sabato 3 marzo 2012

All Cops Are Pecorelle: Storica testimonianza da Piacenza



(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

A Piacenza, che peraltro è stata la città di Emilio Canzi, se n'erano già accorti da tempo; e talmente bene, da scrivere ACAP persino sugli autobus urbani, come si può vedere dalle foto. Naturalmente ci si aspetta ora che i vecchi torpedoni piacentini siano incriminati e messi al bando anche dai musei, oppure che un intrepido carabiniere osi salirvi sopra resistendo a questo vile insulto, e che sia seppellito da una valanga di encomi (finendo magari in encoma).


Il comune senso dello spudore


Non credo che sia un caso che il paesello del comune senso del pudore, la cui "offesa" è stata a lungo un reato (magari lo è ancora, ma non saprei dirlo) sia, in realtà, uno dei più spudorati al mondo quando c'è da mostrare tutta la protervia e la violenza di chi detiene i poteri. Spudoratezza ad un grado incomparabile. Mobilitazione generale dello spudore, fino nelle capillarità. Alcuni piccoli esempi banali.

Oggi, in prima pagina sulla Nazione campeggiano le dichiarazioni di un sindaco valsusino pro-TAV: "Io, favorevole alla TAV, sono costretto a pagare la scorta per mio figlio". S'immaginano orde di blackblocnotavanarcoinsurrezionalisti pronti a sbranarsi uno scolaro, per poi cucinarlo a mo' di salsiccia nella polenta; la scorta, poi, è sempre altamente evocativa. Il pensiero corre alle scorte trucidate di Moro, di Falcone e Borsellino; il ragazzino obbligato a andare a giocare accompagnato dagli agenti privati (saranno dei contractors?); minacce e inferni per l'eroico amministratore il cui coraggio si esprime, come è uso in Italia, nell'accodarsi al più forte senza se e senza ma, ma al contempo nel frignare ventiquattr'ore su ventiquattro e, soprattutto, nell'inventarsi idiozie strumentali a fini di propaganda. Tutto fa brodo; basta un titolo da dare in pasto alle pecorelle, che sanno essere animali ferocissimi.

Ieri, una persona di mia assoluta fiducia mi telefona dalla stazione di Parma. Mentre era lì a fare un biglietto ferroviario alla macchinetta, ecco che arriva un annuncio diffuso da un altoparlante: A seguito di una manifestazione NO TAV, ci sono ritardi alla stazione di Parma. Ci scusiamo per l'inconveniente. Sembra una banalità, un normale annuncio; ma non lo è. Avete mai sentito un simile annuncio in una stazione? Tipo: A seguito di una manifestazione contro le mozzarelle blu l'intercity 599 ha 902 minuti di ritardo? Nemmeno mentre Genova andava a fuoco nel luglio 2001 gli altoparlanti dicevano perché; si limitavano a annunciare ritardi mostruosi e cancellazioni, cose per le quali -del resto- le Ferrovie dello Stato italiane non hanno nessunissimo bisogno di manifestazioni o eventi calamitosi. Basta una nevicata del cazzo, oppure uno dei 5000 guasti quotidiani nell'epoca delle privatizzazioni morettiane. In questi giorni, invece, negli annunci si specifica che sono provocati da una manifestazione NO TAV. Ci sarà pure qualche passeggero (facciamo diversi) che, scordandosi di quel che accade ogni giorno nel disastro ferroviario italiano, rimarrà "esasperato" da questi maledetti manifestanti. Scriverà magari alla gazzetta locale, la quale prenderà in considerazione di farci su un'articolessa. E così va.

