La Rete Asociale di Riccardo Venturi. Il blog sotterraneo di uno che sta in un sottosuolo con un gatto. "Da cose a caso sparse la struttura bellissima del cosmo." (Eraclito)
"Sono responsabile per le 42 persone salvate in mare, che non ce la fanno più. La loro vita viene prima di ogni gioco politico."
La "cronaca" la leggerete e la guarderete in queste ore, se non lo state già facendo, su giornali, tv, media, pagine Facebook, altri "media": ce ne sono di tutti i tipi. Così saprete che, stamani, Carola Rackete ha forzato il "blocco" a Lampedusa, con la Sea Watch, ha fatto sbarcare i 42 migranti che aveva a bordo ed è stata immediatamente arrestata per il reato di "resistenza o violenza a nave da guerra" (che prevede fino a 10 anni di carcere).
Povera nave da guerra. E' tutta una violenza. A Lampedusa, mentre molti manifestavano in solidarietà con la Capitana, c'era pure un gruppetto di leghisti -guidati dall'ex sindaca Angela Maraventano. La quale dichiarava (anzi berciava, come sembra): "Vergognatevi! Siete i complici degli scafisti. Questa è la mia isola e voi la state invadendo. Fate scendere i migranti ma la capitana deve essere arrestata immediatamente. L'Italia questa sera è stata violentata."
Povera nave da guerra. E povera isola della leghista sicula, così "violentata" assieme all'Italia intera. Uno stupro di massa perpetrato da una ragazza tedesca al comando di una nave che va a salvare delle persone in mezzo al mare, una delle prime leggi elementari dell'Umanità. Povera "guardia di finanza", la cui motovedetta rischia di essere schiacciata da una nave che sta cercando di attraccare in un porto: un reato gravissimo. Tipo quello della "nave da guerra" italiana, tale corvetta "Sibilla", che il 28 marzo 1997, giorno del Venerdì Santo, schiacciò giustappunto una carretta albanese carica di 120 profughi, la Katër i Radës, mentre cercava di attraccare in un porto italiano, un porto di questo paese così violentato. E ci riuscì benissimo, la "Sibilla", la nave da guerra: 81 migranti morti. Grazie al blocco navale allora decretato, si badi bene, dal governo di Romano Prodi. "Katër i Radës", il nome della nave che non resistette alla nave da guerra, significa: "Battello in rada".
Di fronte a tutta questa cieca violenza nei confronti della nave da guerra, dell'isola della Maraventano (Lampedusa è sua, se non lo si fosse capito: infatti è nata a San Benedetto del Tronto, e si fece notare, nel periodo in cui era sindaca, per la proposta di annettere Lampedusa alla provincia di Bergamo) e dell'Italia intera si potrebbero dire tante cose. Ma ora come ora non credo sia il caso. Ne bastano due, molto semplici.
La prima è che Carola Rackete va nelle galere di uno stato fascista, guidato da un bambino che gioca nella vasca con le paperette e che fa la collezioncina di felpe e divise di ogni tipo mentre si prepara gli spaghetti col sugo Star. Uno stato fascista e oramai del tutto disumano, come disumano è il crasso consenso che riscuote. Carola va in galera, infatti, proprio in nome dell'Umanità superstite, ferita, sconciata, derisa, incarcerata; ma esiste ancora e forza i blocchi.
La seconda potrebbe essere riassunta con una sola parola. Ma non la dico. Coraggio, Carola, du hast wohl getan.
Le inevitabili premesse sono: a) che, come sempre, non sono andato a "votare" per le "elezioni europee" e roba del genere; b) che sono profondamente convinto, come messo in luce e ribadito da tanti, che tutte le percentuali che comunque ne sono venute fuori sono in realtà percentuali di percentuali (il famoso 34% di Salvini è il 34% del 68%, ad esempio); c) che, per me, tutte le feste di "repubbliche" con annesse sfilate e parate militari potrebbero tranquillamente finire nel cesso dimenticatoio assieme alle relative repubbliche, "costituzioni", "elezioni" e quant'altro.
Detto questo, mi ritrovo davanti (grazie a Autolesionistяа) ad un'immagine del genere, scattata davanti ar Colossèo durante la festa della repubblica del due giugno. Esiste, cioè, un cinque o sei per cento del sessantotto per cento che sono andati a votare per tale "giorgia meloni" e per il suo raggruppamento di fratelli d'itàglia, tra i quali gli autori dello striscione raffigurato nella foto.
Ora, alcuni -e forse a ragione- li definiscono una mànica di fascisti. Come tutte le màniche di fascisti che imperversano attualmente in questa repubblica, hanno attualmente un gran successone e non v'è da stupirsene affatto; né tantomeno che lo abbiano in quartieri proletari e/o in città storicamente "rosse" come Pisa, Livorno o Piombino (dove, addirittura, sta per essere eletto sindaco un candidato proprio dei suddetti fratelli d'itàglia).
Detto questo, bisognerebbe però avere presente la giorgiamelòni. E i suoi accoliti. Bisognerebbe, e il condizionale è d'obbligo. Immaginarla come amazzone guerriera, che so io. No peace, no love. Immaginarla a capo delle forze armate che piacciono tanto a' su' fratelli d'itàglia. Immaginarla in tenuta da combattimento; immaginarla mentre difende eroicamente la nazione dalle 'nvasioni, giòvine e ardita pulzella non seconda a Giovanna d'Arco.
Bisognerebbe, appunto; ma dubito che, in fondo, servirebbe a qualcosa nell'attuale idiocrazia itagliàna, dominio del ridicolo. E' per l'appunto il ridicolo che è pericolosissimo; molto più del fascismo. E è del tutto trasversale.
A volte si ritirano fuori vecchie foto, senza un perché e senza un percome. Si ritirano fuori e basta.
A rigore, questa è la fotografia di una fotografia. Non ho né uno scanner, né altri marchingegni del genere. Ho sempre la mia (oramai antidiluviana, credo) fotocamerina digitale, che mi basta e mi avanza; quindi, per riprodurre la foto che si vede qua, l'ho fotografata.
La foto, quella originale, è dell'estate del 1948; una volta, spesso, con la matita si usava scrivere la data o l'anno di una fotografia.
Vi si vedono tre donne, una bambina e un somaro mentre salgono su per un ripido sentiero da una spiaggia deserta. Si immagina facilmente il sole a picco.
Siamo all'Isola d'Elba, su una delle sue pietraie della parte occidentale. D'estate, il sole non è uno scherzetto in quei posti là. Ci sono delle località che hanno nomi evocativi da quelle parti: quando uno si ritrova a Seccheto, al Forno, a Sassomorto o a Bollecaldaie penso che non vengano in mente verdi prati, ombrose frasche o chiare, fresche e dolci acque.
Le tre donne, la bambina e il somaro stanno invece risalendo da un posto, quello con la spiaggia, che si chiama Fonza. Non so da che cosa venga questo nome; ma, come quasi tutti quelli di quella zona dell'Elba, ha il suo gemello, o comunque un nome assonanzato, in Corsica. La Corsica, la sorella più grande, è lì davanti.
La donna all'estrema destra della foto è mia nonna Maria, nata a Portoferraio lo stesso giorno in cui, a cento metri di distanza, moriva l'anarchico Pietro Gori. I famosi capricci del destino, come si dice. E' morta la vigilia di Natale del 2000. Nella foto aveva trentasette anni; era vedova da due anni dopo che s'era sposata. Mio nonno, suo marito, si chiamava Francesco, come poi mio fratello. Lavorava alle acciaierie di Portoferraio, morì sul lavoro nel 1935 preso in pieno da un carrello di una tonnellata di peso, mentre era su una passerella.
La donna al centro è mia zia Clara, nata il 14 agosto 1927 a Marina di Campo, grande raccoglitrice di caffettiere, di ricette e di strofe popolari che trascriveva in dei quaderni. Nel 1972, quindi non più da ragazza, si comprò un motorino "Ciao" per andare a lavorare; da allora fu soprannominata "Ago", come Giacomo Agostini, il famoso motociclista. La chiamavano anche "la Fiorina" per la sua abilità nel coltivare fiori e piante; seminava, tra le altre cose, un basilico in delle vecchie tinozze di latta riempite di terra, che faceva delle foglie di una grandezza mai vista. E' morta il 13 luglio del 2014, con la testa che oramai batteva la campagna. Nella foto ha ventuno anni.
La ragazza è mia madre. Si chiama Luciana. E' nata il 16 ottobre del 1933 e è ancora viva, anche se non sta punto bene. Nella foto ha quindici anni, ha il cappello più grande e, anche se sta un po' piegata, si vede chiaramente che è altissima. Così si capisce "da chi ho preso", e anche quel che mi dicevano sempre da piccolo: "Verrà più alto di zio Fausto". Questo zio Fausto, che ho fatto appena in tempo a conoscere, era alto un metro e ottantadue e doveva essere il gigante di famiglia; l'ho passato di una decina di centimetri e rotti, in effetti.
La bambina non so chi sia, e mia madre non se lo ricorda.
Il somaro si chiamava Gustavo. Le tre donne e il somaro hanno il capo coperto, come si conviene. Il somaro era pienamente uno di famiglia, e giustamente gli hanno coperto il capo con una specie di cappello da gondoliere. Sicuramente anche un po' per scherzo, per fargli la fotografia. Qualcuno la deve aver fatta, quella fotografia, e chissà chi sarà stato. Non erano tempi di "selfie". Un po' per scherzo, ma un po' anche per non fargli scottare il capo, povera bestia.
Nessuna lo monta, nonostante l'erta sotto il sole. Nemmeno la bambina, che peraltro è l'unica a capo scoperto (o almeno così sembra dalla foto). Questo non è uno scherzo: è un atto di rispetto per un animale che faticava. Come un somaro, appunto.
Sembra una specie di occasione di festa, o di svago. Le tre donne e la bambina sono vestite abbastanza bene, con proprietà. Mia madre, un'adolescente, si tiene un po' la sottana del vestito che sembra svolazzare al vento. Doveva essere un vento secco e bollente; non lo scirocco. Lo scirocco non fa respirare, porta nuvole grasse e puzzolenti di formaggio e ti fa passare la voglia di fare qualunque cosa.
Tre donne, una bambina e un somaro, un giorno d'estate di settantuno anni fa.
A Fonza, in realtà, ci stavano di casa. Quattro anni prima, una mattina di giugno dove lo scirocco, e di quello peso, invece c'era, si erano viste un intero sbarco alleato in casa; tra tutti i posti per lo sbarco, le forze francesi comandate dal generale vandeano De Lattre De Tassigny avevano scelto il posto dove abitava la mia famiglia: l' Opération Brassard.
Il filmato per le United News mostra tutto lo sbarco a Fonza del 17 giugno 1944. Vi si vede la stessa spiaggia e la stessa erta percorsa quattro anni dopo da quelle tre donne, dalla bambina e dal somaro. A 13'27" del filmato si cominciano a vedere spesso la casa e il magazzino della mia famiglia, che furono ovviamente requisiti. Vi si vedono le forze francesi, composte prevalentemente da tirailleurs marocchini e senegalesi; così, se vi capiterà di fare un giro al cimitero vecchio di Marina di Campo, quello di San Mamiliano, capirete perché c'è un monumento ai caduti con una scritta in arabo che dev'essere un versetto del Corano. Mia nonna, quella all'estrema destra della foto con le due ragazze, la bambina e il somaro, tirò una secchiata piena d'acqua in testa a un soldato senegalese che, diciamo, le aveva messo un po' gli occhi addosso. Se la vide brutta. Comunque, anche a Marina di Campo e dintorni nacquero due o tre bambini con la pelle scura, come nella canzone napoletana Tammurriata Nera.
A 14'09" del filmato si vede il magazzino di casa mentre vi viene issata la bandiera francese. Mia madre, che per tutta l'occupazione, alta e bionda com'era, era stata letteralmente sfamata da un soldato tedesco che la aveva presa a benvolere, si ricorda che mio zio Ulisse (all'epoca ventottenne) aveva aiutato i soldati a tirare su la bandiera; ma nel filmato non si vede.
Sono solito dire che non tutti possono dire di avere avuto un intero sbarco alleato in famiglia; anzi, proprio in casa. La casa, il magazzino e il terreno di Fonza sono stati venduti nel 1961 a degli industriali di Biella, che ci si fecero la villa al mare. Io ci sono stato pochissime volte, anche da ragazzo; c'era una stradaccia orrenda che spaccava qualsiasi macchina si azzardasse a percorrerla. La vedo sempre da Galenzana, quando ci vado; sta proprio là davanti, dall'altra parte del golfo. Con la vendita di Fonza fu costruita la casa al Formicaio.
Quattro anni dopo lo sbarco, in un dopoguerra, tre donne, una bambina e un somaro con il cappello da gondoliere salivano per quelle ripe, su verso il Monte Tambone, in una giornata d'estate piena. Mi mancavano ancora parecchi anni a nascere; sono del 1963. Nella fotografia, a parte mia madre e (forse e lo spero) la bambina, sono tutti morti.
A volte si ritirano fuori le vecchie foto. Non c'è un motivo, non c'è nessun anniversario, non c'è un'occasione speciale, non c'è nemmeno l'impeto dei ricordi. Non ci potrebbe del resto essere, dato che non c'ero. Solo una fotografia, né più e né meno.
Lo so che non c'è un accidente di niente da quell'altra parte. C'è solo il Vastissimo Nulla dove non ci sono più né l'Adesso, né il Qui.
Però, Paolo, mi piace immaginare che ora gliele suoni.
Gliele suoni quelle divine aule, glieli suoni quegli immensi spazi, gliele suoni quelle eteree navate di nubi. Come facevi con una stanza qualsiasi. La suonavi.
Niente arpe. Scotch da pacchi trasparente. Scratch, scratch, scratch ritmico. Prendi la canna e gliela sberci roteandola. Una sèggiola, levi i tappini dalle zampe e giù di perepééééé. Cuscini sbattuti. Clangori di suppellettili. Piattacci rotti di batterie da balera sbattuti per terra. Altro che arpe celestiali. Musica! Musica con tutto quanto, con gli oggetti, con le stanze.
No, certo che non esiste, che è un'invenzione di chissacchì. Pero mettiamo che arriva pure il sig. Padreterno: allora a lui non gliele suoni. Gliele canti. Gli canti "Ho visto un re". Così lo fai scappare.
E poi ripigli lo scotch, le sèggiole, i piattacci, 'gniòsa. E giù come prima. E quel Vastissimo Nulla, d'improvviso, si riempie.
Cari amici Terrapiattisti, che così tanto successo state avendo in questi ultimi tempi, secondo me vi sbagliate. La Terra, infatti, non è piatta, e smettetela con queste sciocchezze: la Terra è quadrata, ecciollepròve.
La prima (e più importante) prova, è che mi sono rotto i quadriglioni di girare da vent'anni e rotti per l'Internet e di non avere creato niente a parte un blogghino sperduto nel nulla. Ho quindi deciso, finalmente, di dare inizio a qualcosa di veramente importante, per il quale la presente data del 13 maggio 2019 e questo post verranno ricordati per l'eternità. Il resto delle prove, per ora, non lo dico; a parte una, che attiene all'ovvietà delle cose. Di uso comune sono espressioni come "ai quattro angoli del mondo" o "ai quattro lati della terra", e ditemi un po' voialtri se avete mai visto una sfera con gli angoli e i lati. Un po' di buonsenso, suvvìa; che la Terra sia quadrata lo dice la voce di' pòpolo, e i' popolo ha sempre ragione. Anche voi Terrapiattisti, del resto, dalla rotondità non vi staccate affatto: la Terra sarà anche piatta, ma sempre rotonda la rappresentate.
Naturalmente, vorrei subito sgomberare il campo anche da ogni possibile accusa di antiscientismo, e di attentato alla geometria. So bene che la Terra non è propriamente "quadrata", bensì cubica; così come gli esecrandi Terrarotondisti in maggioranza sanno bene che in realtà, secondo loro, sarebbe sferica. Ma si tratta di comuni denominazioni di comodo, ove la geometria piana prevale nel sentimento popolare su quella solida. Così come "rotonda" equivale a "sferica", "quadrata" equivale a "cubica". Potrei al limite accettare la vostra tesi, cari Terrapiattisti, se almeno dichiaraste che la Terra è piatta e quadrata, come uno di quei famosi piatti da cucina neri dell'IKEA. Potrebbe essere un compromesso accettabile. Ma sul Quadratismo della Terra non accetto contraddittori.
