domenica 13 dicembre 2009

O mia bela madunina


Verso la città di Milano, detta anche Lavoròpoli o Arbeitstadt, non nutro una particolare simpatia. Specialmente in questi ultimi anni. Una città svendutasi alle sue peggiori componenti, una città che dà i suoi Ambrogini ai vigilantes-sceriffi, una città che ha scientificamente fatto a pezzi quella sua tensione civile che ne era forse la caratteristica più bella. Ma, oggi, Milano sembra essersi almeno un po' riscattata.

La chiameranno violenza all'unanimità di regime, come sempre. Anzi, il nazista emiparetico in camicia verde ha già tirato in ballo, e come dubitarne, il terrorismo. Invece il tizio che oggi ha preso un oggetto (c'è chi dice, addirittura, una riproduzione in ferro del Duomo di Milano) e l'ha tirato sul muso di merda che vedete qui sopra, è semplicemente un cittadino che si è rotto i coglioni del titolare del muso in questione. Di questo ignobile paperone d'accatto, e di tutti i suoi tirapiedi. Un gesto semplice, elementare: ci si mette davanti all'arroganza del potere, un'arroganza che non conosce limiti, e gli si tira qualcosa addosso. Non importa che cosa: un Duomo di Milano, un treppiede, uno sputo, un uovo marcio. Questa è l'antitesi del terrorismo. Questa è responsabilità, e capacità di prendersela pur sapendo che un picosecondo dopo cinquanta agenti della sicurezza ti saranno addosso. Pur sapendo che i prossimi anni li passerai in galera, e senza sconti.

Comincerà ora lo stucchevole balletto della solidarietà, i telegrammi, le interrogazioni parlamentari e tutto il resto. Intanto una bella botta sul grugno, però, se l'è presa. Intanto tocca con mano, anzi coi denti e col nasino, che in questo paese sta rispuntando la gente stufa, stufa di lui e di tutto il suo vomitevole apparato che si è impadronito di un paese intero. Sì, da oggi mi sento di togliermi di nuovo il cappello di fronte a Milano, il giorno dopo il 40° anniversario della strage di stato di Piazza Fontana. Una rabbia che sta rimontando, e a volte per sottolinearlo ci vuole anche un gesto tremendamente semplice come questo. Altro che processi, altro che magistrati resistenti e altre stronzate del genere: in questo gesto non c'è nessuna mediazione. Il cittadino torna ad esprimersi in un modo chiaro, spaccando il muso all'onnipotente. In mezzo alla falsità generale, si torna a parlare un linguaggio inequivocabile; e dopo la solita terrificante fiction di pansiana memoria, ecco finalmente il sangue dei finti.

E a chi si dichiarerà, con tutte le marce indietro possibili, contro la violenza e fregnacce del genere, vorrei far presente la violenza quotidiana cui ci sottopone quel signore col muso insanguinato. Oggi gliene è stata restituita un milligrammo. Saprà ovviamente ben sfruttarla con le sue televisioni, i suoi giornali, i suoi tamburi; saprà sfruttarla perché ci sono tanti e tanti, anche, che trovano più intelligente voltare la testa dall'altra parte e dedicarsi ad aria fritta. L'autore del lancio dovrà fare i conti non soltanto con la galera, con la speranza che non gli venga fatto un trattamento alla Stefano Cucchi, ma anche con chi gli punterà il ditino addosso dicendogli che ha fatto un'azione controproducente o addirittura inutile. Parleranno di clima avvelenato, senza oramai più rendersi conto che il veleno della banda Craxi (di cui Berlusconi è un'emanazione) ha permeato questo paese fin nei più remoti pertugi.

Bisognerebbe che altre persone, e tante altre, avessero il coraggio di alzarsi in piedi, oggi e domani, e dire: sì, quella persona che ha tirato l'oggetto in faccia a Berlusconi ha fatto benissimo. Senza timore e senza tremolare o biascicare acrobazie verbali, senza cercare più di tenere i piedi in due, tre o più staffe. O mia bela madunina, stasera la canto anch'io. Immaginare la madunina che si stampa sui denti di Papi, e dirle metaforicamente: Bel colpo, Maria. Si vede che, in fondo in fondo, a qualcosa servi anche te. Ad esempio far vedere che c'è ancora una Milano che il suo signore e padrone lo sbatacchia con un suo simbolo, una miniatura del Duomo. Come a voler riscattare tutta una città. Anche perché proprio nella sua città, dove dovrebbe avere folle festanti e osannanti e dove dovrebbe vincere a mani basse, sembra che ci fossero poche centinaia di lacchè più o meno precettati, o ingaggiati stile venditori di aspirapolvere nel Midwest. E c'erano però altrettante centinaia di persone che gli davano del buffone e del ladro. Che si arrivato il momento di fare il Ceauşescu sul balconcino, per il conducator delle televendite?



