Nonostante tutto questo, a volte viene comunque da pensare se Saviano ci faccia o ci sia; la fuga del suo cervello dev'essere oramai imprendibile. Ad esempio, quando nella sua articolessa, elencando le evreryday rebellions così tanto "belle" e "nuove", le "rivoluzioni in corso", indica, nell'ordine: Spagna, Egitto, Siria, Iran e Turchia. Mi devo essere perso qualcosa. In Spagna c'è la rivoluzione in corso? O che Saviano sarà rimasto ancora a quelle teste di minchia di Indignados con le acampadas spazzate via in mezz'ora dalla Polizia, oppure agli Occhiupài dai quali andò pure lui a New York (senza essere cacato manco di striscio), prima che anch'essi fossero sgomberati in diciotto minuti netti dalla piazzetta festosa e colorata che avevano occhiupàto? In Egitto, la "rivoluzione" è consistita nel mettere sul trono l'ennesimo generale, a furor di popolo dopo l'esperimento del "Fratello Musulmano". La Siria sarà meglio lasciarla stare; a meno che Saviano, in cuor suo, non ambisca a entrare nell'ISIS (dove, al massimo, però gli farebbero decapitare un pompelmo). Sulla "rivoluzione" in Iran, Saviano ovviamente si uniforma alla vulgata di Repubblica, abilissima scovatrice di povere donne condannate ai più atroci supplizi (Sakineh docet), adùltere lapidate, eccetera; mentre in Turchia il centro commerciale a Gezi Park lo hanno già costruito, hanno rivotato in massa per l'Erdiocàn, partecipano alla grosse Koalition contro i tagliagole e si fanno beffe delle "rivoluzioni pacifiche" di ogni giorno, tanto amate da Saviano, le quali sono talmente pacifiche da non servire, come è ovvio, a un cazzo. Everyday bullshit.
sabato 4 ottobre 2014
Cervello in fuga
Per carità, figuriamoci. Nessunissima intenzione di "commentare", e men che mai di "decostruire" le stronzate di Roberto Saviano, organo ufficiale del gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso, che stavolta ce l'ha con chi ha manifestato a Napoli contro il summit della BCE. Il link lo metto, naturalmente, casomai a qualcuno pungesse vaghezza di controllare a quale livello sia la fuga di questo italico cervello frutto di una colossale operazione di marketing oramai esauritasi da tempo dato che, come si suol dire all'angolo tra Oxford e Cambridge, non se lo incula (e da tempo) più nessuno -a parte, naturalmente, se stesso; ma comincio a dubitare seriamente che persino Roberto Saviano non legga e ascolti più le esternazioni di Roberto Saviano.
Delle ultime pontificazioni del CIF (Cervello In Fuga) Saviano, è però necessario mettere in risalto un paio di "chicche". Riassumendo assai brevemente: Saviano accusa la "sinistra radicale" napoletana di essere "vecchia", perché non si è uniformata al verbo delle "nuove rivoluzioni" (anzi, le everyday rebellions). Ci informa ovviamente del suo illuminato percorso di maturazione: "Quei volti li conosco perché da ragazzino ascoltavo le loro parole,
perché credevo mi aiutassero a capire, credevo che anche grazie a loro
la mia coscienza civile e politica sarebbe maturata. Presto ho capito
che non è la protesta cieca a mostrare una strada, che lì si disimpara
solo." E si è visto, infatti, di quanto sia diventato più maturo, quanta strada abbia fatto la sua "coscienza civile e politica" e, più che altro, che cosa abbia imparato benissimo a fare: mettersi a disposizione totale, anema e core, del principale gruppo editoriale reazionario italiano, per il quale svolge il ben remunerato mestiere di apostolo della "legalità". Oramai, leggendolo, sembra che faccia il ministro; le stesse parole di Angelino Alfano. "Per carità, manifestare è legittimo, però..."; e giù quintali di delegittimazione (senza naturalmente fare mezza parola degli ennesimi episodi di repressione poliziesca che si sono verificati; ma per uno che, nei suoi libriccini, spende paginate per ringraziare fino le più dimenticate "forze dell'ordine", non c'è da stupirsi).
