lunedì 21 gennaio 2019

La Francia strutta l'Afica



Repubblica Online, 21.01.2018, screenshot delle 17.17.
I casi sono due:
1) O siamo di fronte al capolavoro assoluto di un anonimo redattore;
2) O Di Maio e Er Dibba sono in possesso di clamorose notizie su torbide e indicibili pratiche sessuo-culinarie commesse dal governo francese.
Di Maio, con la sua espressione decisamente birichina, sembrerebbe confermare quest'ultima ipotesi.
Nel qual caso sarebbe opportuno non farlo sapere al sig. Ministro dell'Interno. 
Altrimenti ci si fa subito il selfie mentre la spalma su una fetta biscottata ITALIANA.
Almeno quella!


mercoledì 16 gennaio 2019

Bonnefoy




Qualcuno, in Rete, ha detto che lui non è secondino a nessuno. Qualcun altro, che finalmente hanno comprato pure a lui il costumino di carnevale per la pagliacciata di Ciampino (poi si 'ndìgnano se Cesare Battisti ci aveva il “ghigno”; ma dico, provate voialtri a non ghignare vedendo quei due con quelle facce e vestiti a bischero, anche se state per andare all'ergastolo). Al ministro Bonafede, dunque, hanno comprato la divisa della “Polizia Penitenziaria”; però cerco di immaginarmelo per un momento come vero secondino di qualche tempo fa, coi carcerati che gli avrebbero dovuto dare di “Superiore”. Oppure, ritrovarselo a fronteggiare la rivolta nel supercarcere di Trani, o di fronte a Pasquale Barra 'O Animale e a Vincenzo Andraous. Vabbè.

Disgraziatamente, col Photoshop o roba del genere sono più che un disastro; una cupa catastrofe, oserei dire. I miei tentativi di manipolare fotografie, sono sincero, fanno più ridere del ministro Bonafede in divisa da secondino. Non per questo voglio rinunciare ad alcune interessanti proposte per la prossima divisa sfoggiata dal Guardasigilli pentastellato; magari, chissà, qualcuno ben più bravo di me saprà metterci le mani. Oppure, meglio ancora, il ministro Bonafede ci si travestirà davvero. Stia quindi pur tranquillo: non reclamerò alcun copyright o diritto d'autore.

                1. Bonafede in divisa da Guardia Svizzera.

Nonostante l'aspetto del ministro non ricordi propriamente un pio giovanottone dei Quattro Cantoni originali, si tratta di una divisa assai originale e pittoresca che, non c'è da dubitarne, non sarebbe mai venuta in mente a Salvini. Resterebbe ovviamente da risolvere il problema dell'alabarda: nonostante l'antichità, si tratta comunque di un'arma rispettabile il cui eventuale maneggio da parte di Bonafede potrebbe seriamente danneggiare i presenti.

                  1. Bonafede in divisa da Paperinik.

Cade la notte, e il prode Bonafedik ingurgita due pillole car-can che lo rendono invincibile e che fanno dimenticare l'inetto e sfortunato Bonafede di tutti i giorni. A bordo della sua 313 Navigator volante garantisce da solo la sicurezza di Paperopoli e il deposito di zio Casalon de' Casaloni dagli attacchi della Banda Bassotti.

            1. Bonafede in divisa da Base Lunare Alpha (Spazio 1999)

1999: per una serie di incontrollate esplosioni nucleari, la Luna si stacca dall'orbita terrestre e inizia a vagare nello spazio. Nella base lunare Alpha, il ministro Bonafede (in visita ufficiale in vista della Moonexit), che si è compiaciuto di rivestirsi della divisa indossata da Martin Landau e Barbara Bain, assume in pieno la gravità del momento, fa un ultimo tweet sfoderando il migliore dei suoi sorrisi, mentre sulla base lunare tutti si mettono le mani nei capelli. Ci mancava pure questa!

                  1. Bonafede in divisa del Palermo.

Nonostante i particolari colori dell'Unione Sportiva “Città di Palermo”, è indubbio che il rosa-nero doni a Bonafede (siciliano di nascita, tra l'altro) un che di simpaticamente civettuolo che lo rende così gradito al pòpolo. Nessuna possibilità, del resto, di indossare la divisa del Milan (riservata a Salvini). Però Salvini, come si può vedere, ci aveva già pensato...

                  1. Bonafede in divisa da Ispettore Varga.

Salvini non potrà mai aspirare a comparire negli enigmi polizieschi della Settimana Enigmistica: la celebre e misteriosa rivista, come è noto, non accetta pubblicità nelle sue pagine, e non potrebbe quindi ospitare Nutelle, sughi Star e quant'altro. Bonafede ha qui la scelta di poter comparire sia nella classica divisa dell'ispettore con il cappello e la cravattona, sia da poliziotto d'altri tempi con la bandoliera e il berretto con la “P”. Il tutto vagamente sudamericano, in omaggio all'amico Bolsonaro.

martedì 15 gennaio 2019

Bologna che sa stare in piedi (cit.)



Bologna, piazza Verdi, mattina del 15 gennaio 2019.

Ovviamente insorgono tutta una serie di personaggi che allignano anche nell'antica Felsina, e che non è necessario nominare per non far impennare lo squallòmetro. Tra di essi, comunque, si distacca tale Bergonzoni Lucia, leghista, nonché -dice- "sottosegretaria ai beni e alle attività culturali" nel governo grilloverde.

Commentando, afferma la tizia: "Li metterei a fare compagnia a Cesare Battisti. Vedrai poi come studiano i fatti e smettono di scrivere cavolate". Ecco, studiare i fatti. Sentire una come questa Bergonzona, sottosegretaria alla cultura, una che dichiara quasi orgogliosa di non aver letto nemmeno un libro per tre anni, dire ad altri di "studiare", è uno degli squisiti paradossi di questo tempo.

Vada piuttosto a imbergonzonàrsi di Nutellona e di sugaglia come il suo capetto panzone, e non si occupi di cose che non le competono. 

lunedì 14 gennaio 2019

Non è primavera




In questi giorni del mese di gennaio Cesare Battisti è di nuovo prigioniero, mentre vent'anni fa, nella bottiglia d'orzata, moriva per la prima volta Fabrizio De André.

Poi, è andata a finire che De André è morto e rimorto, quasi quotidianamente. Nella normalizzazione che ne è stata fatta. Nei monumenti, nelle strade e nelle piazze che gli sono state dedicate, quasi altrettante che a Cesare Battisti (quello impiccato nel 1916 a Trento). Nella sua costante e capillare neutralizzazione come una sorta di poeta nazionale, quando era ed è stato quanto di meno “nazionale” si possa immaginare (la qualifica di “poeta”, così tanto amata quanto vuota, non mi interessa). Nella rassicurante imposizione che è stata diffusa: deve piacere a tutti, bovinamente e in quanto tale. Nella sua pressoché sacralizzazione. In origine, quando si veniva dichiarati sacri (sacer esto, “sia fatto sacro”, si leggeva nelle Leggi delle XII Tavole dell'antichità romana) significava essere messo a morte in sacrificio a un qualche dio, in esecuzione di una ben precisa condanna.

In queste ore sta girando, in una serie di ghetti della “grande Rete” (siti, blog, pagine Facebook...), un'immagine, quella che si vede sotto il titolo (che riprendo dalla Militant). Un giovane Cesare Battisti dietro alle sbarre, e dei versi di Fabrizio De André (da “Nella mia ora di libertà”, album Storia di un Impiegato, 1973). Nulla da dire sull'immagine; qualcuno la avrà materialmente prodotta, ma sono certo che sarà venuta in mente a chiunque condivida, in tutte le diversità, gli amori e gli odi possibili e immaginabili, uno straccio di percorso, un brandello di storia, un grido di ribellione strozzato nella repressione, nella standardizzazione, e sovente nella solitudine e in destini più o meno ridicoli.

