martedì 18 dicembre 2012
Come dicono a Oxford, io mi ci pulirei il culo.
E' naturale che, da autentica puttana nazionalpopolare quale è diventato oramai da tempo, Roberto Benigni approdasse alla Costituzione in tivvù, mettendoci su il consueto spettacolino da audience milionaria. Gli ingredienti c'erano tutti, l'esegesi, l' "orgoglio italiano", Berlusconi. Pure il titolo gozzaniano, La più bella, come l' "isola non trovata" che a suo tempo fece fare un album a Guccini; già, perché oramai siamo arrivati, nella mortifera retorica in cui siamo riconosciuti campioni mondiali, all'estetica costituzionale. Le "carte fondamentali" si giudicano in quanto a "bellezza", non come serie di principi alla base di uno stato. Conta la "bellezza", non l'effettiva applicazione dei solenni proclami che vi sono enunciati; ma, ripeto, non deve stupire che un Benigni si presti a questa mistificazione che va avanti, oramai, da diverso tempo. Quella della "costituzione più bella del mondo"; ciò presupporrebbe in primo luogo che l'Italia dev'essere proprio un bello Stato, e che gli altri sono più brutti. Ma pensate un po'.
La Costituzione italiana, così tanto (e fintamente) "amata" specialmente da certa sinistra, è innanzitutto la costituzione di uno stato borghese in piena regola, con la gentile partecipazione dei comunisti del dopoguerra che, di lì a poco, sarebbero stati cacciati via a calci nel sedere dopo non aver mancato peraltro di amnistiare generosamente i fascisti e di inserire di peso, proprio in quella meravigliosa costituzione, il Concordato tra Mussolini e la Chiesa cattolica. Costituzione di uno stato borghese repressivo fin dai suoi albori, ma infiorettata con tanti bei princìpi che sono rimasti, tutti quanti e regolarmente, carta straccia. Sin dalla prima frase della "repubblica basata sul lavoro", passando per il "ripudio per la guerra" e per il "divieto della ricostituzione del Partito Fascista"; ma che dire della "promozione delle scienze e delle arti", in un paese dove la cultura è in una condizione comatosa, dove l'immenso patrimonio artistico crolla a pezzi, dove i fondi destinati a codesta "promozione" sono ridotti oramai all'osso e tagliati a ogni finanziaria, dove chi si occupa di scienza è costretto a emigrare?
Articolo 1: L'Italia è una repubblica fondata sulle spese militari. Perché quelle non vengono mai a mancare. Quelle sono "promosse" con entusiasmo. Quelle non vengono mai tagliate. Articolo 11: L'Italia ripudia i suoi cittadini, li strizza di tutti i loro averi erogando in cambio servizi di merda, privatizza ogni infrastruttura fondamentale, distrugge e dissesta il territorio, spedisce in mezzo mondo i suoi "soldati di pace" a fare la guerra a comando, con costi spaventosi, spiana valli intere e, siccome non è abbastanza, quando è necessario ti fa anche saltare in aria sui treni, nelle stazioni, nelle piazze. Disposizioni transitorie e finali: Il Partito Fascista, in una sua forma, viene ricostituito fino dal 1946 con il nome di "Movimento Sociale Italiano"; attualmente, oltre ad un partitino che si chiama proprio "Partito Nazionale Fascista", abbiamo anche "Fascismo e Libertà" oltre alle varie Forze Nuove, Casapound eccetera che prosperano a suon di milioni. Davvero "la più bella", non c'è che dire.
Dice poi, questa bellissima Costituzione, che la "sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Io non credo che il cosiddetto "popolo italiano" abbia mai desiderato essere "sovrano", altrimenti questa sovranità se la sarebbe presa come altri popoli hanno almeno tentato di fare ma senza nessuna conrega di barbogi, di "padri fondatori" che vergavano parole su parole e mettevano firme. Aveva tentato di prendersela sul serio, la sua sovranità, il popolo spagnolo nel 1936; e sono certo che la cosa non prevedeva proprio nessuna "costituzione" e neppure nessuno stato di merda. Il "popolo italiano" ha avuto in compenso quel che, in fondo, ha sempre desiderato: essere suddito, e magari anche con una colossale presa per il culo come la sua "costituzione" che fa audience con il guitto antiberlusconian-dantesco. Ma ognuno ha quel che si merita.
Quindi, come dire, questa vostra bella "Costituzione", tenetevela pure. Non soltanto con gli spettacolini di Benigni, ma anche con le canzoncine di Shel Shapiro; tenetevela insieme ai centocinquantesimi anniversari, alle bandierine alle finestre, a Napolitano e a tutto il resto. Per quel che mi riguarda, io persisto nel pulirmici il culo perché le vicende di sessantacinque anni dovrebbero avere oramai dimostrato che è soltanto carta da culo, e neppure morbida. Cartaccia di quella rozza, e sporca non soltanto di merda, ma anche e soprattutto di lacrime e sangue. Fatevici i vostri spettacolini, sbavateci sopra, chiamate Benigni, e magari la prossima volta anche Alba Parietti a fare l'esegesi dei segreti di stato e a dire chi le ha messe le bombe in piazza Fontana, in piazza della Loggia e alla stazione di Bologna. Sai che audience si avrebbe!
lunedì 17 dicembre 2012
Ragazzi, l'è mayala.
Su tutti noi incombe,
come si sa, la fine del mondo.
Mancano pochissimi
giorni; entro venerdì, insomma, non ci saremo più. Nessuno. Una
fiammata, e via. Fine di tutto ivi compresa, naturalmente, l'intera
bloggherìa planetaria; il mondo s'interroga su quale sarà l'ultimo
gruppo Facebook ad essere aperto, e sopratutto su chi spedirà
l'ultimo Tweet. Favorito d'obbligo, il Papa; oltre ad avere,
ovviamente, un rapporto privilegiato con il Padreterno sembra che
abbia raccolto in pochi giorni una quantità decisamente esorbitante
di contatti, che ne fanno, va da sé, il principale candidato
all'ambito riconoscimento (chi poi lo riconoscerà non si sa, ma sono
questioni secondarie).
Questioni secondarie,
giustappunto. Perché è ovvio che non bisogna credere a tutta la
massa di cazzate sulla fine del mondo, sulla profezia Maya e
quant'altro, mentre bisogna credere alle trasformazioni dell'acqua in
vino, alle passeggiatine sulle acque, ai morti resuscitati e alle
stelle comete (a proposito, e se la fine del mondo venisse proprio da
una cometa?) Confesso, ohimè, di essere sempre meno illuminato
dalla fede. Può darsi che sia una mia mancanza. In extremis, allora,
ho deciso di credere finalmente in qualcosa; credo nella fine del
mondo. Di qui a venerdì 21, ho deciso di concedermi questi giorni di
fede intensa.
Sperando che sia la volta
buona; non vorrei dire, ma -oramai- di fini del mondo preannunciate
ne devo aver vissute perlomeno qualche migliaio nell'arco della mia
mezza età; e non metto neppure nel conto quelle periodiche dei
Testimoni di Genova (ma icché vorranno testimoniare a Genova, lo
sanno solo loro). Stavolta, dio sagrato, ci credo. Ci sono di mezzo i
Maya e in più mi è arrivata anche una mail di John Titor. Ma la
cosa ha anche un altro aspetto, almeno per me: 'sta fine del mondo mi
risolverebbe un bel po' di casini. E, immagino, non solo a me.