Dove vuole arrivare, Saviano? Ma è chiaro, alla delegittimazione totale espressa con meccanismi più che consueti. Prima di tutto i "ragazzini" (perché Saviano è sì giovane, ma oramai è diventato maturo e ha capito tutto, a differenza di noialtri poveri pischelli). Per mettere a posto i ragazzini, Saviano si serve delle parole di un collaboratore di giustizia, Maurizio Prestieri: «A Napoli i ragazzini di estrema sinistra compravano fumo, coca, eroina,
acidi e noi con quei soldi pagavamo le campagne elettorali della
destra». L'equazione, tutt'altro che sottile, è questa: il ragazzino di estrema sinistra è soltanto un drogato. Più che di delegittimazione, in questo caso parlerei di cara, vecchia criminalizzazione tanto cara ai sinceri democratici sui cui media Saviano è di casa; non si perita, come del resto non si è mai peritato, ad utilizzare i mezzi più rozzi.
Se ne vuole un altro esempio? Eccolo, fresco fresco di giornata. "E poi il cortocircuito di molti di questi capipopolo, mantenuti dalle
famiglie e combattenti in strada. Li guardavo e mi dicevo: non diventerò
mai come loro. Dietro le categorie di “venduto”, “commerciale” o
“borghese” c’era semplicemente il livore verso chi riusciva a vivere del
proprio lavoro." Quando ho letto queste righe, devo dire che la mia prima reazione è stata quella di emettere delle sonore risate liberatorie. Un fenomeno, questo Saviano. Il grande scrittore, giornalista, tuttista, perseguitato dalla Camorra e sotto scorta continua (verrebbe da parafrasare un noto inno: "Scorta, scorta di lunga durata / Scorta di polizia armata / Scorta continua sarà!") tira fuori la solita storiella dei "figli di papà", "mantenuti dalle famiglie" e pieni di livore e di invidia nei confronti dei bravi e onesti lavoratori. Ho fatto mente locale, e mi sono ricordato che una delle ultime volte che avevo sentito parole praticamente identiche, era stato da parte di un fascista fiorentino, in una delle sue tante "interrogazioni" in consiglio comunale; quasi senza cambiare una parola. E, in effetti, quella dell'antagonista "figlio di papà", sfaccendato senza né arte e né parte che gioca alla rivoluzione coi soldi della famiglia che lo mantiene, è sempre stato un cavallo di battaglia delle destre a varia gradazione di fascismo. Ci credo bene che non sia diventato come loro: si vede che, anche da ragazzino, Roberto Saviano era già Roberto Saviano. Uno che, fra le altre cose, ha tutta l'aria di essersi spaccato la schiena di fatica nella sua vita, figlio di un medico, buon liceo e laurea in filosofia.
A ripensarci bene, però, non c'è affatto da meravigliarsene date le decine di circostanze in cui Roberto Saviano si è palesato come perfetto rappresentante e voce di punta di quella destra forcaiola, giustizialista e reazionaria che trova espressione naturale nel Partito Democratico e/o in tutte quelle meravigliose "sinistre progressiste" (tipo SEL eccetera) che gli orbitano attorno ansiose di esserne inglobate e partecipare ai fulgidi avveniri della Patria spazzando via il "vecchio" (come, ad esempio, chi ancora cerca di opporsi senza il benché minimo desiderio di uniformarsi). Se si dice che Roberto Saviano è un fascista, può sembrare una definizione di comodo e dettata da ostilità preconcetta; ma è una definizione che, invece, rispecchia la realtà dei fatti tenendo conto che il "Fascismo del XXI Secolo" non è quello di quei poveri cialtroni di Forza Nuova o di Casapound, bensì quello dei "Democratici" che hanno instaurato un regime autoritario di cui pure Saviano farà parte finché servirà; e dovrà fare maggiore attenzione a quando i suoi servigi saranno diventati inutili di quanta ne debba fare ai killer dei Casalesi.
