venerdì 19 dicembre 2014

Punizione divina!





Ora diho...'e si fa nàsce i' Matteino, 'gni si fa fà pure i' sindaho e 'un ci s'aspetta nemmeno un terremotino su i' groppone?!?...  Bene, diahàne! Intanto i' padreterno 'e cià mandaho l'avvertimento, 'e vu ll'avehe mess' a i'mondo e ora badahe di leàccelo da tre passi da' hoglioni sennò i' prossimo 'e ve lo mando d' i' decimo grado della scala Rìtte, di 'helli 'he ritte àrtro he le scale, 'e 'un ci restano manco gli scivoli de' garagi!

giovedì 18 dicembre 2014

Ah, Compagno, le ambasciate, somos todos...



AH, COMPAGNO

klikarisLavoro salariato, capitale
l'imperialismo, stadio supremo del capitalismo
la Rivoluzione tradita
ah, Compagno, quanto ci manchi...

Il tempo si è bacato
test nucleari, fronti popolari, bordelli
(via pure il Portogallo)
surplus di cattolici e di mafia
diventati multinazionali, non ci lasciano amare,
Compagno.

Spie della polizia ci salgono le scale,
cani negli stadi, ci possono quando e come vogliono
far tirare giù le mutande per perquisirci
Convivenza Pacifica e Socialismo in un paese
ah, Compagno, sapessi che fardello dobbiamo portare...

I processi di Mosca, nessuno si è opposto
sei rimasto solo come un cane
e la gente era stanca quando hanno colpito.
Lo sai, che vuoi che ti dica.
Poi hanno agito assieme. Lo sai, che vuoi che ti dica.
In Cina, gennaio '77, massacrano Lavoratori,
e tutto questo ci arriva come poesia di Mao
(e si ricomincia con le autocritiche); ah, cazzo, Compagno,
perché non ci stavi più attento?

Qui è lo stesso. La gente si rinchiude nel proprio guscio,
ci sono due partiti comunisti e migliaia
di “rivoluzionari” ermafroditi.
E così, per quanto fiacco, sei andato avanti.
Non preoccuparti, però. Ce la caveremo.
Solo che qualche volta mi sento stanca anch'io,
neanch'io ho lavoro, mi prende uno sconforto da crepare,
ed è allora che mi manchi di più,
allora che ti "sgrido" perché non stavi attento
e non mi vergogno di piangere
e di scrivere poesie
Compagno che non hai tradito
viviamo nella barbarie.


Katerina Gogou (1977) 
(La canzone tratta dalla poesia è cantata da Martha Frintzila)

 A ρε Σύντροφε πόσο μας λείπεις...
Ο καιρός σκουλήκιασε
πυρηνικές δοκιμές, λαϊκά μέτωπα, μπορντέλα και πολυεθνικές
δεν μας αφήνουνε ν' αγαπήσουμε.
Α ρε Σύντροφε πόσο μας λείπεις,
χαφιέδες ανεβαίνουν τα σκαλιά μας.

Τα ξέρεις, τι να σου πω, και μετά συνεργαστήκανε,
στην Κίνα, γενάρης του '77, σφάζουν Εργάτες.
Α ρε Σύντροφε, γιατί δεν πρόσεχες,
γιατί δεν πρόσεχες πιο πολύ;
Εδώ, τα ίδια. Κρύβονται στο καβούκι τους οι άνθρωποι.

Α, ρε Σύντροφε να 'ξερες τι βαρύ φορτίο κουβαλάμε,
έτσι καί λίγο φανείς μπόσικος, πέρασες απέναντι.
Α ρε Σύντροφε, γιατί δεν πρόσεχες,
γιατί δεν πρόσεχες πιο πολύ;
Α ρε Σύντροφε που δεν πρόδωσες,
ζούμε την βαρβαρότητα.

Α ρε Σύντροφε, γιατί δεν πρόσεχες,
γιατί δεν πρόσεχες πιο πολύ;
Α ρε Σύντροφε που δεν πρόδωσες,
ζούμε την βαρβαρότητα.

giovedì 11 dicembre 2014

Tor Mafienza


Alt. Fermi. Facciamo un passo indietro. Ripigliamoci.