Interverrebbe, ad
esempio, a bloccare tutte le balle sulla ripresa
e la candidatura di Monti; oso immaginare che la fine del mondo sarà,
almeno lei, del tutto egualitaria e che non andrà a ricercare
l'unione dei moderati.
Per essere più prosaicamente personalistico, mi bloccherebbe il
pagamento di euro 100,73 di Enel e di euro 176,40 di Fastweb.
Tornando ai grandi temi dell'umanità, terminerebbe sul nascere il
fidanzamento di Silvio Berlusconi con la guagliunciella partenopea,
facendolo peraltro morire felice e convinto pure di vincere la farsa
elettorale prossima non-ventura. Se domani tolgono due punti al
Napoli per il calcioscommesse, farebbe arrivare quarta in classifica
la Fiorentina, un ottimo risultato (e mi ricordo di quando, alcun
tempo fa, il “buco nero” possibilmente generato al CERN di
Ginevra all'inizio di un settembre avrebbe fatto vincere l'ultimo
scudetto al Bologna). Beh, chiaro: l'ultimo scudetto dell'umanità,
stavolta, lo vince la Juventus. Menomale che è proprio l'ultimo. Il
Genoa va in B ma, tanto, a 'sto punto che gliene frega.
Niente
TAV. Non si farà. Però sono convinto che, fino al decimo secondo
prima dello scoppio, tutta una serie di cialtroni proclamerà
l'im-pro-cra-sti-na-bi-le necessità di costruire la Torino-Lione
perché “lo vuole l'Europa”. Dopo dieci secondi l'Europa non
esisterà più, ma che importa. A cinque secondi dalla fine, il
procuratore Caselli emetterà un'ordinanza di arresto per una
trentina di attivisti mentre il “Gior(i)nale” ipotizzerà che,
tra le possibili cause della fine del mondo, vi siano i danni
procurati al traliccio elettrico da Luca Abbà. Salterà anche la
realizzazione del tunnel TAV sotto Firenze con l'annessa “stazione
Foster”, quell'altra improcrastinabile cosa che l'amministratore
delle ferrovie, Moretti, procrastina di due mesi in due mesi oramai
dai tempi del big bang.
Dagli
Stati Uniti d'America si attende un decisivo contributo alla fine del
mondo, magari con un'ultima stragetta scolastica fatta ammodino o
un'esportazione di democrazia all'undicesima ora. Da non perdere
anche gli estremi eventi nel Regno Unito, con Carlo d'Inghilterra che
-si vocifera- strangolerà la madre per regnare almeno mezza giornata
ed essere ricordato come ultimo sovrano. Kate Middleton non darà
alla luce l'erede al trono, ma tanto che diavolo ci avrebbe da
ereditare. La Repubblica di Cuba terminerà embargata. Come ultimo
atto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiarerà che
questa fine del mondo è un atto esecrabile di antisemitismo e ne
approfitterà per un'ultima ripassatina su Gaza, che tanto di fini
del mondo ne subisce una circa ogni due anni e quindi ci è abituata.
Possibile che la cantante “pacifista” Noa indirizzi un'ultima
commossa canzone ai fratelli palestinesi lodando finalmente la
raggiunta concordia umanitaria: cari fratelli, vi spazziamo prima via
noi dandovi il privilegio di scomparire dalla faccia della terra
prima di tutti gli altri. Poi non dite che siamo cattivi, noialtri
israeliani. Però, prima di venerdì una bombettina atomica sull'Iran
ce la lasciate tirare, eh; e che cazzo. Abbiamo speso chissà quanto
per fabbricarle, e sempre lì ferme nei depositi.
Insomma
sì, l'è proprio Mayala. E ci credo, cavolo se ci credo. Mi sto
preparando a dovere, assieme al gatto. Ho fatto provviste perché
stavolta, cristodiddìo, mi sfogo. Basta con i mangiarini morigerati,
ho comprato due chili di salsicce al peperoncino, tre confezioni di
marrons glacés, un macigno di lardo di Colonnata e non vi dico cosa
e quant'altro. Naturalmente ho lasciato tutto da pagare a chiodo,
dicendo che passerò sabato. Per il micio, scatolette “Le Chat
Millionaire” con caviale del Volga e canard à l'orange; ma ho come
un certo sospetto che lui, assieme a tutti i gatti, la sfangherà e
ci andrà a tutti quanti nel culo. Insomma, un gatto non credo si
scomponga più di tanto di fronte a una volgarissima fine del mondo;
di mondi per gatti ce ne sono infiniti, mentre noialtri coglioni ci
abbiamo soltanto questo. Soltanto questo. Soltanto questo.
Ma,
infine, che sarà mai. Al momento estremo, mi scomporrò in molecole
con il sorriso sulle labbra e con una certezza altamente
consolatoria: pur non avendo fatto in tempo a rivederla per un'ultima
volta, l'isola d'Elba non terminerà in provincia di Pisa ma rimarrà
in quella di Livorno. A questo, no, non sarei mai potuto
sopravvivere. Alla fine del mondo magari sì, perché non immaginate
nemmeno quali e quante risorse io abbia; ma a pigliare un traghetto
pisano, certamente no. In fondo, dai, ci vuole così poco ad essere
felici.
venerdì 14 dicembre 2012
Su, forza.
Su, forza, ora.
Forza con le canzoncine country, il blues, i pugili e i filmini.
Forza con fumetti, cristi, acrobazie, anarchie e storie. Soprattutto le storie, mi raccomando.
Forza con tutte quelle belle "anarchie" individualistiche, con le disperazioni elette a estetica, coi sogni e coi miti.
Forza con le armi che l'America le garantisce a tutti, libere, così "non ce le ha solo la polizia".
Infatti si vede che popo' di rivoluzioni ci fanno, con le armi libere.
Su, forza con Charlton Heston, con le Associazioni Nazionali dei Fucili e con la voglia insopprimibile di distinguersi.
Forza con l'antiamericanismo peggior prodotto dell'americanismo, dell'antifascismo peggior prodotto del fascismo, dell'anticamera peggior prodotto della camera, dell'antimonio peggior prodotto del monio.
Forza con i nostri miti morti ormai la scoperta di Eminguèi, forza con Walt Whitman Walt Disney Walt Appigliatteloincul.
Forza con le Pantere Nere, la Pantera Rosa e magari anche con la Pantera della Polizia, che se ripenso a quando li immaginavo commissari avevo avuto una botta pazzesca d'intuito.
Forza con le tragedie, le morti solitarie nella stazione di servizio abbandonata, i suicidi in squallide camere d'albergo, il whiskey, le bibbie, le sedie elettriche, Alcatraz e il suo uomo.
Forza con il jaaaaaazzz, che è una gran musica di merda e pallosa come null'altro, ma non bisogna dirlo sennò vieni crocifisso all'istante.
Forza con gli uragani, che come sono uragani negli Iuessèi non sono da nessuna parte; a Haiti mica ci hanno Kris Kristofferson, del resto. Mica ci hanno Bruce Springsteen. Ci hanno fame e merda, e perdipiù parlano una specie di francese. Come a Niu Orlinz, ma Niu Orlinz vuoi mettere.
Forza con i calci e gli sputi addosso a chi osa dichiararsi ancora "antiamericano"; diventa subito d'accatto, diventa uno stupido, uno che capisce la metà di uno che non capisce una sega.
Forza con tutto questo bello spettacolo, perché lo hanno detto anche Guy Debord, Gilles Deleuze e magari anche Gilles Villeneuve, che non si sa mai.
Forza, su, con gli anarcobanchieri, coi ricombinanti, con i vent'anni, con le scoperte e, per una volta lasciate che ve lo dica fuori dai denti, anche con le vostre mammacce troie che v'hanno cacato.