Nonostante tutto questo, a volte viene comunque da pensare se Saviano ci faccia o ci sia; la fuga del suo cervello dev'essere oramai imprendibile. Ad esempio, quando nella sua articolessa, elencando le evreryday rebellions così tanto "belle" e "nuove", le "rivoluzioni in corso", indica, nell'ordine: Spagna, Egitto, Siria, Iran e Turchia. Mi devo essere perso qualcosa. In Spagna c'è la rivoluzione in corso? O che Saviano sarà rimasto ancora a quelle teste di minchia di Indignados con le acampadas spazzate via in mezz'ora dalla Polizia, oppure agli Occhiupài dai quali andò pure lui a New York (senza essere cacato manco di striscio), prima che anch'essi fossero sgomberati in diciotto minuti netti dalla piazzetta festosa e colorata che avevano occhiupàto? In Egitto, la "rivoluzione" è consistita nel mettere sul trono l'ennesimo generale, a furor di popolo dopo l'esperimento del "Fratello Musulmano". La Siria sarà meglio lasciarla stare; a meno che Saviano, in cuor suo, non ambisca a entrare nell'ISIS (dove, al massimo, però gli farebbero decapitare un pompelmo). Sulla "rivoluzione" in Iran, Saviano ovviamente si uniforma alla vulgata di Repubblica, abilissima scovatrice di povere donne condannate ai più atroci supplizi (Sakineh docet), adùltere lapidate, eccetera; mentre in Turchia il centro commerciale a Gezi Park lo hanno già costruito, hanno rivotato in massa per l'Erdiocàn, partecipano alla grosse Koalition contro i tagliagole e si fanno beffe delle "rivoluzioni pacifiche" di ogni giorno, tanto amate da Saviano, le quali sono talmente pacifiche da non servire, come è ovvio, a un cazzo. Everyday bullshit.
Nonostante tutto questo, a volte viene comunque da pensare se Saviano ci faccia o ci sia; la fuga del suo cervello dev'essere oramai imprendibile. Ad esempio, quando nella sua articolessa, elencando le evreryday rebellions così tanto "belle" e "nuove", le "rivoluzioni in corso", indica, nell'ordine: Spagna, Egitto, Siria, Iran e Turchia. Mi devo essere perso qualcosa. In Spagna c'è la rivoluzione in corso? O che Saviano sarà rimasto ancora a quelle teste di minchia di Indignados con le acampadas spazzate via in mezz'ora dalla Polizia, oppure agli Occhiupài dai quali andò pure lui a New York (senza essere cacato manco di striscio), prima che anch'essi fossero sgomberati in diciotto minuti netti dalla piazzetta festosa e colorata che avevano occhiupàto? In Egitto, la "rivoluzione" è consistita nel mettere sul trono l'ennesimo generale, a furor di popolo dopo l'esperimento del "Fratello Musulmano". La Siria sarà meglio lasciarla stare; a meno che Saviano, in cuor suo, non ambisca a entrare nell'ISIS (dove, al massimo, però gli farebbero decapitare un pompelmo). Sulla "rivoluzione" in Iran, Saviano ovviamente si uniforma alla vulgata di Repubblica, abilissima scovatrice di povere donne condannate ai più atroci supplizi (Sakineh docet), adùltere lapidate, eccetera; mentre in Turchia il centro commerciale a Gezi Park lo hanno già costruito, hanno rivotato in massa per l'Erdiocàn, partecipano alla grosse Koalition contro i tagliagole e si fanno beffe delle "rivoluzioni pacifiche" di ogni giorno, tanto amate da Saviano, le quali sono talmente pacifiche da non servire, come è ovvio, a un cazzo. Everyday bullshit.
Mi fermo qui; a Saviano, alle sue bugie e ai suoi scopi ci ha già pensato fin troppo bene Paolo Persichetti in una nutrita serie di articoli su Insorgenze, che consiglierei a tutti di leggere. Roberto Saviano, lo scrittore arruolato, il Cervello in Fuga coi suoi amiconi embedded, i Fabio Fazio e i Roberto Benigni. Oggi gli hanno ordinato di lanciare i suoi strali contro la "vecchia sinistra", domani gli ordineranno qualche altra cosa. Visto che gli piacciono così tanto le "forze dell'ordine", sembra quasi di sentirlo dire: Comandi!
venerdì 3 ottobre 2014
Dormi (Un anno dopo)
Oggi, 3 ottobre 2014, fa giusto un anno dalla strage di Lampedusa,
e da allora ce ne sono state altre, quasi a ritmo giornaliero. Un anno
di buoni propositi, di visite del Papa, di “mare nostrum”, di “prese di
posizione”, di “mai più”, di governi che cambiano, di “appelli
all'Europa”, di Europe che si guardano bene dal raccogliere gli appelli,
di motovedette, di Leghe più o meno del “nord”, e di esseri umani che
muoiono in fondo al mare. Il 7 e 8 febbraio 2014, Andrea Buffa
ha registrato questa canzone, in forma di ninna-nanna; ma è una
ninna-nanna che ha la sua sveglia terrificante al suo interno, un lungo
recitativo che racconta ciò che è l'Italia di oggi attraverso i “social
networks”: i suoi Danieli, le sue Martine, il suo razzismo, la sua
stupidità, la sua disumanità. Racconta anche le politiche di “Facebook” e
racconta, pur senza dirle esplicitamente, tante altre cose. A un anno
dalla strage di Lampedusa, dai suoi 366 morti accertati e dai 20
dispersi, a un anno dai vomiti di questo paese che nella sua storia ha
perso migliaia e migliaia di emigrati in fondo al mare,
inseriamo questa canzone che Andrea Buffa ha voluto regalare, tra le
altre cose, al cofanetto di CD per il decennale di “Fino al Cuore della
Rivolta”; ma la rivolta ed il cuore non sembrano più appartenere a
questo paese.