Come tutti voi saprete, l'incontrovertibile verità della Terra Quadrata viene nascosta ai suoi abitanti oramai da secoli, abbinata a tutta una serie di menzogne astronomiche frutto di complotti capillari e ben orchestrati. Uno di questi riguarda la cosiddetta "Luna". Sulla rotondità della luna non possono esistere dubbi, dato che tutti noi la vediamo in cielo ogni sera, mirabile esempio di geometria cosmica che fa girare un cerchio attorno a un cubo. Ma la Luna, lei sì, è in realtà piatta. Non esiste nessuna "faccia nascosta"; nascondersi la faccia ammodino dovrebbero casomai farlo tutti coloro che hanno portato avanti, e continuano a diffondere, questa falsità.
Con gli amici Terrapiattisti, ai quali raccomanderei di trasformarsi all'istante (già da ora che sono a congresso a Palermo) in Lunapiattisti e di incamminarsi assieme a me sui quadrati destini del Pianeta, posso certamente condividere alcune appurate tesi complottistiche. Sono certamente d'accordo sul fatto che essersi fidati di un pisano, tale Galileo Galilei, sia stato un errore storico di cui ancora paghiamo le conseguenze; i lodevoli tentativi di Santa Madre Chiesa Cattolica & Apostolica di metterlo a tacere non hanno purtroppo sortito gli effetti sperati. Godevano, egli e quel suo sodale polacco che osò mettere in dubbio che il Sole girasse intorno alla Terra (Quadrata), di appoggi potentissimi, in grado di sconfiggere anche il Magistero della Chiesa; appoggi che si sono perpetuati nei secoli.
Da Copernico a George Soros, dal misterioso complotto Antiquadratista perpetrato da miriadi di pseudoscienziati, da una Chiesa oramai appiattita (ebbene sì!) sulle posizioni mainstream alla bieca senzadìo Margherita Hack, la Verità che viviamo sulla superficie di un cubo è stata sapientemente celata; ma è ora che, finalmente, essa torni alla luce di quel Sole che, piatto anch'esso, gira attorno al nostro perfetto Cubo.
Ora mi direte senz'altro, cari Terrapiattisti, che non avrei che da fare una cosa sola; perché lanciare questo decisivo manifesto del Terraquadratismo da un blog of the cabbage, che nessuno lo legge? Perché non ti fai la tua bella pagina Facebook, "La Terra è Quadrata!" (The Earth is Square!), entrando nel màgico mondo degli eventi, delle Amicìzzie, delle taggate, delle condivisioni e dei gruppi? Potresti così essere del tutto certo che, in men che non si dica, troveresti una marea di imbecilli che ti seguono a livello planetario, senza naturalmente calcolare tutti gli altri social che verrebbero investiti di riflesso. Dopo un po' parlerebbe di te anche "Repubblica" e ti farebbe scrivere gli articoli contro dai massimi scienziati italiani; diventeresti un fenomeno mondiale. Altro che blogghino!
Eh sì, lo so. Ma, debbo dirlo, io ho un temperamento fondamentalmente romantico. Mi piace poter pensare che la Verità della Terra Quadrata nasca (o rinasca) proprio da questo luogo sperduto nella Bloggosfera (la quale, va da sé, è anch'essa rigorosamente quadrata: la dittatura della Sfera ha invaso tutto!). Che la Verità si propaghi quindi goccia a goccia, poco a poco, per tramite di accessi casuali, di ricerche Google che da impostazioni tipo "scambio mogli mariti cuckold" o "risultati cricket India-Pakistan 1976" portano fino a qua (è successo!), di cosmica confusione come preconizzata dal saggio Eraclito.
Esiste, inoltre e purtroppo, il rischio che, sui predetti Social, qualcuno ci abbia già pensato; e che, in realtà, la Verità della Terra Quadrata già circoli abbondantemente. Insomma, come si suol dire, che io, col mio blogghino, sia in realtà arrivato èsimo. Se ne venissi a conoscenza, sappiate comunque che non demorderò. Andrò avanti, in tale caso, con un'altra possibilissima Verità: la Terra è Triangolare. E anche qui ci avrei le prove: il triangolo, come del resto lo stesso numero 3, non è da sempre simbolo della perfezione celeste? E la Santa Trinità? E lo chiamavano Trinità? E Trinitàpoli? E il Ponte a Santa Trìnita? Tutti simboli che non possono che riferirsi ad una sola cosa.