Della pagina pro-TAV e tutta sarcastica contro il movimento che vi si oppone pubblicata qualche giorno fa dalla Gazzetta dello Sport ho già parlato. Insomma, non si è davvero mai vista una concentrazione simile di spudorata servitù mediatica, fin nei livelli più infimi. Poi si capisce come mai vogliano mettere il bavaglio alla Rete, dove le notizie ancora riescono a viaggiare con un pur relativo grado di libertà. Si capisce questa, e parecchie altre cose. In questi giorni sto quasi sospendendo il mio antifeisbucchismo atavico; ben venga anche FB se serve ad opporsi a questo schifo paranoico. E ritengo che ognuno abbia il dovere di fare qualcosa. Niente seghe, per favore. Niente stronzate personalistiche, niente storielline del cazzo, niente filmini ché di film dell'orrore ne stiamo vedendo già uno inarrivabile. Che lo vogliamo o no, in Rete siamo portatori dell'ultimo spiraglio aperto di libertà, e non è il caso di chiuderlo e di rinchiudersi nel proprio vissutino. Ne hanno paura e lo dimostrano.

giovedì 1 marzo 2012

Tre modest proposals per i media nazionali


Nella foto: un ritratto di Jonathan Swift. Viene ricordato perlopiù per i Viaggi di Gulliver, probabilmente uno dei dieci libri più famosi d'ogni tempo; ma è anche l'autore di un curioso e sarcastico pamphlet, intitolato A Modest Proposal eccetera (dico "eccetera", perché ha un titolo chilometrico). In esso, in grandi linee, Swift, irlandese di nascita, propose molto seriamente -e modestamente, ovvio- che, per combattere la sovrappopolazione che affliggeva l'isola (con i conseguenti gravi problemi di alimentazione), i bambini denutriti fossero fatti ingrassare e poi, al momento giusto, dati da mangiare ai ricchi proprietari terrieri. Costoro, comunque, avrebbero sicuramente rifiutato perché non erano comunisti. Anch'io, oggi, ho da formulare tre modest proposals da rivolgere ai media italiani, impegnati oramai da giorni nel rovesciamento della realtà. Da giorni, e a pieno organico; tutti sono stati arruolati per la più viscerale falsificazione dei fatti che sia mai stata sperimentata in questo paese. Oggi, prima di andare al presidio NO TAV al Ponte del Pino, a Firenze, mi sono messo a sedere in un bar là vicino, per sorbirmi un caffè d'orzo con una scorza d'arancia; caso ha voluto che, sul tavolo, ci fosse la Gazzetta dello Sport. Non che ne sia un lettore, ma in un certo senso mi faceva piacere; pensavo, "oh, finalmente mi leggo due stronzate sugli arbitri e sui gol fantasma, un po' di pausa". Invece no. In fondo alla "rosea", tutta una pagina dedicata alla propaganda in favore della TAV, con tanto di pecorelle, eroici carabinieri, encomi, legalità, black bloc, violenti e tutto il resto. Non sto scherzando: persino sulla Gazzetta dello Sport. Quando il presidio è cominciato, il piacere di bloccare mezza città e di mandare in tilt il traffico già caotico di per sé a quell'ora, è letteralmente triplicato; però devo un salutino a una sconosciuta signora che, pur bloccata da venti minuti con la macchina a un incrocio, l'ha presa in modo del tutto sorridente e ha persino solidarizzato con noi che paralizzavamo la circolazione fiorentina. Come dire: questo non lo si leggerà mai, né sulla Gazzetta dello Sport né su quella della Repressione (giornale trasversale che può chiamarsi Corriere della Sera, Repubblica, Libero, Riformista, Giornale, Nazione e in qualsiasi altro modo).

Ma parlavo delle modest proposals; il fatto gli è che, a volte, mi fo pigliare la mano dalle lunghe premesse e divago con autentica voluttà (la famosa cupiditas excurrendi). D'ora in avanti sarò breve, quasi stringato. Le mie tre modeste proposte per i media nazionali hanno giustappunto a che fare con il rovesciamento della realtà che essi stanno concocendo, ma che, a mio parere, potrebbe essere migliorato e, magari, affidato di meno a certe esangui figure come Corradino Mineo. In sintesi:

1). I NO TAV sono resposabili della porta volata via (la celebre PAV) sul Frecciargento Roma-Brescia. Naturalmente un sabotaggio perpetrato da criminali attivisti NO TAV per poi far ricadere la colpa sull'angelico Moretti, e prefigurare scenari catastrofici. I fatti verranno presentati così: la cellula NO TAV della Toscana meridionale, composta da otto black bloc, cinque membri di Al-Qaeda, tre anarcoinsurrezionalisti e diciotto hacker di Anonymous, si è messa in azione al deposito della stazione Termini svitando la porta in modo che, dopo un certo grado di sollecitazione (circa al raggiungimento dei 250 kmh) potesse sganciarsi. Ma, grazie alla nostra eroica inchiesta, i veri attentatori sono stati finalmente smascherati. Seguiranno immediate reazioni di sdegno. L'on. Esposito del PD ne approfitterà per chiedere il ripristino della pena del rogo per i NO TAV e l'eliminazione dal lessico italiano della parola vanto (che di "no TAV" è l'anagramma).