Dormi bimbo mio bello
lascia che l'onda ti possa cullare
lascia che il vento spinga il battello
che un poco prima tu possa arrivare
Che questo cielo pieno di stelle
ti abbracci forte, che questa luna
splenda soltanto sulla mia pelle
l'ombra di un pianto alla nostra fortuna
Il 3 ottobre 2013 si rovescia e affonda al largo di Lampedusa un barcone con a bordo più di cinquecento migranti. I morti accertati sono oltre trecentocinquanta, in prevalenza giovani e giovanissimi, bambini. Daniele, su Facebook, risponde al post di Martina che scrive: “Lutto nazionale”. “Ah ah ah ah ah ah, l'Italia mi fa proprio ridere. Ci vorrebbe un bel colpo di stato, cinquecento valorosi che sparano all'impazzata, nel giro di un'ora l'Italia cambia da così a così. L'Italia agli italiani!” Martina si sente in dovere di specificare: “Ok, ok. [Faccina che ride] Ok, però mi fanno ridere comunque. Perché non fare lutto nazionale per la strage del bus, farlo per dei clandestini...Poverini perché son morti, ok, ma tutti quelli che vivi si piantano qui, fanno dieci figli e vengono mantenuti dallo stato?” Post di qualche giorno dopo, di un altro: “Ok, adesso mi date del razzista ma dico solo che questi devono stare a casa loro. Vengono qui e minacciano la nostra sicurezza e non puoi più uscire di casa, il lavoro della nostra gente... Se entrano in casa tua e minacciano tua figlia? No, io non ce l'ho una figlia ma tu ce l'avrai una figlia.” La nostra gente è un tema che va per la maggiore; meglio loro che la nostra gente, difendere la nostra gente, la mia gente in contrapposizione oggi a chi arriva dal mare e ha la pelle scura. Ieri i terroni o gli ebrei, domani...vedremo. Nasce il gruppo aperto su Facebook “Centotrenta bocche negre in meno da sfamare”. Tra i primi commenti: “Sono morti 130 negri: non me ne frega un cazzo!” La pagina razzista “Fuori tutti gli immigrati dall'Italia”, almeno 5000 fan, che si propone “di combattere contro l'oppressione multietnica”, esplode di commenti all'indomani della strage, alcuni anche all'indirizzo del ministro Kyenge. Ad esempio: “Brutta testa di cazzo di una...casomai sono loro che devono omaggiare noi per avergli dato la possibilità di mettere le loro luride facce puzzanti di piscio sul suolo italiano...ma qui siamo deficienti? Dovrebbero andarsene tutti, se non ci fossero molte regole io stesso darei fuoco ai barconi...che skifo! [con la kappa]” L'amministrazione di Facebook mi risponde dopo un paio di giorni riguardo alla segnalazione che ho fatto del gruppo “Centotrenta bocche negre in meno da sfamare”: “Gentile utente, abbiamo verificato la tua segnalazione e il gruppo non è stato chiuso. Verifica meglio e segnalaci eventualmete post e immagini che siano in violazione delle regole di Facebook.” La mia segnalazione era partita dalla foto del cadavere di un giovane uomo di colore che galleggia a faccia in giù nel mare. Il commento alla foto era: “E adesso chi pulisce?”
Dormi, bimbo mio bello
insieme agli altri sul fondo del mare
veglia sui giorni di tuo fratello
che quella notte ti ha visto sparire.
E questo cielo vuoto di stelle
bruci per sempre nel mio dolore
per la tua assenza, della mia colpa
col mio permesso ti ho visto partire.
mercoledì 1 ottobre 2014
Anadrammi 6
MATTEO RENZI =
TENTI, MA ZERO.
Ci tenta, effettivamente, il cazzaro di Pontassieve;
se non ci riuscirà, si prevede per lui un avvenire come monaco buddista:
MATTEO RENZI =
ROTTAME ZEN.