Massimo Tartaglia, si chiama quella persona che gli ha tirato addosso. Nato nel 1967. Nessun eroe, ma un cittadino qualsiasi. Un signor nessuno cui già sta arrivando addosso tutta la marmaglia del potere, senza distinzione di schieramento. Tenga forte e provi a immaginarsi che no, non è solo. Che con quel suo semplice gesto ha fatto vedere perfettamente che cosa sta davvero bollendo in pentola, ed è un brodo molto, molto diverso da quel che vorrebbero far credere. Quanto avrebbero dato perché l'aggressore fosse stato un anarchico, un islamico, un frequentatore dei centri sociali o roba del genere: e invece è un incensurato di 42 anni, uno qualsiasi tra la folla, una persona qualsiasi. E quando cominciano a ribellarsi le persone qualsiasi, fino a compiere gesti come questo, anche individuali, il potere comincia a tremare. Sente il terreno molto meno saldo sotto i suoi piedi puzzolenti di morte. Ovviamente già si comincia a sapere che Massimo Tartaglia avrebbe problemi mentali e che sarebbe in cura da dieci anni: vale a dire, se non puoi dargli del terrorista, dàgli del pazzo. Immediatamente.

E la si guardi bene quella foto, anzi quel fotogramma. Con il sangue addosso, sia pure in quantità limitata, è andato via ogni fronzolo. È andato via il lifting. È andato via il cerone. È andato via il sorrisone precotto stampato da trent'anni. C'è, invece, tutta la nudità della vecchia carogna, con quel sangue. C'è un vecchio stronzo che, in un giorno che doveva essere di osanna, si è invece beccato una bella mazzata che non si aspettava. Una mazzata che, finalmente, gli ha tolto la maschera davanti a tutto il mondo.

Post Scriptum (Aggiunta Posteriore)

Leggendo qua e là per altri blog che riportano commenti di varia natura su questo fatto, mi sono accorto che prevale la cosiddetta "preoccupazione per le conseguenze". C'è chi, come questo blogger che non vuole che si legga il suo blog, urla ripetutamente: "Siamo fottuti! Siamo fottuti!"; un altro, invece, ha paura di quel che potrà succedere adesso; e così via. Al povero Tartaglia viene tranquillamente dato di "cerebroleso", com'era facile prevedere.

Mi chiedo soltanto, e lo chiedo metaforicamente anche ai blogger di cui sopra e a tutti coloro che la pensano come loro, dove cazzaccio siano stati in questi ultimi tempi. Si preoccupano delle "conseguenze del terrore", ma non si sono accorti che nel terrore quotidiano ci viviamo oramai da diverso tempo? E per far finire questo terrore, in che cosa sperano? Nella gentilezza legalitaria e nei processini mediatici che si risolveranno, come sempre, in bolle di sapone?

Ma, a parte questo, vorrei porre l'accento sul trattamento che già poche ore dopo il fatto è riservato quasi unanimemente a Massimo Tartaglia. Delegittimazione allo stato puro. La sua "pazzia" sembra acclarata. Il cosiddetto "gesto isolato di uno squilibrato" (che vota per il Partito Democratico: forse l'unico suo vero gesto da squilibrato vero, non quello di oggi). A nessuno sembra venire in mente che questo gesto potrebbe avere una sua motivazione e una sua valenza: si preoccupano tutti delle "conseguenze".

Cari ragazzi, se davvero siete "preoccupati delle conseguenze" ricominciate invece ad agire per il caro, vecchio scontro sociale, invece di perdere tempo ad aspettare. Le "conseguenze" che paventate, sono già in atto da non so oramai nemmeno quanto tempo. A tale riguardo, un gesto come quello di Tartaglia è un segnale ben preciso che chiede di non essere liquidato né con pavido disprezzo, né con tremori pieni di distinguo. E se il Dvce di Arcore, come è chiaro, cercherà di sfruttare a suo vantaggio l'episodio, è necessario semplicemente impedirglielo.

E, per impedirglielo, laddove faccia i suoi "bagni di folla" bisogna andarci in cinquecento, in cinquemila, in cinquantamila. Sempre su uno dei blog di cui sopra leggo una cosa che ritengo incredibile: un commento "trovato in Rete" che il blogger ritiene "il più bello". Dice così: "Soltanto un matto poteva andare a quella manifestazione". Bello? Io lo trovo semplicemente agghiacciante, nonché idiota. A quella manifestazione, vorrei fare presente, c'erano anche delle persone, e non poche, che contestavano Berlusconi. Matti pure loro? E se ci fosse stata una piazza piena che lo contestava, sarebbe stata una piazza di matti?

Non mi resta che concludere in un modo assai amaro. Probabilmente sarebbero state, queste, in altre epoche, le stesse reazioni che avrebbero accompagnato (e accompagnarono) il gesto di Gaetano Bresci. Anche a lui diedero di matto. Anche allora i "sinistri" (socialisti e compagnia bella) si "preoccuparono per le conseguenze". Come finì Bresci è cosa nota. Però ebbe una mira infallibile, e non aveva in mano un souvenir del Duomo di Milano. Inutile dare a Berlusconi del "tiranno" se poi non si accetta che possa essere oggetto, come ogni tiranno, di un colpo di qualche cosa. Di pistola o di duomodimilano in miniatura. Inutile fare gli "oppositori" tremolanti se poi, davanti a qualcuno che osa, ci si ritira nel "no scusate io non approvo".