
Questo blog ha come intestazione una frase che, a suo tempo, mi venne del tutto naturale. Dovendo mettere una presentazione sintetica del titolare, ovvero del sottoscritto, giocoforza lo feci con qualcosa che considero la mia unica "sintesi" possibile: quella di stare bene in pochi posti e con poca gente, che però amo molto. Poi, qualche giorno fa, ci ho aggiunto, tra parentesi, un verbo al passato; accade anche di non amare più persone o luoghi che una volta hanno invece rappresentato qualcosa di importante o persino di speciale. Tutto normale. Forse avrei dovuto metterla immediatamente, quella cosa tra parentesi.
Un blog, poi, è solo apparentemente uno spazio "privato". Non esiste nessun "privato" quando, comunque, quel che si scrive è a disposizione di tutti. Registrato da Google, catalogato, eternizzato o quasi. Non esiste e non può esistere "riservatezza", a parte quella consistente nel non nominare fatti e persone che potrebbero, per qualsiasi motivo, non gradirlo. Mi è accaduto, qualche tempo fa, di contravvenire a questa regola, e la cosa mi è stata fatta più che giustamente notare; ma, per il resto, al momento di inserire un nuovo post disabilito regolarmente ogni opzione restrittiva. Come chiunque può leggere, chiunque può scrivere. Qualsiasi cosa che gli passi per la testa di dire, o di dirmi. Bella o brutta che sia, non fa nessuna differenza.
E', questo, il "sale" della cosa, la ragione stessa dell'esistenza di uno spazio come questo. Si raccontano delle cose, di qualsiasi genere, e dagli eventuali commenti si traggono altri spunti, altre voglie di parlare. Un'autoalimentazione, insomma. Così, stamani che ho ancor meno da fare del solito, mi è venuta la voglia di parlare della mediocrità. E anche del circondarsi. Poiché mi è stato detto apertis verbis che "amo circondarmi di persone mediocri", vorrei sviscerare un po' più la cosa dal mio punto di vista (che, insomma, avrà pur sempre un mezz'etto di valore, o almeno spero).
Curiosamente, la cosa che più mi ha colpito in questa secca frase non sono state le "persone mediocri", ma il "circondarmi". Ora, se c'è una cosa che mi riesce difficile individuare nella mia vita, è l'essere circondato. Da chiunque, mediocre o meno che sia. Sono sempre stato, e probabilmente sarò sempre, un solitario. Pochissimi amici, per di più con la mia tendenza agli innamoramenti folli che, quasi sempre, si sono rivelati tali soltanto da parte mia. Ricambiati, nel migliore dei casi, soltanto in parte. Col tempo mi sono abituato, o rassegnato, a considerare tutto questo come mia esclusiva colpa. Ci dev'essere, in me, qualcosa che "blocca", che impedisce il pieno ricambio dell'affetto enorme che mi capita di provare, a volte, per qualcuno. Sarà, con tutta probabilità, la mia scarsa chiarezza, o perlomeno questa dev'essere una componente dell'insieme; da dire anche che qualche propugnatore o propugnatrice di chiarezze con cui in 44 anni e rotti di vita ho avuto a che fare, sì è alla fin dei conti rivelato o rivelata ancor meno chiaro o chiara di me. Ma non importa.
Poi, sicuramente, spesso e volentieri sono noioso, e non di una noia semplice da gestire. Ho, come dire, delle passioni che sono intrinsecamente pallose. La linguistica, ad esempio; anche se, alla fin dei conti, l'unica persona in tutta la mia vita in cui il mio folle innamoramento sia stato pienamente ricambiato resterà quel Pierfrancesco Poli, lettore di ceco e slovacco, glottomane di cui tempo fa parlai qua dentro. Ma è morto. La condivisione piena è una cosa che ho sempre ricercato, senza mai trovare; evidentemente non sono adatto alla cosa. Non ho esperienze, nella vita, che mi abbiano portato a condividere un'azione, un periodo, un "trovarsi sulla stessa barca"; mi accorgo anzi di non essere mai stato sulla stessa barca con nessuno. Anche sulla famosa "barricata" dove ogni tanto si dice di stare assieme, a un certo punto sono convinto che mi ritroverei a sparare, e a crepare, da solo. Con tutto ciò, nessuno mai si permetta di pensare che non ci sarei, su quella barricata. Qualsiasi cosa io faccia o dica, non mi defilo né mi sfilo.
Tutto questo per dire, con la mia solita e spaventosa mancanza di concisione, che proprio tutto sono stato, sono e sarò fuorché "circondato". Ho delle persone che conosco, per loro ho provato, continuo a provare e proverò del bene. Continuo a provarlo, in qualche caso, pur sapendo che da parte loro quel po' di affetto o di amore che magari c'è stato si è trasformato in odio o, peggio, in indifferenza. Ma non sono mai stato, né mi sono mai considerato, una specie di "sole" al centro di un sistema di pianeti e di satelliti. Non mi sono mai posto il problema di chi mi girasse intorno. Non ho mai ricercato l'eccezionalità a tutti i costi negli altri, proprio perché non mi ritengo niente e nessuno di eccezionale. E non lo dico affatto per "modestia", ché modesto non sono.
Ci sono, forse, due o tre cose in cui un po' "emergo"; ma alla fin fine, a lungo andare e nonostante le apparenze, sono quello che meno le fa notare e pesare al mondo; se anche la vita mi ha riservato tutte le complicazioni e gli assurdi che è possibile immaginare, dentro di me, nel mio profondo, sono sempre voluto restare una persona semplice, senza ambizioni, che si contenta di poco. E se, attorno a me, sono girate e continuano a girare delle persone "mediocri", sto bene attento a non distribuire questo epiteto a piene mani. L'aggettivo "mediocre" mi ricorda troppo da vicino due parole che sono quelle che più toglierei dal vocabolario: "vincente" e "perdente". Attenzione, ché sono due parole identiche anche se sembrano esprimere un'opposizione, un contrario. Mi sono ritrovato di fronte a dei sedicenti "perdenti" che usavano questa loro presunta sconfitta come una vittoria, per non dire come una mitragliatrice.
Nessuna mediocrità. Nessuna vittoria e nessuna sconfitta. Solo vite differenti, ognuna con le sue cose, le sue vicende, le sue delusioni, le sue bellezze. Anche nella persona più imbecille mi è capitato, a volte, di trovare un granello di luce. E dalle personi più comuni, più ordinarie, più terra-terra, ho imparato o creduto comunque di imparare qualcosa. Perché sono un solitario aperto. Non ho chiusure. Non ho barriere, sono tutte abbassate. E allora dico: continuerò ad essere così. Sicuramente con una tendenza in meno, cioè quella di fabbricarmi artificialmente certe eccezionalità che non ho e che so di non avere. Magari, poi, a un certo punto mi riuscisse di essere "circondato"; o forse no. Non vorrei accorgermi, un giorno, di essere circondato non tanto di mediocri, straordinari o quant'altro, ma di estranei. Oppure di essere io l'estraneo, l'intruso di turno. Oppure a andar dietro a qualche eccezionale, non comune, straordinario pezzo di merda per il quale ho lasciato perdere qualche buon mediocre che, a modo suo, magari mi voleva bene sul serio. Nel frattempo cerco di dare, per quel che mi riesce, un po' di sgangherato amore, ed è un amore che non chiede patenti.