Da rottamatore a rottame. Potrà così, finalmente e nella massima calma spyritüale, adempiere all'augurio rivoltogli a gran voce da i' popolo: DATTI FOHO!!!
domenica 28 settembre 2014
Avrebbe
Avrebbe continuato a scrivere canzoni, o forse no. Magari si sarebbe rotto i coglioni. Magari avrebbe fatto una vincita di quelle sode a qualche gioco o ai cavalli.
Avrebbe trovato un modo per gabbare la luna; avrebbe girato per città improbabili e per ancor più improbabili stazioni dove fermarsi senza amici e senza amore. Sarebbe rimasto in una Roma che non era più Roma e che, forse, non lo era mai stata; o sarebbe tornato in una Livorno dissolta in qualche bizzarro e difficile sogno. Ogni qual tanto lo avrebbero visto in Stoccolme disassate, in Tokyo rarefatte e somiglianti a Colleferro, in Milani calcinati dal sole, in Parigi volgari e bambine.
Sarebbe, naturalmente, morto. Altrettanto naturalmente sarebbe risorto, ma senza l'ombra di croci. Si sarebbe bevuto vini portentosi, dentro a qualche fosso e con il solito male al fianco. Avrebbe amato una terza donna, ma stavolta mora, bassa e tutt'altro che snella. Avrebbe cercato di dare una mano a tutta una serie di Darii di Livorno, magari pure a qualcuno che si chiamava Marcello Lonzi. Avrebbe prestato lui il Black & Decker per fare teste di Modigliani, teste di ponte, teste di cazzo. Avrebbe visto il Livorno in serie A.
Avrebbe avuto, tutti assieme, un tassì alla porta, una frittata di cipolle e un mazzo di fiori freschi. Avrebbe visto che bisogna morire per essere un po' cacati, non dico tanto: solo un po'. Avrebbe visto com'è facile diventare miti a buon mercato, antologie, premi canori, cover; e avrebbe mandato tutti quanti in culo.
Avrebbe preso quella giornalista che gli aveva previsto di diventare il cantante fabbricato scientificamente per il 1962 e l'avrebbe tirata giù, con gioia non solo sua, dal viadotto di Calignaia. Si sarebbe aggirato qualche notte sul porto o nella piazza con la statua. Qualche stratagemma lo avrebbe trovato, qualche stratagemma per abituare la solitudine a convivere con gli spostamenti ventosi di umori paralleli ed altrimenti mal conciliati.
Avrebbe compiuto, oggi, ottant'anni, Piero Ciampi. Non li ha compiuti. Qualcuno dice che s'è fermato prima, allo stesso numero di un famoso motociclista. Si mette in moto, e si va.
martedì 23 settembre 2014
Guardarsi il cuore
Tre anni fa, giusto a quest'ora, non potevo scrivere nulla, né su questo blog e né altrove. Stavo in ospedale, completamente nudo a letto in una
unità di terapia intensiva coronarica, con attaccati addosso tubi,
tubicini, monitor, elettrocardiografi e quant'altro. Poche ore prima,
nella notte, ero cascato in terra morto; dopo pochi secondi, però, Sua
Maestà degli Inferi aveva deciso di rimandarmi indietro. Si vede che non
gli garbavo.
Appena arrivato in ospedale, con l'ambulanza, manco mi avevano fatto passare dal "via": direttamente in sala a operarmi per una cardioversione e angioplastica, con impianto del primo stent. Poi dritto in UTIC.
Pochi giorni dopo, eccomi pronto per il secondo stent ("la novella dello stent", come la chiamavo in quei giorni). Qui comincia questa storia, mettiamola così.
Per farsi impiantare uno stent si ha una sola scelta: o star girati di qua, o star girati di là. Distesi non si può stare; bisogna poggiare su un fianco. Star girati di qua vuol dire dare le spalle ai monitor, e non vedere quel che combinano i due cardiochirurghi che ti hanno in mano.
Star girati di là, invece, vuol dire vedere i monitor. Vuol dire vedere il sondino che ti entra dentro e ti percorre. Vuol dire vedere come sei fatto dentro, ma non con una statica e anodina radiografia: lì vedi tutto vivo. Vedi le cose che si muovono a una distanza brevissima da te, ma dentro un abisso che è imperscrutabile. Vedi il cuore, il tuo cuore, che batte.
Tutto questo, ovviamente, se si sceglie di non ricorrere a una pur blanda anestesia. Io la rifiutai. Ti avvertono sempre che un piccolo margine di rischio c'è sempre, di non preoccuparsi e che tutto andrà benissimo; però non c'è nulla da fare. Io odio morire nel sonno e desidero, se possibile, morire da sveglio. Poi, chiaro, sarà quel che sarà.
Mi fu chiesto, poi, se volessi stare girato di qua o di là. La maggior parte dei pazienti sceglie di qua, perché vedersi dentro sembra facile, ma non lo è affatto. Io mi dissi, invece, che un'occasione del genere non mi sarebbe mai più ricapitata (speriamo): il Venturi che vede com'è fatto Riccardo dentro.
Guardarsi il cuore, ma non con le solite metafore a base di un "cuore" che non esiste, e che in realtà risiede esclusivamente nel cervello. Guardarselo, invece, fisicamente e in modo meravigliosamente prosaico. Guardarsi la pompa che batte da prima dell'uscita dalla vagina e che cesserà di farlo definitivamente al momento dell'entrata nel Vastissimo Nulla. Scelsi, insomma, di stare girato di là e del tutto sveglio. Uno dei due cardiochirurghi scosse la testa con una specie di sorriso che si intuiva da dietro la mascherina.
Cominciarono così quei 40 minuti. Del tutto in silenzio, totale, ascoltando solo le istruzioni che si davano a vicenda i due chirurghi, e i loro commenti. Osservare il progresso della sonda dentro me stesso, il cuore che batte, gli altri organi tremolare mollicci, il rilascio dello stent. Osservare, per la prima volta, la propria vita, sia pure filtrata da un'apparecchiatura. Curioso come non si sa cosa, come se fossi stato dentro al sommergibile del Viaggio allucinante.
Mentre guardavo, dovendo stare rigorosamente zitto, decisi che ci voleva una colonna sonora. Da cantarsi, per forza, soltanto con la mente. E, nella testa, si formò una musica.
Alla fine dell'intervento, i due cardiochirurghi mi fecero dei complimenti non di prammatica. Dicendo che avevano visto poche volte non solo un paziente così calmo e rilassato, ma anche curioso. Mi chiesero che impressione mi aveva fatto, e risposi piano piano che non mi riusciva di dirlo; era vero. Non mi riesce tuttora di dirlo, e forse non mi riuscirà mai. Poi uno dei due mi chiese che avevo pensato; e gli dissi, una musica.
"E che musica?", mi chiese; "La "Ciaccona" di Lulli", risposi. "La Ciacché...?" La Ciaccona, e mi misi pianino a intonarla come potevo. La conoscevo da un film dove c'era, "Tutte le mattine del mondo", che poi è la storia di un altro musicista coevo di Lulli, Marin Marais. Con Gérard Depardieu. Se proprio dovevo andarmene, me ne sarei andato con un gran pezzo di musica barocca; siccome non me ne sono andato, eccomi a pagare una parte del debito a quel fiorentino nato sul Lungarno Vespucci e fattosi francese. Con la sua musica mi sono guardato il cuore.
Appena arrivato in ospedale, con l'ambulanza, manco mi avevano fatto passare dal "via": direttamente in sala a operarmi per una cardioversione e angioplastica, con impianto del primo stent. Poi dritto in UTIC.
Pochi giorni dopo, eccomi pronto per il secondo stent ("la novella dello stent", come la chiamavo in quei giorni). Qui comincia questa storia, mettiamola così.
Per farsi impiantare uno stent si ha una sola scelta: o star girati di qua, o star girati di là. Distesi non si può stare; bisogna poggiare su un fianco. Star girati di qua vuol dire dare le spalle ai monitor, e non vedere quel che combinano i due cardiochirurghi che ti hanno in mano.
Star girati di là, invece, vuol dire vedere i monitor. Vuol dire vedere il sondino che ti entra dentro e ti percorre. Vuol dire vedere come sei fatto dentro, ma non con una statica e anodina radiografia: lì vedi tutto vivo. Vedi le cose che si muovono a una distanza brevissima da te, ma dentro un abisso che è imperscrutabile. Vedi il cuore, il tuo cuore, che batte.
Tutto questo, ovviamente, se si sceglie di non ricorrere a una pur blanda anestesia. Io la rifiutai. Ti avvertono sempre che un piccolo margine di rischio c'è sempre, di non preoccuparsi e che tutto andrà benissimo; però non c'è nulla da fare. Io odio morire nel sonno e desidero, se possibile, morire da sveglio. Poi, chiaro, sarà quel che sarà.