Ma anche qui, nel Quadrato Universo dei Social, potrebbe darsi che qualcuno ci abbia già pensato. Non resterebbe che attenersi alle fotografie della NASA, la quale ha ripreso (con foto sconvolgenti, ovviamente tenute top secret da complotti orchestrati da Donald Trump, Mao Tse Tung, Ho Chi Minh, Paolo VI, Luther Blissett, Santa Teresa di Calcutta, Santa Teresa di Gallura, Fabrizio Corona e dallo staff del Game of Thrones), la vera e indubitabile forma del nostro Pianeta, la quale fotografa al tempo stesso anche tutto quanto l'Universo dei Social Media :
Ma la Terra è quadrata, e comincia da qui il suo viaggio; sarà lungo e non ne vedrò la fine. Non gusterò il trionfo. A voi, oggi 13 maggio 2019, consegno questo Manifesto, che un giorno sarà Storia. Un felice giorno ci renderemo tutti, finalmente, conto di aver vissuto e di vivere su un Cubo, e qui vi lascio.
"Non ho potuto fare granché, a parte inculcargli qualche sano principio sulla pratica assidua dell'anarchia"." Armand Vandoosler "il Vecchio", per tramite di Fred Vargas.
"Quant'è vero che una discesa vista dal basso somiglia tanto a una salita." Dai "Pensieri di Pippo" .
"L'ottimista è colui che vede nella grandine una buona partenza per un mojito." Da un messaggio SMS del Pratile dell'anno CCXXIII.
"L'unica cosa più triste di un luna park vuoto sotto la pioggia è un luna park sotto la pioggia pieno di sbirri." Sandrone Dazieri.
"La vera pornografia è l'esercizio del potere."
Rocco Siffredi.
"Si resta affezionati alle proprie fantasticherie; diventano una parte di noi, sono nella memoria lunga. Ci son delle volte in cui, senza un motivo ed in un luogo qualsiasi, tornano alla mente. Ed allora si torna per un attimo ad aprire quella porta del faro di Palmaiola, chiusa da anni; si spolverano i mobili e le suppellettili, si verifica se le apparecchiature sono tutte in ordine, si aggiusta quella zampa di tavolino che cigolava e s'innaffiano i vasi di fiori che, chissà come, non appassiscono mai. Si dà un'ultima controllatina, si richiude la porta a tripla mandata e si torna alla legge di gravità. Ma tutto dev'essere pronto all'uso, sempre, in qualsiasi momento."
Risyart Vendtūr, enie syestā dănē săn gozăm mihkar, in tabāi mihkar ya săn brāmonāi mihkar; ya syestā dănē yasyi enhŭltig. Tāmā gozmăn, tāmā tabāin ya tāmā brāmonāin takveis mad, madne ya madsye udnŏmsyi pŏll. Ik rizkăv nyertenien va nyertăton.
Anvīssraz viyustāi mān perfīl pŏlen, kliki ap to perfīl in tŭlyan; emmeret nălebiez rhudăn in to, syestā gegrāb ik.
The Asocial
Riccardo Venturi, one who feels good with few people, in few places and with few things; and one who feels very good even alone. Anyway, he loves, used to love and maybe will even love so much all of these people, things and places. Here you find someone or something of them.
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Ο Aκοινωνικός
Ρικάρδος Βεντούρης, ένας που κάνει καλά με λίγο κόσμο, σε λίγους τόπους και με λίγα πράγματα, και που κάνει πολύ καλά μοναδικός επίσης. Εκείνον τον κόσμο, εκείνους τους τόπους κι εκείνα τα πράγματα, πάντως, τα αγαπάει, αγαπούσε κι ίσως θα αγαπάει πολύ. Εκεί βρίσκετε κανέναν ή κάτι τι.
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Stefano Tassinari, L'amore degli insorti
Thomas Stearns Eliot, Old Possum's Book of Practical Cats
Tudor Arghezi, Accordi di parole
Ugo Maria Tassinari, Fascisteria
Umberto Eco, Diario minimo
Valerio Lucarelli, Vorrei che il futuro fosse oggi. Ribellione, rivolta e lotta armata.
Valerio Marchi, Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio.
Virginia Woolf, A Room of One's Own
Vladimir Majakovskij, La nuvola in calzoni
Walt Whitman, Leaves of Grass
Wilhelm Mühs, Piccolo manuale di xenofobia
Juan Rodolfo Wilcock
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