In tutti questi ultimi tempi siamo stati ad agire e a disquisire sul disagio delle periferie, sulla guerra fra poveri, sui quartieri degradati, sulle istanze reali, sulla presenza nelle situazioni, sul razzismo e quant'altro. Su questo ci siamo organizzati, abbiamo fatto presidi e manifestazioni antifasciste, ci siamo scontrati con la polizia, abbiamo manifestato entusiasmi e fatto autocritiche, ci siamo scazzati (e continuiamo a scazzarci) fra di noi, abbiamo scritto cose più o meno comprensibili e quant'altro. Okkei.

Oggi, all'improvviso, si viene a sapere come sta invece la natura delle cose; e, magari, si casca pure dal pero. Mafia, solo mafia, perfettissima mafia. Soldi e potere, potere e soldi. Tor Mafienza. I “fascisti”? Bassa manovalanza di sobillatori e agitatori, che operano nei quartieri già ampiamente “lavorati” e, all'occorrenza, intervengono a comando coi “duce, duce”, i “saluti romani” e quant'altro. Saluti romani? Questi qui, a rigore, dovrebbero fare l'unico segno di riconoscimento veramente appropriato: il segno del dollaro. Nazisti? Qui non ci sono le SS, ma le $$. C'è da chiudere il centro di accoglienza minori immigrati che rompe le uova nel paniere nel mandamento (sarà bene chiamare così i “quartieri”, d'ora in poi: mandamenti)? Detto fatto: si organizza la rivolta sociale tutta bella mediatica, si assedia il centro in salsa fascista, arrivano Salvini e Borghezio, si fanno scorrere fiumi di inchiostro, le Forze Nuove vengono attivate anche in altre città (con precisi riferimenti a “Tor Sapienza”, of course), il centro immigrati da eliminare viene chiuso, il Buzzi fa un paio di telefonate e la grande rivolta sociale si placa immediatamente e tutti sono felici e contenti. C'è persino la classica mitologia tolkieniana del cazzo, la “Terra di mezzo”; ci vengono inflitte le analisi sociologiche, le interviste a Luca Telese e via discorrendo.

Il bello è che, appunto, siamo cascati dal pero (uso questo plurale tutt'altro che majestatis, ma perché sono certo di non essere l'unico, oggi, ad avere questo tipo di reazione). Come se non si sapesse a che cosa servono e a che cosa sono sempre serviti i fascisti. Urliamo e roboiamo da trecento anni che il fascismo è al servizio del Capitale e delle mafie, e poi quando la cosa ci viene messa davanti agli occhi nella sua più semplice crudezza affaristica da basso impero, sgraniamo pure gli occhi. Con tutta probabilità, non riusciamo a liberarci da un'immagine tardoromantica del fascismo, neppure noi. Vogliamo credere, insomma, che ci credano. Che siano per davvero, ad esempio, contro l'immigrazione, che siano identitari, che vogliano l'Italia agli italiani, e tutta questa gran serie di balle nelle quali, peraltro, siamo i primi a cascare assieme a una consistente fetta di popolo. Così, ora, sarà bene non sconvolgerci più di tanto. I cosiddetti “fascisti”, in qualsivoglia maniera declinati (leghe, forze nuove, tricolori, fratelliditàglia, casepound eccetera), sono dei picciotti. Al servizio di consorterie trasversali e “terre di mezzo”, di ex sparatori neri, di “angeli del bene”, di partiti democratici, di bande magliane, di “amministratori”, di amichetti e amiconi. Altro che fascisti, questi qui sono solo dei papponi con l'hobbit, pardon, con l'hobby, der “còre nero”. Fine. E sarà bene, d'ora in poi, rapportarci a questa realtà. Come dicono? “Riprendiamoci i quartieri”?... E ci credo, sennò poi come fanno a gestire business sugli immigrati, sugli zingari, sullo spaccio eccetera? I poveracci rendono soldoni a palate, ed è una merce inesauribile.