Mi fu chiesto, poi, se volessi stare girato di qua o di là. La maggior parte dei pazienti sceglie di qua, perché vedersi dentro sembra facile, ma non lo è affatto. Io mi dissi, invece, che un'occasione del genere non mi sarebbe mai più ricapitata (speriamo): il Venturi che vede com'è fatto Riccardo dentro.
Guardarsi il cuore, ma non con le solite metafore a base di un "cuore" che non esiste, e che in realtà risiede esclusivamente nel cervello. Guardarselo, invece, fisicamente e in modo meravigliosamente prosaico. Guardarsi la pompa che batte da prima dell'uscita dalla vagina e che cesserà di farlo definitivamente al momento dell'entrata nel Vastissimo Nulla. Scelsi, insomma, di stare girato di là e del tutto sveglio. Uno dei due cardiochirurghi scosse la testa con una specie di sorriso che si intuiva da dietro la mascherina.
Cominciarono così quei 40 minuti. Del tutto in silenzio, totale, ascoltando solo le istruzioni che si davano a vicenda i due chirurghi, e i loro commenti. Osservare il progresso della sonda dentro me stesso, il cuore che batte, gli altri organi tremolare mollicci, il rilascio dello stent. Osservare, per la prima volta, la propria vita, sia pure filtrata da un'apparecchiatura. Curioso come non si sa cosa, come se fossi stato dentro al sommergibile del Viaggio allucinante.
Mentre guardavo, dovendo stare rigorosamente zitto, decisi che ci voleva una colonna sonora. Da cantarsi, per forza, soltanto con la mente. E, nella testa, si formò una musica.
Alla fine dell'intervento, i due cardiochirurghi mi fecero dei complimenti non di prammatica. Dicendo che avevano visto poche volte non solo un paziente così calmo e rilassato, ma anche curioso. Mi chiesero che impressione mi aveva fatto, e risposi piano piano che non mi riusciva di dirlo; era vero. Non mi riesce tuttora di dirlo, e forse non mi riuscirà mai. Poi uno dei due mi chiese che avevo pensato; e gli dissi, una musica.
"E che musica?", mi chiese; "La "Ciaccona" di Lulli", risposi. "La Ciacché...?" La Ciaccona, e mi misi pianino a intonarla come potevo. La conoscevo da un film dove c'era, "Tutte le mattine del mondo", che poi è la storia di un altro musicista coevo di Lulli, Marin Marais. Con Gérard Depardieu. Se proprio dovevo andarmene, me ne sarei andato con un gran pezzo di musica barocca; siccome non me ne sono andato, eccomi a pagare una parte del debito a quel fiorentino nato sul Lungarno Vespucci e fattosi francese. Con la sua musica mi sono guardato il cuore.
Ma un altro, e più importante debito, lo devo a quei due giovani
chirurghi di cui non so nemmeno il nome. Lo devo alla loro perizia, alla
loro bravura. Lo devo a chi ha inventato quelle apparecchiature e gli
stent. Lo devo a chi le sa usare non in teoria, ma sulla carne viva e
dentro di essa. Lo devo non al divismo o ai miracoli, ma alla scienza
medica. E lo devo, infine, alla sanità pubblica per la quale due
interventi e tre anni di terapia di controllo, coi relativi farmaci, non
mi sono costati neanche un centesimo. A gratis come l'immortale musica
di Lulli.
Quei tre anni terminano oggi.
Della Ciaccona di Lulli avevo già parlato, oltre un anno fa, ma da un'altra angolatura; parlarne così lo avevo rimandato, invece, a data da destinarsi. I debiti si pagano quando, oltre al debito, si salda tutta una serie di storie che si intrecciano.
Esattamente come mi corre l'obbligo di ringraziare Marco Valdo M.I. per le cose che scrisse tre anni fa, in un altro luogo. Non le ho dimenticate. Non le dimenticherò.
Quei tre anni terminano oggi.
Della Ciaccona di Lulli avevo già parlato, oltre un anno fa, ma da un'altra angolatura; parlarne così lo avevo rimandato, invece, a data da destinarsi. I debiti si pagano quando, oltre al debito, si salda tutta una serie di storie che si intrecciano.
Esattamente come mi corre l'obbligo di ringraziare Marco Valdo M.I. per le cose che scrisse tre anni fa, in un altro luogo. Non le ho dimenticate. Non le dimenticherò.
lunedì 22 settembre 2014
Terribile complotto giudo-bergo-pornografico scoperto da Riccardo Venturi alla stazione di Rifredi.
