sabato 7 luglio 2007

Western Pearl


"Contestualizzare" è una parola che trovo detestabile. Ma a volte non se ne può fare a meno. Questa è probabilmente una delle cose a più elevato tasso alcoolico che io abbia mai scritto, e la sua data, il 30 gennaio 2002, lo giustifica per vari motivi. Il calcio all'inverno, ad esempio; non era semplicemente l'inverno di quell'anno, ma tutto un inverno in cui m'ero andato a cacciare da diverso tempo e che, da pochi giorni, aveva ricevuto non un tiepido raggio di sole, ma un vulcano intero, in carne ed ossa, materializzatosi in una serata milanese. Ma continuando a "contestualizzare", in quel post scritto in condizioni spaventose alle tre e mezzo di mattina c'era "in tre minuti tutta la storia della mia vita". Persino l'immancabile notazione etimologica. Il "canale IRC", che poi era quello del newsgroup di Guccini; in certe serate era un incrocio tra un puttanaio, un campo di battaglia e il pianeta dell'amore. Non dovevo "bere fino al 30 aprile" perché dovevo operarmi per un piccolo tumore al pene, un condiloma, poi rivelatosi un'inezia ma che aveva aggiunto cazzacci amari a quelli che già avevo a dirigibilate intere. C'è il pub "Nessie" di Livorno, che esattamente due mesi dopo avrebbe visto una cosa che ho già raccontato parlando di un treno. Lo stesso pub dove, il novembre prima, s'era impiccato un mio amico, uno dei gestori. Un ragazzo di 25 anni mezzo livornese e mezzo polacco, che quand'era livornese si faceva chiamare Michele e, quand'era polacco, Alekszej. Pochi giorni prima che si ammazzasse gli avevo regalato una grammatica polacca. C'è Piero, che di cognome fa Ciampi, e che ho cominciato neppure tanto inconsciamente a far risorgere quella sera; ma questa è un'altra storia. Ci sono vari episodi violenti della mia vita; ma la mia, e lo dico solo a mo' di constatazione, è una violenza esclusivamente fisica, fatta di mani, di braccia, di cazzotti. Mai un'arma in mano. Mi sono comunque dovuto ritrovare in un'aula di tribunale, quel posto dove si capisce definitivamente che al loro posto non ci sai stare. E qui devo fare una parentesi un po' delicata. Nel post è nominato tale commissario Cerofolini. Non ne parlo mai volentieri. Non sono mai stato uno che indulge al "buon poliziotto", al "bravo sbirro". Per me la polizia è e rimane la peggiore merda che esista sulla faccia della terra. Non amo sdilinquirmi sulle "eccezioni", perché a forza di eccezioni si finisce invariabilmente per giustificare appieno tutto ciò che la polizia fa, ivi compresi i Bolzaneti e le scuole Diaz. E' una premessa che ritengo necessaria prima di limitarmi a raccontare brevemente che, una sera di giugno del 1993, dormivo beatamente in piazza Signoria, a Firenze, senza rompere le scatole a nessuno. Dormivo. E basta. Mi venne a svegliare in malo modo un agente di polizia, con un calcio nel sedere; non contento, iniziò a dirmene di tutti i colori, a darmi di finocchio, di lurido, di drogato. Scattai all'improvviso, in modo quasi inconscio, cominciando a pigliarlo a cazzotti, ma di quelli fitti, di quelli disperati. Credo che mi fermarono i colleghi dell'agente prima che lo ammazzassi, perché lo avevo messo a terra. Fui portato in questura, dove c'era, appunto, questo commissario Cerofolini, di turno. Il quale, dopo avere confabulato con quegli agenti e aver tirato delle bestemmie in salernitano o roba del genere, urlò: Quella bestia non capisce un cazzo. Pensavo ce l'avesse con me; invece ce l'aveva con quello stronzo che mi aveva svegliato a calci. Poi mi prese da una parte, dicendomi di levarmi alla svelta di lì. Non ci capivo più niente, erano le cinque di mattina e ero distrutto; dovette farmi il gesto del "fuori dai coglioni" con una mano. Non l'ho mai più rivisto, nemmeno incrociato per caso. Nulla. Questi sono i semplici fatti e non intendo, neppure adesso, minimamente commentarli. Ho avuto, quella notte, un immenso culo; e non solo per il commissario, ma anche perché ancora sto a chiedermi perché quel demente non avesse cacciato fuori la pistola mentre lo riempivo di cazzotti. Ripensandoci, mi sono a volte detto che devo avere incontrato il commissario Montalbano, e probabilmente qualcosa della mia autentica passione per il commissario di Camilleri la ricollego in modo subliminale a quell'episodio. Fine della storia, e nessuno mi caverà mai più niente. "Franco" è ancora una volta Franco Senia. Tutto il resto è...Western Pearl. A proposito: non l'ho mai più ribevuto. Meglio così. Se vi capitasse di trovarne una bottiglia, comunque, fateci estrema attenzione.