Per questo parlo di ghetti. Ghetti personali, ghetti di piccole organizzazioni, ghetti di singoli frequentati da altri singoli sparsi, ghetti di qualsiasi genere che la “Rete” ha fabbricato a migliaia e migliaia, e che non di rado vengono chiamati “oasi”. Un'oasi, come si sa, è circondata dal deserto. Si tratta, appunto, di una perfetta desertificazione. Anche questo blog, per quello che possa valere, è un ghetto dove, da stamani, gira conseguentemente l'immagine di Cesare Battisti coi versi di De André. Ci girerà, tra un po', anche un grido di libertà scritto perbene, in tutte maiuscole come da prassi o da consuetudine.

C'è una sola cosa con la quale non mi riesce proprio essere d'accordo: la primavera. Tante le grinte, le ghigne i musi, ma non c'è, purtroppo, nulla da spiegare. Non è primavera. Occorrerebbe, forse, spiegare bene che è un lungo e duro inverno di cui non si vede la fine. Un inverno che può avere anche i trentadue gradi di Santa Cruz de la Sierra, Bolivia. Un inverno che si twitta e si fa i selfie. Un inverno che ha mille e mille facce, grinte, ghigne, musi; e non solo quelle che, più o meno, ci si aspettano. Non ha solo la faccia di Salvini, di Trump, di Bolsonaro, di questo o quel fascista. Ha anche la faccia di Evo Morales. Ha la faccia dei queruli pennaioli e tastieranti di “Repubblica” che infilano tra gli articoli le tiratine sulla “libertà di stampa”, sulla “scomodità” e sulle “fake news”, quando la menzogna informativa e servile è oramai generalizzata ed eletta a necessario sistema. Ha la faccia di tutti gli zombies chini sui telefonini -che, tra le altre cose, a parecchi servono pure per accedere ai propri ghetti e a diffondere le immagini di Cesare Battisti, di De André e del gattino miao, gli appelli, i filmini raccapriccianti, edificanti, divertenti, interrogativi. Le verità rivoluzionarie e le morali. Gli insulti e le “condivisioni”. Non c'è mai stata un'epoca come questa, quando si “condivide” ogni cosa e non esiste più nemmeno un milligrammo di solidarietà, di empatia, di assunzione reale di ciò che si dice e si fa.

Per questo, o anche per questo, è inverno pieno. E' inverno quando ti propinano che l'accanimento su Cesare Battisti non sarebbe “vendetta, ma giustizia” (ancora una volta, farina del sacco di “Repubblica”, come dubitarne). No, no, è proprio vendetta, vendetta cieca e assai mirata. Capillare e ben al di là di Cesare Battisti e delle sue vicende. Dietro a quelle sbarre, quelle dell'immagine, non deve stare soltanto lui; ci deve stare chiunque abbia, nei modi più disparati possibili, condiviso realmente qualcosa, che abbia o meno impugnato le armi per un periodo della sua vita in una guerra che ha avuto dei vincitori e dei vinti. Gli appelli a “liberare gli anni '70”, così come si legge in queste ore, sono giocoforza destinati a cadere nel vuoto. Al massimo, a girare tra i luoghi dove già girano da tempo, vale a dire nei ghetti fisici e virtuali (che, oramai, si confondono appieno). Prova ne sia che qualsiasi tentativo di parlarne, con la presenza o meno di qualche “protagonista” (o deuteragonista, o tritagonista, o nullagonista), viene stroncato e delegittimato a colpi di grancassa mediatica, “social” e poliziesca (a tutti coloro che si sono infilati a orgasmico capofitto nei “social” mi premerebbe ricordare la primaria funzione di controllo e di polizia che hanno, specie quando ripetono come automi “dipende dall'uso che se ne fa”).