Quella che vedete sopra è la stazione di Firenze-Rifredi.
A prima vista sembrerebbe una normalissima, ancorché per nulla amena o ridente, stazione secondaria di una qualsiasi città; niente, insomma, lascerebbe presagire gli accadimenti di cui sono stato involontario protagonista alcuni giorni or sono.
Avendo deciso di passare il fine settimana in una città del nord, avevo lasciato -al momento della partenza- l'autovettura nelle vicinanze dello scalo ferroviario; e così ho fatto. Al ritorno, avviandomi a riprendere l'automezzo. ho notato, sul lunotto anteriore tenuto fermo dai tergicristalli, un foglio.
Ho pensato naturalmente, sulle prime, che si trattasse di una contravvenzione, e stavo già per mettere in moto i mòccoli d'ordinanza; senonché mi sono accorto quasi subito che di una multa non si trattava affatto.
Era, invece, un foglio di normale carta formato A4, stampato da un lato (quello immediatamente visibile dall'esterno) con il programma di un recente congresso medico con tanto di Instructional Courses (ciò che ora gli addetti traducono Corsi Istruzionali), Free Paper Sessions ("Sessioni Carta Libera") e Round Tables. Non appena ho letto quel che era scritto sul retro, invece, mi sono ritrovato in preda a sudorini addiaccianti.
Un testo, scritto con la penna biro, in cui mi si informava di un pericolosissimo complotto internazionale. Terrorizzato sì, e in preda ad angosciosi interrogativi: perché proprio la mia macchina, in mezzo a tante altre parcheggiate, era stata scelta dall'anonimo disvelatore? Perché proprio la stazione di Rifredi? Al contempo, mi sono chiesto che cosa fosse opportuno fare: se non rivelare a nessuno ciò di cui ero stato fatto partecipe, oppure se informare il mondo del pericolo che incombe. Ho optato per la seconda ipotesi; nella foto sopra è possibile vedere il documento originale adagiato sulla mia bisunta tovaglia di cucina.
Trascrivo quindi fedelmente il testo, rispettando la configurazione maiuscole/minuscole:
David Icke sostiene che Gesù non è mai esistito.
Tutta ebraica è la stampa pornografica che insozza l'Europa. CRAXI ERA L'AMANTE DELL'EDITRICE DI STAMPA PORNOGRAFICA ADELINA TATTILO. - L'ebreo Hugh Hefner è l'editore del periodico pornografico "Playboy" - L'uomo PIU' POTENTE DEL MONDO È IL BANCHIERE EBREO DAVID ROCKEFELLER - Bergoglio è frocio.
L'attuale presidente del "Congresso mondiale degli ebrei" è il gangster ebreo-canadese Edgar Bronfman il quale è il proprietario della "Seagram" (la fabbrica di alcoolici più grande del mondo). - Bergoglio è omosessuale.
BERGOGLIO DICHIARO' CHE LA VIVISEZIONE DEGLI ANIMALI È NECESSARIA E INDISPENSABILE PER IL PROGRESSO DELLA SCIENZA MEDICA - BERGOGLIO È FAVOREVOLE ALLA VIVISEZIONE DEGLI ANIMALI. I VESCOVI CATTOLICI SONO SEMPRE A CACCIA DI BAMBINI DA INCULARE. BERGOGLIO SODOMIZZO' DONNE E BAMBINI.
I negri e gli arabi sono sempre a caccia di bambini da sodomizzare.
GLI EBREI UTILIZZANO LA PORNOGRAFIA PER DISTRUGGERE LA CIVILTA' CRISTIANA.
Gasp.
A pensarci bene, però, meglio che tale terrificante documento sia finito in mano mia.
Pensate, ad esempio, se dalla stazione di Rifredi fosse passato Magdi Cristiano Allam e si fosse impossessato del foglio.
Oppure se il foglio fosse stato depositato sul parabrezza dell'autovettura di un giornalista di "Libero". Mi sarei visto già il titolone.
A pensarci bene, però, meglio che tale terrificante documento sia finito in mano mia.
Pensate, ad esempio, se dalla stazione di Rifredi fosse passato Magdi Cristiano Allam e si fosse impossessato del foglio.
Oppure se il foglio fosse stato depositato sul parabrezza dell'autovettura di un giornalista di "Libero". Mi sarei visto già il titolone.
venerdì 19 settembre 2014
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