Lo conoscete il Western Pearl?
Ah, la Perla d'Occidente. La Perla del Tramonto.
Color dell'oro!
Franco, lo so che io e te si beve tequila. Lo so che, per stasera, è un tradimento. Come andare con una donna totalmente diversa dalla propria.
Ma l'amore, l'amore è plurale. Non c'e' mai amore verso una cosa sola.
Anzi, diceva mio nonno Bruno che o c'e amore verso tutto, o si muore.
Probabilmente era una cosa che s'era detto anche a Mauthausen, dove lo avevano spedito e da dove era riuscito a tornare vivo. Si noti questa parola: vivo. Che suono strano, con quelle due "v" che anticamente avevano una "g" davanti (indoeuropeo *gwiwos).

Ricostruisco la storia di stasera, che in tre minuti è la storia della mia vita.
Ero sul canale IRC. Si parlava e a un certo punto, contravvenendo alle regole hygieniche che vorrebbero ch'io non bevessi fino al 30 aprile, giorno in cui mi devono togliere una specie di tumore dal cazzo (per favore, non chiamatemelo "pene", nome orrendo che ricorda le pene e W "Porci con le ali"), ho cavato fuori una bottiglia di Western Pearl che avevo comprato oggi pomeriggio al Nessie. Il Nessie e' il pub dove il 6 novembre scorso s'e impiccato il mio amico Alekszej, ed e' l'unico posto a Livorno dove vendono il Western Pearl, la birra Kwak (che si beve col whisky Talisker), il Vabarigis Valge (una bomba a orologeria estone fatta dalle patate) e il White Diamond Fog, che è idromele.

Dicevo, che ho incignato il Western Pearl raccomandando a tutti di fermarmi a un certo punto.
Solo che poi è arrivato Piero. All'improvviso.
Piero è la rabbia dell'amore. E' la cosa che in mezzo millisecondo ti fa scorrere tutta la vita concentrandola in un calcio o in un pugno.
C'era Piero quella sera che ho tirato il naziskin nella vetrina del gelataio. E' venuto la prima volta quella sera che hanno ammazzato Rodolfo Boschi. C'era quella volta che ho steso mio padre sul pavimento con un cazzotto e quando s'è alzato mi ha stretto la mano. C'è stato quando il commissario Cerofolini m'ha mandato libero anche se avevo massacrato un agente che non mi voleva far dormire per terra, e non rompevo i coglioni a nessuno.
Stasera volevo ammazzare l'inverno.
E così sono uscito, sperando d'incontrarlo.
Per dirgliene quattro, cinque o sei.
Pero' mi son portato dietro il Western Pearl.
E via, via, via.
Aveva un colore bellissimo, tutto il contrario dell'inverno. La Giamaica. Ho deciso: ai mondiali di calcio tiferò per la Giamaica anche se non c'è. Red, Red, ma quale Cina. Noi si tifa Giamaica.
Che calcio gli ho tirato, all'inverno!
E' volato via, Franco. Vedessi!
Io penso in antica lingua di forme complicate, ma stasera il calcio gliel'ho tirato in esperanto!

Il Western Pearl è un rum giamaicano. Ha 67 gradi. Se ne beveste due bicchieri pieni sareste già sdraiati per terra.
Io ci ho davanti qui la bottiglia. Vuota. Hihihhihihihihi !
Che bel calcio all'inverno!

Nessun commento: