giovedì 3 febbraio 2011

Il 30 febbraio (e a volte anche il 31)


Di ventotto ce n'è uno, e qualche volta di ventinove. Il trenta febbraio, invece, è oggetto generalmente di battute...quando arriva il 1° marzo. Così come a Marina di Campo mandarono una volta un povero scemo del villaggio a comprare un "cesto di corrente elettrica il 32 agosto"; e lui ci andò, ubbidiente e logico, la mattina del primo di settembre. Un giorno di scherno, quindi, lo si direbbe; e invece no. Il trenta febbraio è esistito davvero, e per ben tre volte.

La prima fu nel 1712, in Svezia. Fu una complicata questione originata, come al solito, dal passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano, nel 1699. All'epoca il gregoriano era in anticipo sul giuliano di dieci giorni, e fu deciso quindi dal Re in persona che si sarebbe recuperato un giorno ogni 4 anni eliminando tutti gli anni bisestili: in questo modo, finalmente, il 1° marzo 1740 i due calendari sarebbero coincisi. Cominciò a farne le spese il povero 29 febbraio 1700, che in Svezia (e in Finlandia, che allora ne faceva parte) è un non-giorno. Accadde però, a questo punto, un fatto decisamente curioso. Il Re, che poi era il famoso Carlo XII, era impegnato nella guerra contro la Russia (che terminò con la disfatta di Poltava, l'8 luglio 1709); si dimenticò quindi spaventosamente di continuare ad applicare il piano di adeguamento dei calendari, e di emettere i relativi editti. Il 1704 e il 1708 furono quindi regolarmente bisestili coi loro ventinove febbraio. Una volta accortosi dell'errore, Carlo XII decise di lasciar perdere tutto e di tornare al calendario giuliano. Al successivo anno bisestile, il 1712, si decise che, per recuperare lo sfortunato 29 febbraio 1700, febbraio avesse trenta giorni. Il 30 febbraio 1712, per la cronaca, fu un venerdì.


Il mese di febbraio 1712 in un calendario svedese dell'epoca,
coi tutti i suoi trenta giorni. Alla denominazione latina del mese,
Februarius (ancora oggi, in Svezia, si dice "Februari"), è affiancata
quella tradizionale di
Göjemånad -in grafia antica: Göjjemånadt-,
vale a dire: "mese della neve spessa").

La seconda e terza volta del 30 febbraio fu invece nella Russia Sovietica, nel 1930 e 1931. Il 1° ottobre 1929 l'Unione Sovietica aveva adottato un calendario rivoluzionario, perché è noto che, fin dal 1789, alle rivoluzioni (che sono, per natura, tempi nuovi) piacciono molto i nuovi calendari. A differenza di quello francese, il calendario sovietico era però assai...meno rivoluzionario lessicalmente: i mesi erano sempre quelli, nella loro particolare forma russa (febbraio, ad esempio, si dice fevral'), e così i nomi dei giorni. La caratteristica saliente del calendario rivoluzionario sovietico erà però che tutti i mesi dovevano avere trenta giorni: e così ecco anche il trenta febbraio.

Qualcuno potrebbe ragionevolmente chiedersi: ma i giorni che avanzavano, che fine facevano? La Rivoluzione d'Ottobre (che poi, come è noto, era il 7 novembre) non si era spinta fino a modificare i 365 o 366 giorni dell'anno solare. Presto detto. I 5 o sei giorni che avanzavano erano considerati "feste senza mese". Dopo il 30 gennaio veniva la Festa di Lenin, e poi si passava al 1° febbraio. Dopo il 30 aprile, veniva la Festa del lavoro che però durava due giorni; si passava poi al 1° maggio, che non era affatto festa. Dopo il 7 novembre veniva la Festa dell'industria; infine, dopo il 30 febbraio veniva una festa senza nome negli anni bisestili. E siccome era senza nome, e dopo di essa veniva il 1° marzo, mi sento autorizzato tranquillamente a chiamarla 31 febbraio. O fatele le battute, ora!

Il calendario rivoluzionario sovietico aveva abolito anche la settimana di 7 giorni: ne aveva cinque e basta. Era un provvedimento antireligioso, per eliminare la domenica cristiana come giorno del riposo. Si provvide a suddividere quindi tutti i lavoratori in cinque gruppi (giallo, rosa, rosso, viola e verde), ed ogni gruppo aveva uno dei cinque giorni della nuova cinquimana (pjatidnevka) come riposo. Così si eliminavano anche i giorni non lavorativi, e la produzione poteva andare avanti senza interruzioni. Credo quindi che nessuno si stupirà se dico che, dopo soli due anni, il calendario rivoluzionario fu mandato in pensione. Peraltro non era stato nemmeno adottato da tutti a livello ufficiale: la Pravda, ad esempio, continuava a datare il giornale col calendario gregoriano, e ai numeri del 28 febbraio 1930 e 1931 seguirono quelli dei rispettivi primi di marzo. A partire dal 1° dicembre 1931 si tornò alle normali lunghezze dei mesi, e addio 30 febbraio.

Il calendario rivoluzionario non venne però del tutto abbandonato. Ancora nel 1937 se ne stampavano e distribuivano copie, coi relativi 30 febbraio e la sua seimana (o šestidnevka) perché da cinque giorni si era passati a sei con un altro putiferio di riposi incrociati cui fu messa fine soltanto nel 1940 tornando finalmente alla settimana normale di sette giorni.


La pagina del Calendario Rivoluzionario Sovietico del 12 dicembre 1937
(incorniciata dai profili di Lenin e di Stalin). La pagina ricorda in alto
che quel giorno appartiene al "21° anno dalla rivoluzione socialista"
ed è il "sesto giorno della seimana". Infine, l'appuntamento importante:
si tratta infatti del "Giorno delle elezioni del Soviet Supremo dell'URSS".
Secondo me le vinse Stalin.

Sembrerebbe finita qui. Invece no. Qui bisogna andare a una delle indimenticabili performances del personaggio ritratto qui sotto:


Un documento ufficiale della Casa Bianca riporta infatti la trascrizione fedele di un discorso tenuto dal presidente George W. Bush l'11 ottobre 2006, nel quale egli fissa -senza riprendersi- il termine dell'anno fiscale al 30 febbraio: "This morning my administration released the budget numbers for fiscal 2006. These budget numbers are not just estimates; these are the actual results for the fiscal year that ended February the 30th". Il trascrittore, come si può vedere, si è sentito in obbligo di aggiungere un [sic]. Ma c'è anche un asterisco di rimando a fondopagina, dove si specifica che l'anno fiscale termina il 30 settembre. Giorno a cui, da qualche parte, sarà sicuramente seguito un 31 settembre!