Perché se ripenso a quali e quante stronzate ho dato retta, a volte quasi convincendomene, mi viene da battermi la testa nel muro.
E pure dispiacendomi che un povero muro debba ricevere la mia gran testa di cazzo.
Bisognerebbe che vi ci spedissero a forza, in quella vostra mitica America. Voi che "non ci siete mai voluti andare per non distruggere il mito".
Bisognerebbe che vi ci facessero figliare.
E poi bisognerebbe che i vostri figli li mandassero alla scuola elementare Sandy Hook di Newtown, così tanto per mettere in pratica le vostre teorie. I vostri sogni. I vostri miti.
giovedì 13 dicembre 2012
Piazza Dalmazia un anno dopo. Preghierine, ministri, musichette, espulsioni e fascisti a scorrazzàr.
Nella foto sopra: piazza Dalmazia, a Firenze, la mattina di un anno fa 13 dicembre 2011. Con i cadaveri a terra di Mor Diop e Samb Modou, i due immigrati senegalesi ammazzati dal nazista Casseri, membro attivo di Casapound.
Da un po' di tempo è entrata (in Rete e altrove) tra le varie mode alternative, o roba del genere, quella di dire di "essere contro gli anniversari"; la voglia di distiguersi in qualche modo, e di assumere le famose "posizioni originali" (una vera e propria droga di questo inizio di millennio), unita alla classica dose di finto cinismo che fa tanto figo, ne è senz'altro alla base. In casa mia, che è un buco, tengo tre calendari; senz'altro gli anniversari altro non sono che convenzioni. Ma sono tutt'altro che contro gli anniversari; mi è sempre interessato il tempo che passa, e soprattutto la maniera in cui passa in un dato luogo e in date circostanze, in seguito a un dato avvenimento.
Senza stabilire un pur convenzionale anniversario dalla strage fascista di Piazza Dalmazia, non sarebbe ad esempio possibile, oggi, camminare per il mercato di San Lorenzo senza avere una pur minima volontà di osservare. E si osserva, ad esempio, che in uno dei due luoghi della strage made in Casapound ci sono gli stessi senegalesi di sempre, che il comune ha risistemato (e forse addirittura aumentato) i cartelli con la scritta "ABUSIVI" e la foto proprio di senegalesi, e che il mercato di San Lorenzo è sempre più vuoto. Espulsione sia degli "abusivi" africani, sia dei bancarellisti "regolari", che peraltro vendono la stessa identica paccottiglia per turisti. Ai primi ci pensano le pattuglie dei vigili urbani "addestrate", dalle quali prima o poi spunterà fatalmente fuori un Amigoni fatto in casa; ai secondi ci pensa direttamente il "sindaco del bello", nonché trombato alle "primarie", nonché dioboy-scout o comunque lo si voglia chiamare. Aumentando a dismisura la tassa per l'occupazione del pubblico suolo, in modo da eliminare gradualmente il mercatino. La strategia è stata chiara: prima la "creazione del problema-abusivi", orchestrata dai potentati cittadini e dai loro media ("Nazione" e "Repubblica" in primis, gentilmente coadiuvati da vari altri fogli & foglietti oramai tutti scomparsi), con l'ovvia contrapposizione tra i "bravi lavoratori che pagano le tasse" e i "clandestini che li mandano in rovina"; poi i vari battage a base di degradi, paure, terrori e quant'altro, ingigantendo piccoli episodi senza nessun significato; infine l'unione tra ridicole considerazioni "estetiche" (una specialità di Renzi), la persecuzione giornaliera nei confronti degli "abusivi" e la cacciata dei "bravi regolari" che le tasse non possono più pagarle e, quindi, sloggiano. L'intento è anche fin troppo chiaro: quello di consegnare una zona centrale e appetitosa come S.Lorenzo a localini vari, wine bars, negozi di stracci a caro prezzo (quelli sulle bancarelle sono perlomeno stracci a prezzi abbordabili), uffici, appartamenti "di prestigio" e quant'altro. La cara, vecchia speculazione. La delocalizzazione degli abitanti nelle periferie sempre più estreme, e la trasformazione dei centri storici in Disneyland "monumentali" e supporti per banche, lussi, "intrattenimenti" vari e strutture per il turismo. A distanza di un anno dalla strage avvenuta anche a S. Lorenzo, la cosa è ancor più chiara. Basta andare a fare un giro, magari spostandosi poi nell'Oltrarno con il quale stanno cominciando a fare il medesimo giochetto, anche se forse con qualche resistenza in più.
E, così, eccoci arrivati a questo primo anniversario della strage del Casseri, iniziata in piazza Dalmazia. Mi si perdonerà se sembra che ne parli con scarsa partecipazione e poca "commozione"; in realtà è tutt'altro. Il fatto è che, a differenza di tanti che oggi sto leggendo, a Firenze ci sono nato e ci vivo; e non amo né i panegirici del tutto vuoti di senso, né le invettive contro Firenze e i fiorentini pronunciate dai classici, stupidi studentelli fuori sede. Amerei invece che chi parla di una città, Firenze o qualsiasi altra, lo facesse dopo aver osservato attentamente quel che vi accade; i suoi meccanismi, insomma. Le sue peculiarità e quel che invece ha in perfetta comunanza con altre situazioni; e Firenze avrebbe delle dimensioni tali da permetterlo. In generale, e a parte poche eccezioni, non si fa niente di tutto questo; ma continuiamo, visto che oggi è un anniversario, a camminare per il mercato di San Lorenzo.
Ci si accorge che esiste una qualche sparuta opposizione, più o meno organizzata; ed anche che, verso di essa, viene operata una quotidiana repressione. Era del tutto ovvio, e fin dall'inizio, che verso una strage chiaramente nata in ambienti dell'estrema destra sarebbe stata giocata la carta della "follia", del "gesto isolato di un pazzo"; così com'è altrettanto ovvio che, al massimo, se ne sarebbe fatto un discorso di generica "cultura", di "accoglienza", di "integrazione" e di altre cose del genere che permettono ai poteri di sviare la questione dal suo nucleo. Il nucleo è che, a Firenze come altrove, ai fascisti viene consentito di scorrazzare liberamente, di fare ciò che vogliono, di sentirsi ben protetti. Sul fatto che Firenze sia una città "antifascista" avrei parecchie cose da dire, ma parecchie sul serio; questo, soprattutto, perché Firenze si trova in Italia e l'Italia è e rimane un paese organicamente e preponderantemente fascista. Chi si dice antifascista dovrebbe smetterla una buona volta di cullarsi a base di "resistenza" ed altre cose; prima di tutto perché la resistenza armata la hanno fatta in pochi, e poi perché l'antifascismo attuale non è minimamente capace di opporsi in modo efficace al nemico. Ieri sera ero ad un'assemblea che si teneva a pochi metri da Piazza Dalmazia, e nel quartiere ho notato la quantità più che notevole di scritte "CASAPOUND" sui muri. Avete capito perfettamente: a pochi passi da dove il Casseri di Casapound, un anno fa, ha compiuto la sua strage. Se, invece, si continua a camminare per San Lorenzo, ci si può anche accorgere che, a non più di cinquecento metri da lì, in via Sant'Anna, è stata fatta aprire la nuova sede di Casapound. A pochi metri dalla Questura. Quasi ne fosse una filiale, e che tra fascisti e polizia esista questo tipo di relazione lo si vede benissimo in Grecia, dove i membri di "Alba Dorata" integrano le forse antisommossa elleniche nella repressione delle manifestazioni, mentre i poliziotti greci integrano e proteggono i picchiatori di Alba Dorata nei loro raid sanguinosi contro gli immigrati (cinque morti e numerosi feriti gravi a partire soltanto dal mese di agosto). Non è affatto da escludere che una cosa del genere possa avvenire anche qui, ma non si combatte agevolmente contro questo stato di cose da una posizione antifascista che è, vorrei ribadirlo brutalmente, minoritaria.