2). I NO TAV sono responsabili dell'affondamento della Costa Concordia. Per scopi superiori come la costruzione della Torino-Lione, sarà pur necessario qualche sacrifizio; indi per cui, la mia proposta riguarda il completo scagionamento del povero comandante Schettino e l'attribuzione della responsabilità per l'affondamento della Costa Concordia ai NO TAV. La cosa è facilmente realizzabile: si preparano due o tre interviste-bomba a testimoni che hanno visto a bordo alcune persone con la maglietta del treno sbarrato o con quella del vecchietto incazzato, e il gioco è fatto. A cura di trasmissioni come La vita in diretta o Chi l'ha visto si potranno diffondere clamorose rivelazioni su pozioni date da bere all'ingnaro e incolpevole comandante, e potrà essere svelata finalmente la vera identità della perfida e ammaliatrice "moldava": tale Teodolinda Salbertrand, attivista di Bussoleno detta "A Sarà Düro". Una volta sedotto e ammaliato il comandante, giù con la manomissione della rotta fino al fatale scoglio. Sospette dichiarazioni di Alberto Perino dopo il naufragio, alle quali non era stato dato il giusto peso: "Mi inchino alla volontà popolare". Il procuratore Caselli ha comunque già aperto un'inchiesta per fatti specifici. Chiaramente, Schettino sarà reintegrato nel comando andandosi a schiantare con la Costa Mestizia su uno scoglio davanti all'isola di Montecristo. Un altro inchino, ma nessuno gli aveva detto che l'isola è completamente disabitata (sarà comunque intercettato un falso dispaccio della capitaneria di porto di Livorno, in realtà preparato dai NO TAV, in cui si comunica al comandante che a Montecristo ci sono quindicimila ricchissimi abitanti, tra cui un famoso ma non meglio precisato conte).

3). I NO TAV hanno assassinato Lucio Dalla. Questa dovrà partire in seguito a un'esclusiva di Oggi: l'anziana zia del cantautore scomparso che rivela l'amore di quest'ultimo per treni e trenini, fin da ragazzino, e che prorompe infine: "Sí, Lucio era per la TAV!". Da qui la decisione dei NO-TAV di eliminarlo, una volta per tutte. Una potente dose di un mix di erbe e piante velenose della Valsusa (tra le quali l'aconitum Pecorellae, la convallaria Phassinii e il terribile Expositum perniciosum), ed è stato ottenuto il risultato voluto. Unanime e fermissimo sdegno per il vile assassinio perpetrato ai danni del povero musicista, che rivela finalmente il vero volto dei NO TAV; l'on. Antonio Di Pietro chiede il ripristino della bollitura viva preceduta da spellatura e cospargimento con peperoncino habanero. Il presidente Napolitano invece si confonde clamorosamente e comincia a blaterare di coesione. Dal coro di condanna per il barbaro atto si stacca però Francesco Guccini, che dichiara (toccandosi ostentatamente i coglioni per essere oramai l'ultimo grande cantautore italiano rimasto in vita): "Io non ho la patente e prendo sempre il treno, però, càsso, costa troppo! Meno TAV e più intersìty! E poi, scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera". Sentento nominare le pecore, un carabiniere là presente rimane eroicamente in silenzio e riceve un encomio.

