lunedì 12 settembre 2011

Buona fumatina


Da dove si comincia? Ma sí, vai, dalla macchina. Come devo aver già detto in questo faro della bloggosfera, io non ho un'automobile di mia proprietà; giro su una macchina di servizio gentilmente concessami, ma la cosa non deve ingannare. Uno, magari, s'immaginerebbe un'auto blé o chissà cosa, e invece si tratta di una Fiesta scassata nelle barbe e, come dire, piuttosto pittoresca:


Reca sí la dicitura servizi sociali, ma più che altro sembrerebbe la macchina di qualcuno che ci è stato affidato, ai servizi sociali. L'unica vettura del genere a Firenze, credo, che viaggia con l'adesivo del tutti liberi così tanto per ricordare che ci sono dei compagni e degli amici ingabbiati da qualche fantasioso eroe (= magistrato), e in più anche con lo sticker della farfallina e il bollino del traghetto per l'Elba. Dev'essere, credo, del '91 o '92 ma non oso guardare il libretto di circolazione; ha fatto quasi 286.000 chilometri.


Sorvolando sulle botte, fitte, graffi e ammaccature che ha sulle fiancate, bisogna nominare anche il paraurti anteriore patriottico: non so come, ma a un certo punto mi ci son ritrovato una strisciata bianca, rossa e verde (ma probabilmente si tratta di un accumulo casuale). Spero solo che un giorno non ci debba portare Napolitano allo sbavatoio pubblico; sul davanti, invece, da notare il cofano rincalcato sulla sinistra, dovuto a un tamponamento all'angolo fra via del Ronco Corto e il viale Nenni una mattina che tornavo a casa dormiente o quasi.

L'interno si caratterizza invece per un'oggettistica del tutto particolare; accendini vuoti, una pallina sgonfia coi colori dell'Inter (non sono interista, ma l'ho trovata per strada e per me le palline sgonfie hanno un'anima), un cestino finto messicano sempre trovato per strada e dove tengo gli spiccioli da dare agli incroci, fogliacci, un pacchetto di fazzoletti di carta che a vederlo uno si figurerebbe che ci fosse scritto "Dvx Impero" da quant'è vecchio, due stradari bisunti, pacchetti vuoti di Diana blé e quant'altro. Insomma, un quintale di ciarpame. Il sedile posteriore è smerdato da quando raccolsi il povero Néstor Lunar, e quelle sue molecole non mi riesce proprio di levarle; la tappezzeria è distrutta, e sull'impiantito ci si potrebbe metter su una coltivazione di champignons. Queste le premesse.

In questi giorni, ci tenevo pure una scatola di sigari Parodi ammezzati. Il sigaro lo comprerò due volte l'anno, e uno si potrebbe domandare anche perché, desiderando dei toscani, me ne sia andato a comprare una scatola di quelli prodotti (credo) in Canada. Finti come l'oro di Bologna; ma sono fatto a questo modo. Prima di tutto mi piaceva il nome; poi costano meno; e, infine, in qualcosa dovrò pur esplicare il mio essere bambino, meravigliato davanti alle scatoline colorate e invogliato a comprarle tanto per fare. Uno dei Parodi me lo sono fumato alla manifestazione dell'altro giorno, quella dello sciopero colonnello (generale no, per me lo sciopero generale dev'essere con ogni cosa chiusa sul serio); il resto l'ho messo in macchina.

Capirete che una macchina così è meravigliosamente comoda. La lascio parcheggiata aperta e, quando si schianta dal bollore, anche coi finestrini spalancati. Non ho da preoccuparmi della carrozzeria, gli autolavaggi possono pure riposarsi e, last bat nott list, per qualche motivo che mi è ignoto va ancora come le sassate. Stamani, andando a far la spesa, però l'ho trovata con gli sportelli aperti; stanotte qualcuno c'è andato a farci una visitina dentro, nel parcheggio condominiale.

La prima cosa che ho pensato, è che fosse servita da alcova improvvisata; condom e condominio uniti nell'erotica lotta. Ma non v'era traccia di preservativi usati nemmeno all'esterno, a meno che non si trattasse di due amanti che seguono i dettami di Santa Romana Chiesa. In compenso, dentro era un disastro: il quintale di ciarpame tutto spanto sui sedili e per terra. Vabbè. Ora, debbo dire che, anche avessero voluto rubarla, la cosa è poco fattibile: una macchina del genere sarebbe, come dire, leggermente riconoscibile. Poi, come son solito dire, facciano pure; si lascino però almeno stringere la mano per aver inteso appropriarsi di una vettura del genere. Se proprio gli serve; tanto, me ne danno un'altra. Ci sono, sí, affezionato; ma davanti alla necessità tutto passa in sottordine. Cercavano qualcosa, e sicuramente l'hanno trovata: si son portati via una penna del distributore Agip del viale dei Mille, un mozzicone di matita, una bolletta dell'Enel pagata e la scatola dei sigari Parodi (ce n'erano tre ancora dentro). La pallina interista era per terra, lo stradario incastrato nel volante (ci sarà una qualche sconosciuta simbologia?), il pacchetto di aviti fazzoletti sparpagliato su un sedile (li ho rimessi dentro con cura) e via discorrendo. Avevo, come dire, un'aria piuttosto ebete. Forse lo sono pure, ebete. Va bene così, no?

Mi dicevo, rimettendo al loro ordinato posto tutte quante le cianfrusaglie: beh, dai, almeno si faranno una bella fumatina, e non importa nemmeno che sia alla mia salute (anche sui Parodi è d'obbligo specificare che il fumo uccide e che nuoce alle donne incinte; ma ancora ho da vedere una partoriente che si fuma un toscano). Se la cosa può contribuire a un momento piacevole in una vita di merda, ben venga; c'era anche un pacchetto con due Diana blé dentro, ma quelle non se le sono prese (lo so bene che abitualmente fumo dei troiai). Dopo rimesso tutto nell'ordine dettato dalle stratificazioni del caso, me ne sono andato a fare, finalmente, la spesa. Ho messo in moto, e po po po; il contachilometri è passato da 285603 a 285604 (ma il "2" iniziale non si vede). Che l'ignoto si fumi i miei Parodi, e fumi bene; stimola l'espettorato, e un bel catarrone non si nega a nessuno. E nemmeno una canzone.