(Tra parentesi: Ieri sera, l'assemblea antifascista cui ho partecipato si teneva in una storica Casa del Popolo fiorentina, la SMS -Società Mutuo Soccorso- di Rifredi. La prima Casa del Popolo fiorentina, fondata nel 1883. La prima ad essere stata data alle fiamme dai fascisti nel 1921. Un luogo nel quale si sono svolte tutte le lotte antifasciste fiorentine durante la guerra e nel dopoguerra. Bene. Ieri sera, un'assemblea antifascista è stata fatta tenere in una specie di gelido tendone da circo, con una temperatura di due gradi sotto zero, perché le sale interne erano occupate da una lezione di tango argentino e da un'assemblea condominiale. L'antifascismo, come vedete, nel luogo che era storicamente uno dei più antifascisti di Firenze è stato relegato nel tendone dando la preponderanza alla scuola di ballo e alle diatribe condominiali. Tutto questo mentre si stava commemorando la strage di piazza Fontana a cinquanta metri dalla strage di piazza Dalmazia. Può bastare?)
Così, stamani, sembra che questo primo anniversario della strage di Piazza Dalmazia e San Lorenzo sia cominciato nel modo più classico, e che mette d'accordo tutti: con una preghiera. La preghierina non può mancare. Per una cosa del genere si concede gentilmente che sia addirittura islamica; per i restanti giorni si fa fuoco e fiamme contro la "costruzione della moschea", tuttora il centro culturale islamico si trova in una specie di fondo di magazzino in piazza de' Ciompi e non si ha notizia di altro. La preghierina, naturalmente, va benissimo a tutti. Il Casseri è scomparso del tutto dalle commemorazioni ufficiali, o al massimo lo si nomina genericamente come "un folle". Guai a parlare di fascismo; Casapound, in questi giorni, imperversa a Firenze con una sua iniziativa in stile albadoriano, l' "Economia Legionaria" (sic), stipulando convenzioni con esercizi commerciali di ogni genere per vendite a prezzi agevolati alle "famiglie in crisi". Quindi, diàmogliene pure di preghiere, islamiche, cristiane e di ogni religione. Stanno bene a tutti, senegalesi compresi.
Non si creda che la "Comunità Senegalese", a parte qualche rarissima eccezione, ne abbia fatto del resto un discorso di antifascismo. Non è bastato nemmeno che due dei loro siano stati massacrati da un fascista italiano, per smuoverli. Si usi quindi l'intelligenza, pur mantenendo tutta la rabbia e l'orrore per un fatto del genere, di non fare dei senegalesi ciò che non sono e che non vogliono probabilmente essere. Si riconoscono nella religione islamica, non nell'antifascismo. A Firenze sono guidati, o rappresentati, da una specie di intrallazzone istituzionale, tale Pape Diaw, che flirtava a suo tempo con Rifondazione Comunista e che ora, credo, sia in ambito PD; uno che lo scorso anno, nell'immediatezza della strage e quando parecchi senegalesi manifestavano intenti di rabbia e di rivolta, si è adoperato in tutti i modi per gettare acqua sul fuoco arrivando persino a dichiarare di essere pronto a "dialogare con Casapound". Ma vai a dialogare in culo, vai. Per il resto, quei bravi figlioli (perché bravi lo sono, sul serio) pregano Allah per tutta una serie di cose, si fanno cacciare via tranquillamente con tutta la mercanzia dai parcheggi del policlinico di Careggi (dopo i regolari reportages sdegnati della "Nazione" e di "Repubblica"), si vedono riposizionare i cartelli "ABUSIVI" a San Lorenzo e, chissà, sperano che il loro Padreterno non mandi ancora sulle loro strade dei "folli". In Piazza Dalmazia ci hanno avuto la loro lapide comunale, sperano nei ricongiungimenti familiari e, come mi disse uno di loro che staziona a vendere troiai fuori dall'Esselunga dell'Isolotto, "prego per i miei fratelli ma non ci posso fare nulla, mi dai cinque euro per una ricarica Wind?"
A Firenze come altrove, ogni giorno, va avanti la caccia all'antifascista, all'antagonista, al centro sociale; oggi, in piazza Dalmazia, ci sarà prima un presidio con minacce di pigliarsi anche la neve sul groppone, e poi un corteo. Ci andrò, ma ci andrò con queste precise cose in mente. Senza alcuno "sfavamento", ma tenendo esattamente conto della realtà. Realtà che mi dice che, nella giornata di oggi, a Firenze sarà tutta una sfilata di ministri, italiani e senegalesi. Tra quelli senegalesi c'è pure, pensate un po', il cantante Youssou N'Dour. Infatti la giornata si apre con la preghierina e si conclude con l'altrettanto immancabile musichetta. Il mega-concerto al "Mandela Forum" intitolato "Jokko", che vuol dire non mi ricordo che diavolo di cosa simbolica in lingua wolof. E dopo l'unione mediante qualche iddìo, quella mediante qualche musica. Balli, sette note, canzoni, e così l'atmosfera idilliaca da contrapporre alla "follia" è già bell'e pronta, con i famosi "perché non accada mai più" fino alla prossima volta, dato che gli autori della strage son belli tranquilli, fanno le scritte sui muri e l' "Economia Legionaria", si bevono il caffè e se magnano le pastarelle assieme agli amici e dirimpettai questurini, si presentano alle elezioni, incassano fiori di milioni dai borgomastri e fanno soldi a palate in altre ribelli e non conformi maniere. Possono fare i "fascisti del terzo millennio" perché gli antifascisti del secondo, che non erano poi così tanti comunque, non ci sono più. Ma sì, dai, meglio cantarci e ballarci sopra, ai cadaveri di quei due disgraziati; dopo averci pregato addosso, è quel che ci vuole. Per quel che mi riguarda, invece, avrei voglia di mandare in culo sia quel dio, sia quella musica di merda; ma non si può, ci mancherebbe. Rovinerei la festa.
E, così, eccoci arrivati a questo primo anniversario della strage del Casseri, iniziata in piazza Dalmazia. Mi si perdonerà se sembra che ne parli con scarsa partecipazione e poca "commozione"; in realtà è tutt'altro. Il fatto è che, a differenza di tanti che oggi sto leggendo, a Firenze ci sono nato e ci vivo; e non amo né i panegirici del tutto vuoti di senso, né le invettive contro Firenze e i fiorentini pronunciate dai classici, stupidi studentelli fuori sede. Amerei invece che chi parla di una città, Firenze o qualsiasi altra, lo facesse dopo aver osservato attentamente quel che vi accade; i suoi meccanismi, insomma. Le sue peculiarità e quel che invece ha in perfetta comunanza con altre situazioni; e Firenze avrebbe delle dimensioni tali da permetterlo. In generale, e a parte poche eccezioni, non si fa niente di tutto questo; ma continuiamo, visto che oggi è un anniversario, a camminare per il mercato di San Lorenzo.
Ci si accorge che esiste una qualche sparuta opposizione, più o meno organizzata; ed anche che, verso di essa, viene operata una quotidiana repressione. Era del tutto ovvio, e fin dall'inizio, che verso una strage chiaramente nata in ambienti dell'estrema destra sarebbe stata giocata la carta della "follia", del "gesto isolato di un pazzo"; così com'è altrettanto ovvio che, al massimo, se ne sarebbe fatto un discorso di generica "cultura", di "accoglienza", di "integrazione" e di altre cose del genere che permettono ai poteri di sviare la questione dal suo nucleo. Il nucleo è che, a Firenze come altrove, ai fascisti viene consentito di scorrazzare liberamente, di fare ciò che vogliono, di sentirsi ben protetti. Sul fatto che Firenze sia una città "antifascista" avrei parecchie cose da dire, ma parecchie sul serio; questo, soprattutto, perché Firenze si trova in Italia e l'Italia è e rimane un paese organicamente e preponderantemente fascista. Chi si dice antifascista dovrebbe smetterla una buona volta di cullarsi a base di "resistenza" ed altre cose; prima di tutto perché la resistenza armata la hanno fatta in pochi, e poi perché l'antifascismo attuale non è minimamente capace di opporsi in modo efficace al nemico. Ieri sera ero ad un'assemblea che si teneva a pochi metri da Piazza Dalmazia, e nel quartiere ho notato la quantità più che notevole di scritte "CASAPOUND" sui muri. Avete capito perfettamente: a pochi passi da dove il Casseri di Casapound, un anno fa, ha compiuto la sua strage. Se, invece, si continua a camminare per San Lorenzo, ci si può anche accorgere che, a non più di cinquecento metri da lì, in via Sant'Anna, è stata fatta aprire la nuova sede di Casapound. A pochi metri dalla Questura. Quasi ne fosse una filiale, e che tra fascisti e polizia esista questo tipo di relazione lo si vede benissimo in Grecia, dove i membri di "Alba Dorata" integrano le forse antisommossa elleniche nella repressione delle manifestazioni, mentre i poliziotti greci integrano e proteggono i picchiatori di Alba Dorata nei loro raid sanguinosi contro gli immigrati (cinque morti e numerosi feriti gravi a partire soltanto dal mese di agosto). Non è affatto da escludere che una cosa del genere possa avvenire anche qui, ma non si combatte agevolmente contro questo stato di cose da una posizione antifascista che è, vorrei ribadirlo brutalmente, minoritaria.
(Tra parentesi: Ieri sera, l'assemblea antifascista cui ho partecipato si teneva in una storica Casa del Popolo fiorentina, la SMS -Società Mutuo Soccorso- di Rifredi. La prima Casa del Popolo fiorentina, fondata nel 1883. La prima ad essere stata data alle fiamme dai fascisti nel 1921. Un luogo nel quale si sono svolte tutte le lotte antifasciste fiorentine durante la guerra e nel dopoguerra. Bene. Ieri sera, un'assemblea antifascista è stata fatta tenere in una specie di gelido tendone da circo, con una temperatura di due gradi sotto zero, perché le sale interne erano occupate da una lezione di tango argentino e da un'assemblea condominiale. L'antifascismo, come vedete, nel luogo che era storicamente uno dei più antifascisti di Firenze è stato relegato nel tendone dando la preponderanza alla scuola di ballo e alle diatribe condominiali. Tutto questo mentre si stava commemorando la strage di piazza Fontana a cinquanta metri dalla strage di piazza Dalmazia. Può bastare?)
Così, stamani, sembra che questo primo anniversario della strage di Piazza Dalmazia e San Lorenzo sia cominciato nel modo più classico, e che mette d'accordo tutti: con una preghiera. La preghierina non può mancare. Per una cosa del genere si concede gentilmente che sia addirittura islamica; per i restanti giorni si fa fuoco e fiamme contro la "costruzione della moschea", tuttora il centro culturale islamico si trova in una specie di fondo di magazzino in piazza de' Ciompi e non si ha notizia di altro. La preghierina, naturalmente, va benissimo a tutti. Il Casseri è scomparso del tutto dalle commemorazioni ufficiali, o al massimo lo si nomina genericamente come "un folle". Guai a parlare di fascismo; Casapound, in questi giorni, imperversa a Firenze con una sua iniziativa in stile albadoriano, l' "Economia Legionaria" (sic), stipulando convenzioni con esercizi commerciali di ogni genere per vendite a prezzi agevolati alle "famiglie in crisi". Quindi, diàmogliene pure di preghiere, islamiche, cristiane e di ogni religione. Stanno bene a tutti, senegalesi compresi.
Non si creda che la "Comunità Senegalese", a parte qualche rarissima eccezione, ne abbia fatto del resto un discorso di antifascismo. Non è bastato nemmeno che due dei loro siano stati massacrati da un fascista italiano, per smuoverli. Si usi quindi l'intelligenza, pur mantenendo tutta la rabbia e l'orrore per un fatto del genere, di non fare dei senegalesi ciò che non sono e che non vogliono probabilmente essere. Si riconoscono nella religione islamica, non nell'antifascismo. A Firenze sono guidati, o rappresentati, da una specie di intrallazzone istituzionale, tale Pape Diaw, che flirtava a suo tempo con Rifondazione Comunista e che ora, credo, sia in ambito PD; uno che lo scorso anno, nell'immediatezza della strage e quando parecchi senegalesi manifestavano intenti di rabbia e di rivolta, si è adoperato in tutti i modi per gettare acqua sul fuoco arrivando persino a dichiarare di essere pronto a "dialogare con Casapound". Ma vai a dialogare in culo, vai. Per il resto, quei bravi figlioli (perché bravi lo sono, sul serio) pregano Allah per tutta una serie di cose, si fanno cacciare via tranquillamente con tutta la mercanzia dai parcheggi del policlinico di Careggi (dopo i regolari reportages sdegnati della "Nazione" e di "Repubblica"), si vedono riposizionare i cartelli "ABUSIVI" a San Lorenzo e, chissà, sperano che il loro Padreterno non mandi ancora sulle loro strade dei "folli". In Piazza Dalmazia ci hanno avuto la loro lapide comunale, sperano nei ricongiungimenti familiari e, come mi disse uno di loro che staziona a vendere troiai fuori dall'Esselunga dell'Isolotto, "prego per i miei fratelli ma non ci posso fare nulla, mi dai cinque euro per una ricarica Wind?"
A Firenze come altrove, ogni giorno, va avanti la caccia all'antifascista, all'antagonista, al centro sociale; oggi, in piazza Dalmazia, ci sarà prima un presidio con minacce di pigliarsi anche la neve sul groppone, e poi un corteo. Ci andrò, ma ci andrò con queste precise cose in mente. Senza alcuno "sfavamento", ma tenendo esattamente conto della realtà. Realtà che mi dice che, nella giornata di oggi, a Firenze sarà tutta una sfilata di ministri, italiani e senegalesi. Tra quelli senegalesi c'è pure, pensate un po', il cantante Youssou N'Dour. Infatti la giornata si apre con la preghierina e si conclude con l'altrettanto immancabile musichetta. Il mega-concerto al "Mandela Forum" intitolato "Jokko", che vuol dire non mi ricordo che diavolo di cosa simbolica in lingua wolof. E dopo l'unione mediante qualche iddìo, quella mediante qualche musica. Balli, sette note, canzoni, e così l'atmosfera idilliaca da contrapporre alla "follia" è già bell'e pronta, con i famosi "perché non accada mai più" fino alla prossima volta, dato che gli autori della strage son belli tranquilli, fanno le scritte sui muri e l' "Economia Legionaria", si bevono il caffè e se magnano le pastarelle assieme agli amici e dirimpettai questurini, si presentano alle elezioni, incassano fiori di milioni dai borgomastri e fanno soldi a palate in altre ribelli e non conformi maniere. Possono fare i "fascisti del terzo millennio" perché gli antifascisti del secondo, che non erano poi così tanti comunque, non ci sono più. Ma sì, dai, meglio cantarci e ballarci sopra, ai cadaveri di quei due disgraziati; dopo averci pregato addosso, è quel che ci vuole. Per quel che mi riguarda, invece, avrei voglia di mandare in culo sia quel dio, sia quella musica di merda; ma non si può, ci mancherebbe. Rovinerei la festa.
lunedì 10 dicembre 2012
Letterina di Gesù Bambino ai piccoli poveri Cristi, a.D. MMXII
Carissime bambine,
carissimi bambini di tutto il mondo,
Sono Gesù Bambino. Sì,
d'accordo, lo so che vi sembrerà un po' strano che, quest'anno, sia
io a scrivere una letterina a voi invece che voialtri a me; però, e
davvero mi dispiace parecchio dirvelo, quest'anno la situazione lo
impone. Siccome non sono avvezzo né ai preamboli, né alle pillole
indorate, bisognerà che ve lo dica subito: quest'anno non
scrivetemi. Non c'è più nulla. Quassù in Paradiso abbiamo esaurito
tutte le scorte di magazzino, l'ultima bicicletta scassata la abbiamo
regalata al figlio piccolo di Lance Armstrong assieme a una vecchia
scatola del “Piccolo Chimico” ed è inutile, sono desolato, che
mi spediate milioni di letterine dicendo che siete stati buoni e che
volete questa o quella cosa per Natale. Lo so che siete stati buoni,
accidenti se lo so; solo che siamo puliti. Finite anche le ultime
trottole di legno di fabbricazione sovietica anno 1959, che non le
volevano più nemmeno i famosi bambini del Biafra. Finita anche
l'ultima bambola “Pierfilippa” della ditta Preganziol di Belluno,
l'unica bambola che dice “Mamma, ma va' in mona, 'iocàn!”. Più
nulla. Se proprio siete disperati, vi suggerirei per quest'anno di
mandare le letterine a mio fratello Satana Bambino, casomai gli fosse
rimasto qualcosa giù all'Inferno; ma, purtroppo, non sono sicuro che
anche lui ci abbia ancora qualcosa per voi, e comunque sappiate che
quel discolaccio è abituato a chiedere sempre qualcosa in cambio,
tipo la vostra candida animuccia. Pensateci bene, insomma.
Insomma, ragazze e
ragazzi, quest'anno è andata così. Anche voi seguirete un po' la
situazione generale, e saprete che è davvero un bel casino, ma di
quelli duri. E non crediate che la cosa riguardi soltanto la Terra;
anche quassù ne' Cieli è esattamente la stessa cosa. Voialtri
laggiù ci avete la Grecia in bancarotta, qui ci abbiamo il
Purgatorio che oramai è al collasso e sta chiedendo, oramai,
prestiti non dico ai Musulmani (che, poi, mica se la passan tanto
bene manco loro nonostante il petrolio...), ma addirittura agli Indù,
ai Buddhisti e persino a quei cialtroni della Soka Gakkai. Voialtri
laggiù vi intortano ogni dieci minuti con la “ripresa”, e quassù
a noialtri la “Standard & Poor Christ” ci abbassa il rating
di una croce. E che i vostri genitori non si lamentino troppo della
Banca Mondiale, perché quassù noi ci abbiamo a che fare con la
Banca Universale e vi assicuro che sono peggio. Cristo, se sono
peggio! E se Cristo lo dico io... Insomma, solo per dirvi che anche
mio Padre, oramai, non sa più che pesci pigliare (quindi avverto
che, quest'anno, non vi saltino in testa moltiplicazioni e roba del
genere; al massimo vi potrò trasformare un po' d'acqua in Tavernello
e vedere di riprodurre qualche scatola di sardine del Lidl).
Poveraccio, mi fa una pena davvero infinita e vorrei fare qualcosa
per lui, ma sono troppo piccolo e poi vai a contare su quell'altro,
mio cugino lo Spirito Santo. Quello se n'è sempre fregato, non si sa
mai dove sia e quando a volte lo si vede fa du' lucine, du' bip bip e
se ne va.
Capisco bene, bambine e
bambini, che nelle vostre famiglie non sarà un Natale troppo
giojoso. Sotto l'alberello troverete, mi sa, gran chicchirillò
legati a un filo. La cosa che mi spiace di più è che non c'è manco
più una pistola giocattolo da mandarvi, ché almeno avreste potuto
organizzare qualche rapina a mano armata nei negozi di balocchi;
andrà a finire che vi toccherà imparare a maneggiare quelle vere,
di pistole. Sembra che funzionino anche meglio, e se vi organizzate
un po' ci sono, pare, tante belle banche e, va da sé, anche il
deposito di Paperone. E non crediate, purtroppo, di bypassarmi
elegantemente scrivendo a Babbo Natale; lo so che lui viene dalla
ricca Scandinavia, ma i governi della Norvegia e della Finlandia gli
hanno intimato di attenersi alle votazioni dei rispettivi parlamenti
che hanno negato gli aiuti ai PIGS. Quindi, ciccia. Cercate di
informarvi se, che so io, nella tradizione svizzera esiste qualche
zio o biscugino Natale, ma sugli svizzeri -fossi in voi- non ci
conterei troppo. Quel che posso fare per voi, cari i miei piccoli
poveri cristi, è di passare comunque un Natale sereno assieme ai
vostri babbi e alle vostre mamme, mangiando pasta condita col
pomodoro del discount e würstel al sapore di varecchina insaporiti
col buon ketchup “Ilva” (una specialità tarantina). Insomma, ci
sarà prima o poi 'sta ripresa; io, come sapete, sono condannato a
rinascere ogni anno a fine dicembre e non è che mi vada troppo
passare dei Natali di merda come questo. Già non bastasse quel cazzo
di mangiatoia gelata, e quei tre dementi che ogni anno mi portano
oro, incenso e mirra. Il primo, vabbé, lo posso andare a rivendere a
un Compro Oro (brutti ladri schifosi, peraltro), ma dell'incenso e
della mirra me ne fo una bella sega.
Immagino,
disgraziatamente, che nelle vostre famiglie l'atmosfera non sia delle
migliori, considerando poi questa tegola dell'esaurimento dei regali.