4/3/43, 1/3/12


Con questa canzone, e solo con questa, voglio ricordare Lucio Dalla. Perché è una canzone che ritengo fondamentale, scritta da Roberto Roversi. Il vecchio Lucio peloso se n'è andato, da un po' di tempo aveva smesso di attenermi seppur minimamente; ma mi ricordo anche di qualcosa che aveva fatto prima. Non mi unisco di certo a cori e coretti nazional-popolari, ma se avessi comunque dovuto scegliere fra Lucio Dalla e il vuoto pneumatico che c'è adesso, non avrei avuto dubbi. Anche, appunto, non foss'altro per questa canzone che qui. Parla di nulla che è cambiato, parla di un potere che continua a offendere, in ogni momento. Parla, e parlerà sempre, di oggi. Ciao Lucio, non ti so dire granché e probabilmente non te lo voglio manco dire. Un po' mi mancherai, comunque, sí. Nonostante le tue idiozie securitarie, nonostante l'Opus Dei, nonostante i carusi e i lupi da cui stare attenti. Ma per chi ha scritto e cantato canzoni, alla fine quelle e basta restano o se ne vanno; questa resta e resterà. Bon voyage.

Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano;
correva il Novantotto, oggi è un anno lontano.
I cavalli alla Scala, gli alpini in piazza Dom.
Attenzione:
cavalleria piemontese, gli alpini di Val di Non.

Chi era Humbert le Roi? Comandava da Roma;
folgore della guerra, con al vento la chioma.
La fanteria stava a Mantova, i bersaglieri sul Po.
Attenzione:
fanteria calabrese, i bersaglieri di Rho.

E chi era Nicotera, ministro dell'interno?
Sole di sette croci e fuoco dell'inferno.
All'Opera il Barbiere, cannoni a Mergellina.
Attenzione:
spari capestri e mazze da sera alla mattina.

Di pietra non è l'uomo
l'uomo non è un limone
e se non è di pietra
non è carne per un cannone.

Cavallo di re
la figlia di un re
l'ombra di un re
e la voglia di un re.
Soltanto chi è re
può contrastare un re.

Il gioco dei potenti
è di cambiare se vogliono
anche la corsa dei venti.

E i limoni a Palermo? Pendevano dai rami,
coprendo d'ombra il sangue di poveri cristiani.
Chi era Pinna? Un questore, a Garibaldi amico.
Attenzione:
fucilazioni in massa, dentro al castello antico.

E la tassa sul grano? Tutta l'Emilia rossa
s'incendia di furore, brucia nella sommossa.
Stato d'assedio, spari, la truppa bivacca.
Attenzione:
lento scorreva il fiume da Cremona a Ferrara.

Che nome aveva l'acqua trasformata in pantano?
Macello a sangue caldo di popolo italiano.
Un'intera brigata decimata sul posto.
Attenzione:
i soldati legati agli alberi, agli alberi del bosco.

L'uomo non è di pietra
l'uomo non è un limone
poichè non è di pietra
neppure è carne da cannone.

Quando la vecchia
carne voleva
il macellaio
fu presto impiccato;
e un re da cavallo
è anche sbalzato
e in mezzo al salnitro
precipitato,
come al tempo
del grande furore
quando il vecchio imperatore
a morte condannava
chi faceva l'amore.

Sei le colonne in fila, il gioco è terminato.
Nel bel prato d'Italia c'è odore di bruciato.
Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende.
Attenzione:
dentro ci siamo tutti, è il potere che offende.

Impara, Valsusino!


Impara, Valsusino, che tu non sei nulla. Farla finita, una buona volta, con tutte le puttanate sui diritti, sui cittadini e quant'altro; tu sei un suddito. Come tale, devi obbedire e startene buono buono davanti ai superiori interessi. Devi farti espropriare, arrestare, fermare, manganellare. Cos'è la Valsusa? Un territorio insignificante, stretto fra montagne altissime, ma che si trova su una grande direttrice europea: questa è la sua unica funzione. Fungere da contenitore di infrastrutture. Autostrade, strade, ferrovie. Spostamenti di merci e di traffico. Quindi tu, Valsusino, ti devi fare da parte. Devi accettare senza fiatare che ti scavino la montagna, che ti devastino il campo, che ti tolgano e abbattano la casa. Poi, certo, sapranno ricompensarti a dovere, ti parleranno di positive ricadute economiche, ti daranno qualche contentino (forse) che, c'è da giurarci, contribuirà anch'esso a distruggere il già distrutto.

