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

    Guardate il sorriso guardate il colore
    come giocan sul viso di chi cerca l'amore:
    ma lo stesso sorriso lo stesso colore
    dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.
    Dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.

    È strano andarsene senza soffrire,
    senza un voto di donna da dover ricordare.
    Ma è fosse diverso il vostro morire
    vuoi che uscite all'amore che cedete all'aprile.
    Cosa c'è di diverso nel vostro morire.

    Primavera non bussa lei entra sicura
    come il fumo lei penetra in ogni fessura
    ha le labbra di carne i capelli di grano
    che paura, che voglia che ti prenda per mano.
    Che paura, che voglia che ti porti lontano.

    Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare
    guardate l'ossigeno al suo fianco dormire:
    soltanto una legge che io riesco a capire
    ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
    Soltanto la legge che io riesco a capire.

    Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
    Non sapevo con chi e chi avrei generato:
    Son morto in un esperimento sbagliato
    proprio come gli idioti che muoion d'amore.
    E qualcuno dirà che c'è un modo migliore.

    Milord
    Edith Piaf
    testo di Georges Moustaki

    Allez venez! Milord
    Vous asseoir à ma table
    Il fait si froid dehors
    Ici, c'est confortable
    Laissez-vous faire, Milord
    Et prenez bien vos aises
    Vos peines sur mon cœur
    Et vos pieds sur une chaise
    Je vous connais, Milord
    Vous ne m'avez jamais vue
    Je ne suis qu'une fille du port
    Une ombre de la rue...

    Pourtant, je vous ai frôlé
    Quand vous passiez hier
    Vous n'étiez pas peu fier
    Dame! le ciel vous comblait
    Votre foulard de soie
    Flottant sur vos épaules
    Vous aviez le beau rôle
    On aurait dit le roi
    Vous marchiez en vainqueur
    Au bras d'une demoiselle
    Mon Dieu! qu'elle était belle
    J'en ai froid dans le cœur...

    Allez venez! Milord
    Vous asseoir à ma table
    Il fait si froid dehors
    Ici, c'est confortable
    Laissez-vous faire, Milord
    Et prenez bien vos aises
    Vos peines sur mon cœur
    Et vos pieds sur une chaise
    Je vous connais, Milord
    Vous ne m'avez jamais vue
    Je ne suis qu'une fille du port
    Une ombre de la rue...

    Dire qu'il suffit parfois
    Qu'il y ait un navire
    Pour que tout se déchire
    Quand le navire s'en va
    Il emmenait avec lui
    La douce aux yeux si tendres
    Qui n'a pas su comprendre
    Qu'elle brisait votre vie
    L'amour, ça fait pleurer
    Comme quoi l'existence
    Ça vous donne toutes les chances
    Pour les reprendre après...

    Allez venez! Milord
    Vous avez l'air d'un môme
    Laissez-vous faire, Milord
    Venez dans mon royaume
    Je soigne les remords
    Je chante la romance
    Je chante les milords
    Qui n'ont pas eu de chance
    Regardez-moi, Milord
    Vous ne m'avez jamais vue...
    Mais vous pleurez, Milord
    Ça, j' l'aurais jamais cru.

    Eh! bien voyons, Milord
    Souriez-moi, Milord
    Mieux que ça, un p'tit effort...
    Voilà, c'est ça!
    Allez riez! Milord
    Allez chantez! Milord
    Ta da da da...
    Mais oui, dansez, Milord
    Ta da da da...
    Bravo! Milord...
    Encore, Milord...
    Ta da da da...

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  2. Impenetrabile te?? Mi sa che è un proposito che rispetterai quanto lo smettere di fumare! :-)

    (unn'ho capito icchè c'entra la chimica comunque!)

    Quando hai voglia di vedermi io ci sono sempre, ciaociao

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  3. Lellino fratellino caro, scusa eh, però questo post dice già di per se stesso che tutto io posso essere fuorché impenetrabile; la chimica c'entra per la canzone "Un chimico" di De André (che è riportata in commento, peraltro). Mi farò vivo, stai tranquillo; ora sono in mezzo con tutto l'acquisto della casa e sono bei casini, dovresti saperlo...ma fra un po' ci ritroviamo vicini di casa, solo un ruscelletto ci separerà!

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