L'inverno consiste nel fatto di non avere, attualmente, nessun'altra possibilità che esporsi con dei mezzi che permettono un controllo e una repressione immediata e capillare. Secondo quanto si legge, persino Cesare Battisti è stato beccato mentre cercava un wi-fi per le strade di Santa Cruz. E probabilmente, ciò è avvenuto perché attualmente, in una fuga, non si hanno altri mezzi per cercare in qualche modo di sfuggire: uscire da un luogo più o meno sicuro per cercare di mettersi in contatto con qualcuno che ti aiuti e ti sostenga. Si tratta di un'impasse nella quale ci troviamo tutti, attualmente, anche chi non è certamente costretto a fuggire e a nascondersi. Anche chi non è braccato da uno Stato, dall'Interpol, dai fascisti mediatici e dal “popolo”. Anche chi non ha mai toccato un'arma in vita sua. Anche chi desidererebbe esprimere un semplice pensiero, un'idea, una proposta che vada contro a ciò che, oramai, non si può più nemmeno definire “maggioranza”: è, realmente, una massa planetaria ben plasmata e felicemente intrappolata in dèi, legalità, telefonini, sport, cuochi, vittime, ammòre, fiction e razzismi.

E' inverno, e occorre andare a spiegarlo in modo a mio parere assai brutale e chiaro, perché la primavera è morta. Cinguettiamo come uccellini, ma coi “tweet” e coi cinguettii di Whatsapp. Per il resto siamo pienamente in gabbia, e non cantiamo per amore, ma per rabbia. Liberare gli anni '70? Bisognerebbe liberare la Storia, tutta quanta, e invece ce la facciamo raccontare in TV da Paolo Mieli, mi scappa da ridere. “Assaltare il cielo”, come si legge sulla Militant? Dai ghetti si assalta poco o punto, i ghetti sono fatti di mura, di chiusura, di ingressi rigidamente controllati a chi vuole entrarvi, e di uscite impossibili per chi è dentro. Viviamo quindi tranquilli e beati nei nostri ghetti, nel blogghino, nella paginetta Facebook, in qualche “spazio libero” che tanto fra due o tre giorni verrà chiuso e sgomberato con tante belle denunce fresche fresche, nella stanzetta o nella baracca, nell'oasi e nell'illusione di sfuggire. Stiamo anche noialtri cercando un wi-fi. Fra poco ci estradano. In quel Cesare Battisti dietro alle sbarre ci siamo tutti, in dei casi senza nemmeno rendercente conto. In altri casi, sotto sotto forse nemmeno del tutto scontenti perché di “compagni” che ho sentito dire che “se l'è andata a cercare” ne ho sentiti più di uno.

CESARE BATTISTI LIBERO! 
LIBERIAMO GLI ANNI '70.



domenica 13 gennaio 2019

sabato 12 gennaio 2019

giovedì 10 gennaio 2019

Compagno Baglioni, presente!!!....


Elisa e Matteo ai tempi felici, affettando salamini ITALIANI.

E tu come stai 2.0
Ho girato e rigirato
Senza sapere dove migrare,
E me so' fatto pane e Nutella
E mezzo chilo de stracciatella,
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?
E mi fanno compagnia
Quaranta tweet al minuto,
E m'è migrato pure er cane,
Magno Nutella senza er pane,
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?....
Tu come vivi,
Che cucinavi
Oggi alla tivvù..?!?
Mo' me magno uno gnù...!
Chi segue ogni tuo passo...?
Sarà la Digos
Che t'ho messo alle spalle...
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?... 
['a Mattè'...me faccio li cazzi miei, alla lettera!...]
Ieri ho aggiornato
Er mi' profilo de Feisbùc,
Me sento vòto, me sento morto,
Me so' chiuso da solo un porto,
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu cosa pensi,
Te vedi co' Renzi...?
Se t'ha portata via, 
Occhio alla Polizzìa...!
Chi si stende al tuo fianco
E se fa er sèrfi
Anche se va in bianco...
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?
Tu come stai?
Non è cambiato niente, no!
Mo' me preparo un bel decreto,
Stoppo er barcone, je do de bàlta,
E se mi va invado Malta,
Tu come stai...?
Tu come stai...?