Impara, Valsusino, che della tua opposizione a questi non importa nulla, e che hanno messo in moto tutto il loro apparato per schiacciarti. Sbirri, politicanti, media, propaganda, proprio tutto. Impara che devono comunque avere una gran paura di te, anche se sei piccolo e la tua lotta la mandi avanti con quel che ti ritrovi tra le mani, cioè nulla. Nulla, tranne la tua straordinaria determinazione a non cedere, a non obbedire. Questo fa capire bene perché abbiano preso così tanto ad usare la parola terrorismo: hanno addosso un autentico terrore. Li hai terrorizzati. E te la faranno pagare carissima. Te la stanno già facendo pagare carissima.

Impara, Valsusino, che la loro democrazia non esiste. È una truffa che, ogni giorno che passa, appare sempre di più nel suo profondo e sanguinario lerciume. Per anni e anni te ne sarai andato a votare, ti sarà parso d'avere "scelto" chi doveva "rappresentarti" in base alle tue idee; ora te li ritrovi tutti quanti, compatti, a massacrare te e la tua terra. Impara che nel capitalismo non esiste e non può esistere alcuna "democrazia", bensì soltanto un asservimento agli interessi economici locali, nazionali, globali. Ti organizzano le loro periodiche farse, arrivano in pompa magna a cercare di convincerti con le buone e con le promesse, ma al momento giusto si tolgono ogni maschera e appaiono in tutta la loro violenza. La stessa violenza che, chiaramente, cercano di affibbiare a te, sostenuti da grancasse, giornalisti, questori, menzogne, truppe, blindati e "opinionisti" ben pagati per i loro servigi. La stai osservando direttamente a casa tua, la loro "democrazia", nella sua più intima essenza.

Impara, Valsusino, che non ci può essere più nessun "dialogo" con costoro, perché l'unico "dialogo" che sanno adoperare è quello della coercizione armata. Guardali come invocano, dalle loro tv e dai loro giornali di merda, più repressione. Guardali agitare spettri da servire a tavola ai crassi utenti della loro devastazione e della loro morte. Guardali encomiare il pusillanime obbediente armato fino ai denti al quale un coraggioso ragazzo, inerme e senza toccarlo, urla sul muso ciò che esattamente è: una pecora in assetto da sommossa. Non si nascondono nemmeno più: avrebbero voluto che quello stronzo ti sparasse, ché tanto non sarebbe successo niente e, anzi, avrebbe immediatamente trovato stuoli di difensori come quel Placanica che poi se n'è andato a molestare bambine di undici anni. Lo encomiano perché non ha ammazzato, ma lo avrebbero encomiato anche se lo avesse fatto, stai pur sicuro. Guardali intervistarlo, ascoltalo parlare di "dovere", sentilo ricordare al vasto mondo che è "figlio di operai". Il figlio di operai che va a difendere, prono e senza fiatare, i potentati, le mafie, le pance piene dei Devastatori Armati. Ritireranno immediatamente fuori "Pier Paolo Pasolini", ora; il povero carabiniere "figlio del popolo". Intanto, però, il ragazzo che gli ha urlato in faccia tutto il suo sacrosanto disprezzo, lo hanno già bell'e fermato, ingabbiato. Come dice Caselli: fatti specifici. Si sappia che un "fatto specifico", adesso, può essere anche gridare a un carabiniere che è una pecorella. Una pedina nel gregge comandato. Carnettina da signorsì. (E allora, su, mettete dentro anche me perché sto dicendo esattamente le stesse cose di quel ragazzo. Le sto addirittura scrivendo).

Impara, Valsusino, che può toccare a tutti. Tocca a te come è toccato ai mugellani. Ci si passa dal Mugello, tornando a casa, e si vede la devastazione in uno stadio già avanzato e, in certi casi, già ultimato. Ogni lembo del territorio di questo paese è soltanto una vacca da mungere fino all'esaurimento. Devono farci soldi, soldi, soldi. Lavori infiniti, opere in gran parte inutili, "velocità" a prezzi esorbitanti, espulsione delle classi inferiori, trasformazione di un paese intero in un laboratorio di repressione, di protervia, di sfruttamento. Se potessero, eliminerebbero chiunque si frapponesse. Lo ammazzerebbero, democraticamente s'intende. Guardali sbavare, dai loro "leghisti" ai loro "democratici", dai fascisti ai "cattolici": tutti insieme appassionatamente, sulla tua pelle. Caricano, distruggono, arrestano, recintano...capito? Devono annientarti, e tu devi anche essere ben disposto a farti annientare. Sei parte di una "minoranza", come non ha mancato di rimarcare persino un ministro francese.

Ma è chiaramente, la mia, tutta una serie di raccomandazioni più che retoriche. Tutte queste cose, e anche parecchie altre, le hai già imparate alla perfezione, e assai meglio di me. Lo sai benissimo, Valsusino, che cosa significano tutte queste cose. Lo sai con la tua testa spaccata, con la tua baita spianata, con la tua casa condannata, con il tuo paese in procinto di essere cancellato. Lo sai quando ogni volta, ostinato e tenace, torni a lottare con in mano soltanto la tua voglia di non dargliela vinta, a tutti quei maiali. Lo sai quando rincorri una troupe di figli di puttana che sí, certo, stanno "facendo il loro lavoro"; solo che si sa perfettamente quale sia, il loro sporco lavoro di servi malpagati. Lo sai quando vedi la tua valle invasa da uno spiegamento di forze mandate a imporre il loro ordine, e nonostante questo continui a scendere per le strade, a combattere con niente in mano, a tenerli sempre sul chi vive. Non c'è nessun bisogno di uno come me per ricordartelo, Valsusino, fratello, sorella. Però la realtà è molto diversa da quello che vorrebbero farci credere con le loro bave avvelenate, ed è bene che ognuno la esprima.

Ma sí, Valsusino, lo sai anche tu bene che, alla fine, la faranno la loro TAV di merda, e che ne faranno anche altre dove tanti bei treni per signori potranno perdere liberamente le loro porte, magari risucchiandosene via qualcuno perché hanno tagliato la manutenzione. Chi più blatera di sicurezza, più rende insicuro; è una costante, questa, che l'hai imparata già da tanto, Valsusino, e l'abbiamo imparata tutti anche fin troppo bene. La faranno, ma nessuno dimenticherà. Alla fine, anche se ancora non si sa né il come e né il quando (e forse neppure il dove), il conto sarà presentato; e, per presentarlo, si dovrà non cedere, e non cedere sapendo bene a che cosa si va incontro.

Nella foto: operai. Qualcosa mi dice che i loro figli non siano mai entrati nei Carabinieri.

PAV - Porta (o Passeggero) a Alta Velocità


Mi son sempre domandato come facciano, 'sti treni a alta velocità, a marciare a dugentocinquanta all'ora e a arrivare in ritardo comunque; un giorno c'è il guasto, quell'altro c'è l'interruzione sulla linea, quell'altro ancora il suicida sui binari, tre giorni dopo c'è la nevicata del secolo, poi c'è il generico problema tecnico e via discorrendo. D'accordo che il treno, nelle delicate e geniali menti di Moretti & co., deve diventare un privilegio per pochi VIP; però che almeno lo sia in orario. Macché; si rassegnino i VIP a pazientare, ché tanto ci hanno il Freccia Club dove possono ingannare il tempo in un locale esclusivo degno del loro status.

Però quel che è successo ierlaltro dalle parti di Chiusi, sul Frecciargento Roma-Brescia, ancora non lo avevo mai sentito. All'ingresso di una galleria, pare, una porta dell'ottava carrozza si è prima aperta e poi sganciata del tutto, andandosi a stiantà' in coda al treno. Se qualche VIP esclusivo del Club (diciamo pure: qualche passeggero cui sono stati chiesti nosferatumila euri per il biglietto, oramai alle biglietterie ci sono gli assistenti psicologici) si fosse trovato nelle vicinanze di quella porta, col treno che andava appunto a 250 all'ora, le Ferrovie dello Stato si sarebbero potute fregiare del primo esempio di PAV (Passeggero a Alta Velocità), in quanto sarebbe stato immediatamente risucchiato all'esterno e scagliato via, giustappunto come una freccia, nell'eternità. O magari ce ne sarebbero potuti essere più d'uno, di passeggeri; nel frattempo, anche la spettabile porta poteva fregiarsi della sigla testé creata, involandosi nell'etere. La Porta ad Alta Velocità, un nuovo servizio offerto dalle Ferrovie dello Stato alla prezïosa clientela; chissà se in Valsusa si sta preparando anche un tunnel laterale per le porte volate via.

Tanto per ribadire, il Frecciargento 9482 era partito da Roma con 30 minuti di ritardo; in seguito alla Porta a Alta Velocità, la linea dei supertreni è rimasta bloccata per due ore. Il Frecciargento, una volta accertato che non c'erano feriti, è ripartito a passo d'uomo per la stazione di Arezzo, dove i passeggeri sono stati fatti scendere e messi su un altro treno. Certo, che come alta velocità non c'è male; saranno arrivati a Brescia con un tre o quattr'ore di ritardo, che vuoi che sia. Tutto è sopportabile con le prelibatezze servite a bordo da Chef Express, minestrine di dado e panini al caucciù pressofuso a prezzi degni dell'Enoteca Pinchiorri, e una volta a destinazione saranno accolti dal Freccia Club. C'è stato uno shift, in Italia. I passeggeri "VIP" sono più o meno trattati come disgraziati (ritardi, porte che volano, riscaldamenti guasti) mentre i disgraziati (i passeggeri ordinari) sono più o meno espulsi dal trasporto ferroviario. I disgraziati, poi (pendolari, studenti...) sono oramai stati invitati ad usufruire del comodo servizio di autospedizione via pacco, usufruendo di quell'altro meraviglioso servizio che sono le Poste Italiane.

Insomma, ci abbiamo anche la porta-killer. L'unica che avessi mai visto prima era in un vecchio film olandese del terrore, De lift, dove un'ascensore posseduto dal demonio ammazzava orrendamente chi vi saliva. La porta dell'ascensore, in particolare, aveva il compito di imprigionare il malcapitato, mentre l'ascensore si metteva in marcia da solo e lo decapitava. Un regista di film horror avrebbe ben altro materiale se frequentasse regolarmente i treni italiani. Potrebbe realizzare dei capolavori: da Il treno congelato (treno impazzito che si ferma in aperta campagna con una temperatura esterna di tredici sotto zero, ghiacciando a morte i passeggeri) a Liquefatti in carrozza (si guastano i condizionatori in pieno luglio, i finestrini sono bloccati e i passeggeri si squagliano atrocemente). Da Il treno fuori dal tempo (titolo volutamente lovecraftiano; alla stazione Termini arriva il Frecciarossa Venezia-Roma partito il 18 novembre 1998, in leggerissimo ritardo, e carico di scheletri) a quest'ultimo La porta assassina, sganciatasi per compiere orrende stragi, e inarrestabile). Prima proiezione a Bussoleno, naturalmente.

Tra i film dell'orrore non potrebbe però mancare La manutenzione. Un horror quotidiano, sembra trasparire dalle decine di denunce presentate ogni anno dalle associazioni di categoria. Come ben si sa, il personale addetto alla manutenzione è stato ripetutamente tagliato; e qui suggerirei al regista di far vedere addetti fatti a fette, Moretti che sega in due un manutentore, personale affidato alle cure del nuovo manager dr. Edward Scissorhands eccetera. Il risultato è che le porte volano, si sospetta qui l'intervento di Harry Potter. Centoventi Porte a Alta Velocità solo nel 2011, non c'è male. Poi dicono che l'horror italiano non regge in confronto a quello americano; solo noi siamo stati capaci di creare un film del genere. Ah, no, non è un film, mi dite...?

mercoledì 29 febbraio 2012

Rossella libera, porca marò!


Siccome oggi è il blogging day per la liberazione di Rossella Urru, la cooperante rapita in Algeria quattro mesi fa e della quale non si sa tuttora nulla, non starò né a ricordare gli eventi, né a tracciare figure. Per questo basterà accedere a uno qualsiasi delle decine di blog, tra i quali l'ΕΣΑΝ, che hanno aderito all'iniziativa (tipo quello di Sabrina Ancarola). Mi preme soltanto ricordare che, assieme a Rossella, sono stati prelevati con lei dal campo di Rabouni Ainhoa Fernández de Rincán e Enric Gonyalons, e che questo blogghindèi è anche per loro e per tutti i cooperanti internazionali che sono prigionieri nel disinteresse generale o quasi.

