Non si riuscirà mai a sapere se sia stata più bella Caterina Bueno o la
sua voce; ma, in un certo senso, sia la sua bellezza che la sua voce
sapevano di torbido, di terra, di fumo. C'era poi quel cervellaccio
possente, quel suo saper cavare canzoni e musica da passati remoti e
renderle al presente facendole sapere di quel che dovevano, ovvero di
torbido, di terra e di fumo. Ché di questo è fatta la terra toscana, di
cupezza, di strafottenza, di terribili beffe alla morte (tanto più
terribili quanto più grande e antica è la consuetudine che il toscano ha
con essa), di cattiveria e dolore, di rarissima ma autentica e sentita
dolcezza, di silenzio e d'amore profondo ma mai plateale. Tutto questo
seppe mettere in luce Caterina Bueno; lei, figlia di due artisti
stranieri (un famoso pittore spagnolo e una pittrice svizzera), rimasta
cittadina spagnola fino all'età di ventuno anni pur essendo nata in via
delle Fontanelle, a San Domenico di Fiesole, nel tremendo 1943, atea e
anticlericale, bandita dalla televisione per aver annunciato
pubblicamente un'iniziativa contro la costruzione di una centrale
nucleare, anarchica e scovatrice dei più dimenticati canti anarchici
rimasti magari nella memoria di un unico contadino decrepito, e tutte
queste, e tant'altre ancora di quelle cose che ci sarebbe vorsùta lei a
dirle, ma che per disgrazia più non pòle perché a metà luglio di
ott'anni fa alla terra è tornata. Non è questa una data speciale, un
anniversario per ricordarla; è una notte buia, fredda e ventosa, una
nottataccia d'inverno proprio come quella in cui il burattino Pinocchio
andava a bussare alle porte per raccattare qualcosa da mangiare,
ricevendone cappellate d'acqua ghiaccia sul capo. E' solo un ricordo
venuto d'improvviso, così come d'altronde solgono i ricordi venire.
Affidato a una buia e dolente canzone d'amore e morte, quale con
probabilità tutte le tradizioni popolari d'ogni latitudine e tempo hanno
offerto; storie di questo genere saranno state cantate in russo come in
iscozzese, in francese come in qualche lingua de' monti Carpazi. Che
cosa vi sia di specificamente toscano, è nella voce terrigna e avernale,
eppure d'antica armoniosità, di Caterina Bueno; unica in grado di
scovare e cantare canzoni in modo lidio e terrificanti maledizioni in funzion d'efficace arma. Eran tre falciatori,
forse per nulla a caso, fa parte d'un disco di più di quarant'anni fa
dove c'era d'ogni cosa; il Caserio, il contrasto sulla guerra di Libia,
il cantar maggio, il Logiardo, il grillo e la formica
(larinciùnferarillallera, larinciùnferalillallà), il carbonaro e la
Befana giù in cantina. Ciao Caterina, che ho fatto in tempo a conoscerti
anche se solo du' anni prima che tu morissi, tutte e due lontani dalla
Toscana, io in Svizzera e tu vicino a Bergamo. Stavi cercando, allora,
le canzoni dei minatori elbani; ti ricordo coi tuoi falciatori e con
quei du' amatori che, malidettatté, hai fatto rinascere dalla
loro tomba e splendere in quei tuoi occhi grandissimi e neri come i
pozzi degl'inferi.
Eran tre falciatori
eran tre falciatori
in un prato a falciar
in un prato a falciar
Col rastrellin dell'oro
col rastrellin dell'oro
la bella a rastrellar
la bella a rastrellar
Mentre la rastrellava
suo amor morto trovò
e a piangere si mise
e pianse più d'un po'
e pianse più d'un po'
Colle sue amare lacrime
la bella lo lavò
coi suoi lunghi capelli
la bella l'asciugò
la bella l'asciugò
Da capo fino in fondo
la bella lo guardò
e trentadue ferite
la bella gli contò
la bella gli contò
Colle sue bianche braccia
a casa lo portò
e sul suo bianco letto
la bella lo posò
la bella lo posò
Trentadue coppie di preti
la bella fe' invitar
ed altrettante moniche
la bella fe' pregar
la bella fe' pregar
Tre doppi di campane
la bella gli sonò
fino alla sepoltura
la bella l'accompagnò
la bella l'accompagnò
Sopra vi fece scrivere
Qui giacque du' amator
l'un morto di coltello
e l'altro per amor
e l'altro per amor.
eran tre falciatori
in un prato a falciar
in un prato a falciar
Col rastrellin dell'oro
col rastrellin dell'oro
la bella a rastrellar
la bella a rastrellar
Mentre la rastrellava
suo amor morto trovò
e a piangere si mise
e pianse più d'un po'
e pianse più d'un po'
Colle sue amare lacrime
la bella lo lavò
coi suoi lunghi capelli
la bella l'asciugò
la bella l'asciugò
Da capo fino in fondo
la bella lo guardò
e trentadue ferite
la bella gli contò
la bella gli contò
Colle sue bianche braccia
a casa lo portò
e sul suo bianco letto
la bella lo posò
la bella lo posò
Trentadue coppie di preti
la bella fe' invitar
ed altrettante moniche
la bella fe' pregar
la bella fe' pregar
Tre doppi di campane
la bella gli sonò
fino alla sepoltura
la bella l'accompagnò
la bella l'accompagnò
Sopra vi fece scrivere
Qui giacque du' amator
l'un morto di coltello
e l'altro per amor
e l'altro per amor.