Cercate, bambini e bambine, di non aggravare la situazione. Ve lo
dico per esperienza. Come sicuramente sapere, a me tocca addirittura
barcamenarmi con due famiglie; di quella celeste ho già detto, ma in
quella terrena non crediate che vada meglio. Anzi. Il mio padre
putativo, Giuseppe, è stato messo in mobilità indeterminata dalla
Cooperativa Falegnami dove lavora, non esagero, da un paio di
millenni. Bella roba! Bella gratitudine! Un carpentiere
specializzato, che quando son nato lo hanno tenuto per quattr'anni a
fare non so che cosa fuori dalla Giudea, lasciando sola mia madre
dodicenne. Nulla da fare. A lui si che gli è arrivata la letterina,
ma di licenziamento. Mia madre, poveraccia, è seriamente una santa
donna; ma santa quanto, non ve lo potete nemmeno immaginare. Anche
lei vittima di un inganno padronale per il quale non so trovare le
parole. Pensate: il 15 agosto era stata assunta. A tempo
indeterminato. Avevamo organizzato una festa bellissima, che avevamo
chiamato, appunto, l'Assunzione. Mamma era talmente contenta da farsi
chiamare Maria Assunta. Tutto sistemato? Macché. La crisi si è
abbattuta sull'azienda, poi ci s'è messo pure il terremoto di Finale
Galilea che ha fatto crollare il capannone, e a novembre era già di
nuovo a spasso. E, in casa, è scoppiato il putiferio; sì, perché
ovviamente le prime ad essere state rimandate a casa sono state le
dipendenti. Ora, credetemi, c'è un'aria da tagliare col coltello;
mio padre si è messo a bere come un'autobotte, torna a casa briaco
marcio e, naturalmente, appena apre l'uscio piglia la mamma a
mazzate; le urla che è una poco di buono, che io non sono suo figlio
(come se non si sapesse...), che prepara del pane azzimo da fa' dà'
di 'onco ar majale (qui usa di solito il dialetto samaritano) e che,
un giorno o l'altro, ci pensa lui. La povera mamma è disperata,
sarebbe intenzionata a chiedere la separazione, ma ha anche una gran
paura delle reazioni di quell'energumeno. E anch'io. Senza mezzi
termini, temo una strage familiare, anzi, una sacra strage familiare.
Prima o poi quello torna con gli attrezzi e ci mette in croce a tutti
nell'orto, altro che Calvario.
Anche per questo, care
bambine, cari bambini, sono io, quest'anno, a scrivervi una
letterina. E' nel vostro interesse. Se il babbo ci ammazza, maremma
putativa, addio Natali. Il prossim'anno, il 25 dicembre vi tocca
andare a scuola come tutti gli altri giorni. Sì, lo so, mi direte:
oh, bella fica, ma tanto a te ti salva il tu' babbo quello lassù,
quello vero. Mica tanto semplice; prima di tutto ha un'età che si
dimentica anche che c'è l'acqua in mare, e capirete che è un bel
pezzo avanti con l'alzheimer. Poi, oramai, me ne ha salvate talmente
tante (a partire da quel giorno che gli ho fatto saltare un contratto
principesco con l'Associazione Venditori nel Tempio) che non so se
vorrà fare ancora qualcosa per me. Su mio cugino lo Spirito Santo,
ve lo ripeto, non c'è da contare; insomma, sono nella merda. O
aiutate me e quell'altra mia famiglia, o son dolori.
Non ce l'avreste un babbo
imprenditore edile che potesse assumere il mio, di babbo? Se lavora
sodo smette di bere, va a letto presto, ridiventa il dolce babbino
che ho sempre conosciuto e chiude pure un occhio (e, forse tutti e
due) su qualche avventuretta della mamma con certi arcangeli che so
io. Non chiedo la luna, un posto da carpentiere semplice, roba del
genere; ma, così, saremmo salvi e io potrei tornare tranquillamente,
passata la crisi, a distribuire regalini a voi bambine e bambini
buoni. Quanto alla mamma, per il prossimo 15 agosto, non è che
potreste procurarle un'altra assunzione, stavolta anche a tempo
determinato? Un posticino da precaria? Signora Fornero, sappia che
quand'era piccola, anche lei mi ha scritto la letterina e io le ho
fatto avere il Dolceforno e il pelouche Puffolotto. Anche a sua
figlia! Le assicuro che la mamma non è “choosy”, le va bene
anche un posticino in un'impresa di pulizie, basta che ci abbiamo un
reddito per qualche tempo! Insomma, ragazze e ragazzi, fate qualcosa
per il vostro Gesù Bambino. Altrimenti, non so davvero come andrà a
finire, qua. Altro che paradiso, e la rivolta già monta. Voglio
proprio vedervi se, l'anno che viene, vi ritroverete con la
Repubblica Socialista de' Cieli!
giovedì 6 dicembre 2012
6 dicembre: Comunicato della WPA (World Pig Association)
Dalla WPA (World Pig Association) riceviamo e volentieri pubblichiamo.
" Oggi è il quarto anniversario dell'assassinio del giovanissimo Alexis Grigoropoulos, ucciso a sangue freddo da un agente dei 'reparti speciali' della polizia greca ad Atene, il 6 dicembre 2008.
A nome dei suini di tutto il mondo vogliamo esprimere, anche a quattro anni di distanza, tutto il nostro dolore per la morte di Alexis. Neanche noi abbiamo scordato. Neanche noi abbiamo perdonato. Come potremmo?
Noialtri maiali, fin da piccolissimi, subiamo normalmente una morte atroce nella massima indifferenza generale.
Anche per questo, non comprendiamo perché un diffusissimo slogan, che dalla Grecia si è sparso in tutto il mondo dopo il feroce assassinio di Alexis, ci accomuni alla polizia.
ΜΠΑΤΣΟΙ ΓΟΥΡΟΥΝΙΑ ΔΟΛΟΦΟΝΟΙ. Cioè: Sbirri maiali assassini. Completamente d'accordo per gli assassini, ma noi maiali che c'entriamo?
A quanto ci risulta, coi poliziotti (greci e degli altri paesi) nessuno compie opere di macellazione e di trasformazione in bistecche e salumi. Sono casomai costoro che si occupano, da sempre e come loro compito "istituzionale", di macellare gente inerme. Non per niente, a Genova nel 2001 si è parlato di "macelleria messicana".
Noialtri suini siamo vittime quotidiane della violenza gratuita degli esseri umani, e troviamo quindi profondamente ingiusto essere accostati, sia pure in uno slogan che contiene una verità, alla Polizia e ai suoi sbirri. Né greci, né di qualsiasi altro paese.
Specialmente in questo periodo dell'anno, in cui tradizionalmente siamo scannati a milioni, nel partecipare con rabbia e solidarietà al dolore e al ricordo per l'assassinio di un ragazzo di quindici anni, ribadiamo la nostra volontà di non essere più nominati assieme ai poliziotti. Noialtri maiali non siamo assassini, anche se agli umani piace parecchio ammazzarsi ingozzandosi a dismisura delle nostre carni.
Sarebbe sufficiente, nello slogan di cui sopra, sostituire alla parola "maiali" ciò che invece sono effettvivamente i poliziotti greci: fascisti.
Poiché oramai il partito neonazista di "Alba Dorata" è una vera e propria succursale della Polizia (o meglio: la Polizia greca sta diventando una succursale di Alba Dorata), basterebbe gridare: ΜΠΑΤΣΟΙ ΦΑΣΙΣΤΕΣ ΔΟΛΟΦΟΝΟΙ. Sbirri fascisti assassini. E' ciò che sono: fascisti e assassini. In Grecia come altrove.
Confidiamo che questa nostra richiesta, a nome dei pacifici maiali di tutto il mondo, verrà accolta. Noi ci possono piacere i massacri di qualsiasi essere vivente, e massimamente quelli perpetrati dagli Stati e dai loro bracci armati.