Con Rossella si va a tragedie che definire semplicemente "dimenticate" è poco.
I campi di rifugiati saharawi? O da quelle parti non c'è che sabbia infuocata? Addirittura un "popolo"? Profughi? Più che dimenticati, queste qui sono tragedie che viaggiano nel territorio dell'inesistenza; eppure ci sono delle persone che non mollano. Un giorno pigliano i bagagli e basta, dato che le armi non ce le hanno e le hanno già vendute tutte a stati, staterelli e bande, e vanno a farsi un mazzo di culo senza che nessuno ne sappia nulla. Quando poi càpita che le rapiscono, ben che vada si beccano una peraltro scarsa pubblica opinione che esprime elevatissimi concetti nelle rubriche di posta della Gazzetta del Chupachups o del Corriere dello Schiavo, del tipo "Se la sono andata a cercare" o "Ma che ci vanno a fare?"

La stessa pubblica opinione che, però, non ha alcun dubbio su che cosa vadano a fare i nostri fùrgidi eroi, quelli delle "missioni di pace", quelli in divisina e uniformotta, quegli agli ordini signorsì, quelli dell'Afghanistan e compagnia bella. Quelli che i politicanti in tivvù chiamano sempre "i nostri ragazzi", e che invece son ragazzi soltano loro e se li tengano pure coi loro milioni di euro che paghiamo però noi perché vadano a giocherellare alla guerra (scoprendo ogni tanto che ci si muore). Quelli delle giovani mogli sempre incinte. Quelli dei funerali col bambino di due anni agghindato col basco della Folgore. E quelli dei marò che fanno pum pum ai pescatori indiani, e che se n'andassero a pescare più in là una buona volta.

Come si può vedere, per i marò si smuove immediatamente mezzo mondo. Crisi diplomatiche internazionali. Parte il sottosegretario, Staffan De Mistura, un signore che prima di essere cooptato tecnicamente da Monti ha fatto per quarant'anni il superinviato dell'ONU in ogni sorta di bordello planetario. Situazione costantemente monitorata. Prime pagine dei giornali. Analisi degli opinionisti. E porca marò, davvero. Rossella Urru è prigioniera da quattro mesi. Nessuna crisi diplomatica, nessun De Miscuglio, nessun monitor, nessuno sparacazzate mediatico. Per cercare di smuovere un po' le cose tocca organizzare un blogghindèi fra un due o trecento scalzi e gnudi come il sottoscritto, la Sabrina, l'Ermenegildo e la Genoveffa de' Pisis (quella del blog sulle trine antiche di Valenciennes).

Ora, c'è da essere parecchio e crudelmente realisti.
Nessuno si immagina che i rapitori di Rossella, Ainhoa e Enric, in qualche buco a sud di Tindouf, si colleghino con l'Asocial Network e si straccino le vesti impacchettando i cooperanti in posta prioritaria e rispedendoli a casa liberi.
Ancor di meno c'è da sperare che all'Asocial Network si colleghino dalla Farnesina e che, leggendo queste parole, parta immediatamente Sgràffan De Segatura per interloquire ad alto livello; anche perché, per tutte le Rosselle del mondo, i livelli sono costantemente infimi.
Magari, d'ora in poi, sarebbe bene che tutti i cooperanti che vanno a cercare di fare qualcosa in mezzo alle merde del mondo col rischio di essere rapiti e ammazzati, si muniscano prima di partire di divise da marò. Suona sempre meglio. Nelle città ci sono persino i negozi di abbigliamento del cazzo che si chiamano "Marina Militare" e "Armata di Mare", se si chiamassero "Cooperazione Internazionale" non li venderebbero mica i golfini blé.

Ma se a una mezzaseghina di niente potrà servire questa cosa perché Rossella torni a casa, e poi magari ostinatamente a farsi il culo per gli altri che niente di straniente hanno, la fo volentieri e la rifò anche se me lo chiedono. Con tutta una salva di porchemarò e d'altre bestemmie a quel cristodiddìo, perché mi c'incazzo pure, e parecchio.