Ancora con un ricordo commosso di Alexis. "
La World Pig Association / Associazione Mondiale dei Suini.
martedì 4 dicembre 2012
L'Uomo Lombardo e l'Avvelenatore
La storia della "Donna lombarda" è antichissima; c'è chi, come Costantino Nigra, ha voluto farla risalire addirittura all'epoca longobarda, con la vicenda di Rosmunda e Elmichi. Fatto sta che la famosissima e tragica ballata degli amanti che vogliono avvelenare il marito di lei, salvato però dal prodigioso intervento del piccolo figlio (con la conseguente, e ovvia, punizione della fedifraga) è diffusa letteralmente in centinaia di versioni, sia in Italia che in Francia (dove pure si chiama "Dame Lombarde" o "L'empoisonneuse"). La cosa singolare è che la ballata sembra essere originaria della Val di Susa (da qui la diffusione anche in Francia, senza quasi cambiare una virgola nella vicenda); terra che, attualmente, ha a che fare con ben altri avvelenatori. Come questi due signori qua sopra, ad esempio; il "bocconiano", nonché banchiere vaticano, e monsieur le Président "socialista". Una perfetta identità di vedute, che hanno ribadito anche ieri nel loro solito "vertice" impegnandosi a realizzare il TAV entro il 2030 o roba del genere. "Ineluttabile", "Da oggi non si torna indietro", eccetera; forse, però, qualcuno dovrebbe dir loro che non si tornerà indietro ma, intanto, non si va nemmeno avanti. Chissà perché. Nel frattempo, avrei intenzione di dedicare loro, giustappunto, le ballate (quella italiana, in una famosa versione toscana cantata dalla grande Caterina Bueno; e quella francese, in una splendida versione dell'altrettanto grande Véronique Chalot), "leggermente" rielaborate. PS: Mario Monti è effettivamente lombardo, di Varese.
a. Uomo Lombardo
Uomo lombardo, perché non ci ami?
Uomo lombardo, perché non ci ami?
Perché ci ho il TAV,
perché ci ho il TAV.
Se tu ciài il TAV, lo devi fare,
se tu ciài il TAV, lo devi fare,
t'insegnerò;
t'insegnerò:
Lassù sui monti di Val di Susa,
Lassù sui monti di Val di Susa
che c'è un tunnèl,
che c'è un tunnèl
Tu fai aprire tanti cantieri,
tu fai aprire tanti cantieri,
scavali ben,
scavali ben.
Che serve a tutti pe' anda' in Uropa.
Che seve a tutti pe' anda' in Uropa
dagliela a be',
dagliela a be'
Torna il NO-TAV tutto incazzato,
torna il NO-TAV tutto incazzato,
vede il cantie',
vede il cantie'.
O Valsusino, che cazzo vuoi?
O Valsusino, che cazzo vuoi?
Ti becchi il cantie',
ti becchi il cantie'.
Uomo lombardo, vai alla Bocconi,
uomo lombardo, vai alla Bocconi,
si chiude il cantie',
si chiude il cantie'.
Uomo lombardo, che ci ha il cavolino?
uomo lombardo, che ci ha il cavolino?
Chili ventitré!
Chili ventitré!
Sarà l'uranio che s'è scavato,
sarà l'uranio che s'è scavato,
l'è anche fluoresce',
l'è anche fluoresce'!
S'alza un bambino di pochi mesi,
s'alza un bambino di pochi mesi:
NO-TAV, attento a te,
che c'è il vele'.
Uomo lombardo, se c'è il veleno,
uomo lombardo, se c'è il veleno
lo devi be' te,
e anche il Case'.
Uomo lombardo, perché non ci ami?
Perché ci ho il TAV,
perché ci ho il TAV.
Se tu ciài il TAV, lo devi fare,
se tu ciài il TAV, lo devi fare,
t'insegnerò;
t'insegnerò:
Lassù sui monti di Val di Susa,
Lassù sui monti di Val di Susa
che c'è un tunnèl,
che c'è un tunnèl
Tu fai aprire tanti cantieri,
tu fai aprire tanti cantieri,
scavali ben,
scavali ben.
Che serve a tutti pe' anda' in Uropa.
Che seve a tutti pe' anda' in Uropa
dagliela a be',
dagliela a be'
Torna il NO-TAV tutto incazzato,
torna il NO-TAV tutto incazzato,
vede il cantie',
vede il cantie'.
O Valsusino, che cazzo vuoi?
O Valsusino, che cazzo vuoi?
Ti becchi il cantie',
ti becchi il cantie'.
Uomo lombardo, vai alla Bocconi,
uomo lombardo, vai alla Bocconi,
si chiude il cantie',
si chiude il cantie'.
Uomo lombardo, che ci ha il cavolino?
uomo lombardo, che ci ha il cavolino?
Chili ventitré!
Chili ventitré!
Sarà l'uranio che s'è scavato,
sarà l'uranio che s'è scavato,
l'è anche fluoresce',
l'è anche fluoresce'!
S'alza un bambino di pochi mesi,
s'alza un bambino di pochi mesi:
NO-TAV, attento a te,
che c'è il vele'.
Uomo lombardo, se c'è il veleno,
uomo lombardo, se c'è il veleno
lo devi be' te,
e anche il Case'.
b. Les empoisonneurs
Allons au bois, charmant Hollande,
allons au bois;
Allons au bois, charmant Hollande,
allons au bois
Nous creuserons le tunnel, merde!
Nous le ferons.
Nous creuserons le tunnel, merde!
Nous le ferons.
Faut que ça marche, que ça bouge
jusqu'à Lyon;
Fait que ça marche, que ça bouge
jusqu'à Lyon;
On s' fout de tout, faut qu'on le fasse,
on le fera,
On s'fout de tout, faut qu'on le fasse,
on le fera.
On rasera villes, montagnes
pour Bundesbank,
On rasera villes, montagnes
pour Bundesbank,
Oh, par ma foi, mon amant Mario,
même Paribas,
Oh, par ma foi, mon amant Mario,
même Paribas.
Le montagnard jamais ne parle,
a bien parlé,
Le montagnard jamais ne parle,
a bien parlé,
Ça va êt' dur, on n'a pas peur
des présidents,
Ça va êt' dur, on n'a pas peur
des présidents.
Voyez un peu, charmant Hollande,
ils l'ont fermé,
Voyez un peu, charmant Hollande,
ils l'ont fermé,
Ah, par ma foi, mon amant Mario,
n'ont pas cédé,
Ah, par ma foi, mon amant Mario,
n'ont pas cédé.
Faut appeler les flics, les juges,
aussi l'armée,
Faut appeler les flics, les juges,
aussi l'armée,
Sinon on l'fait avec Lego
ce beau tunnel,
Sinon on l'fait avec Lego
ce beau tunnel.
allons au bois;
Allons au bois, charmant Hollande,
allons au bois
Nous creuserons le tunnel, merde!
Nous le ferons.
Nous creuserons le tunnel, merde!
Nous le ferons.
Faut que ça marche, que ça bouge
jusqu'à Lyon;
Fait que ça marche, que ça bouge
jusqu'à Lyon;
On s' fout de tout, faut qu'on le fasse,
on le fera,
On s'fout de tout, faut qu'on le fasse,
on le fera.
On rasera villes, montagnes
pour Bundesbank,
On rasera villes, montagnes
pour Bundesbank,
Oh, par ma foi, mon amant Mario,
même Paribas,
Oh, par ma foi, mon amant Mario,
même Paribas.
Le montagnard jamais ne parle,
a bien parlé,
Le montagnard jamais ne parle,
a bien parlé,
Ça va êt' dur, on n'a pas peur
des présidents,
Ça va êt' dur, on n'a pas peur
des présidents.
Voyez un peu, charmant Hollande,
ils l'ont fermé,
Voyez un peu, charmant Hollande,
ils l'ont fermé,
Ah, par ma foi, mon amant Mario,
n'ont pas cédé,
Ah, par ma foi, mon amant Mario,
n'ont pas cédé.
Faut appeler les flics, les juges,
aussi l'armée,
Faut appeler les flics, les juges,
aussi l'armée,
Sinon on l'fait avec Lego
ce beau tunnel,
Sinon on l'fait avec Lego
ce beau tunnel.
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