E nei famosi quartieri, ora...? Tranquilli, non cambia niente. Ci saranno sempre quelli che non sono razzisti però, quelli che nun so' fascista però sti negri (rumeni ecc.), sempre quelli della casaglitaliàni, quelli che ce l'hanno con gli extracomunitari senza nemmeno rendersi conto a quale meravigliosa “comunità” si fa riferimento, e così via. Così come ci saranno sempre i coraggiosi, le cooperative sociali, i preti di frontiera, gli spacciatori senza etnia, le tensioni, le polveriere e quant'altro. Come diceva giustamente qualcuno, il problema non è in fondo questa o quella mafia, questa o quella banda, questa o quella consorteria affaristico-politica, questo o quel gruppuscolo di malavitosi all'occorrenza travestiti e organizzati da “fascisti”. Il problema è il vero fascismo, quello della gestione legale della cosa pubblica, che non è per nulla una “terra di mezzo”. In questo è autenticamente un “fascismo del XXI secolo”, anche se ha radici antiche; altro che “Casapound”. La sua novità è che è un fascio per davvero, e nel senso letterale del termine. Proteiforme. Si può chiamare “partito democratico”, “cooperativa 29 giugno”, “lega”, “grillo”, “tèra de mezzo” e come si vuole. Persino “Stato”, tout court. Sarà a questo fascismo che occorrerà opporsi, sperando che finalmente sia stato individuato. Se si vuole impedire che sia costruita una casa, bisogna mirare ai costruttori e ai finanziatori, non ai manovali. Così Tor Mafienza scomparirà nel nulla assieme alle sue finte “rivolte” a base di money. Altrimenti, invece di anticapitalismo, si fa antimanovalismo. E' questo che bisogna andare a dire nei quartieri. A dire, e a fare.

mercoledì 10 dicembre 2014

Sangue della tua sangua



Ieri, se non erro vicino a Ancona, l'ennesima strage in “famiglia”. Strage di un “padre” che ha ammazzato la moglie e il figlio di cinque anni. Sparando in casa. Due, tre righe. Cronaca assolutamente svogliata. Una consuetudine. Si stavano “separando”, allora il “padre” interviene e separa ogni cosa, tanto che c'è. Poi si ammazza. I “padri” si ammazzano sempre, o quantomeno ci tentano. Pur sempre capifamiglia; per inciso, ma quante armi gireranno nelle “famiglie”? Va bene quando il “padre” è il classico carabiniere, agente, vigilante o chissà cosa; ma quello di ieri era un operaio. Il papà operaio con la pistola. La famiglia a mano armata, pum pum. Ti vuoi separare, moglie? Mi prende un “raptus”, calibro 7,65 naturalmente, e stermino il sangue del mio sangue. Poi mi ammazzo. Tutto normale, i giornali e le tv mi giustificano, il sor parroco invita a non giudicare e a pregare, e poi a perdonare scrutando gli insondabili misteri del disegno divino (ma che cazzo di matite usi non è dato mai saperlo).

Però, in questi giorni, tutti sono concentrati sulla mamma assassina, quella delle zone del commissario Montalbano. Quella accusata di aver massacrato il figlio di otto anni, pur senza pistolettate (le armi da fuoco non sono roba da donne, tsè). Per la “madre” non è nemmeno questione di accennare al “perdono”; è già stata condannata a morte. Se al “padre” è consentito ammazzare mogli, figlie, figli e anche il cane (è successo anche questo, non sto celiando), alla “madre”, santa donna che dà la vita, che reca nel suo grembo la benedetta progenie, che è in sostanza un utero con qualche chilo di carne intorno, questo non è consentito. Se quindi si azzarda a far fuori un figlio, viene offerta immediatamente come vittima sacrificale.

Succede così che il “padre”, come l'ampiamente dimenticato tizio di Motta Visconti dello scorso giugno, faccia fuori moglie incinta, figlia di anni 5 e figlio di mesi 20, e tutto sommato se la cavi; certo, qualche risalto per la performance, ma nessun resoconto di nottate in caserma guardato a vista, nessuna notizia se abbia dormito o meno la notte dell'arresto, nessuna moglie che urla “mi cade il mondo addosso” (anche perché la moglie, ops, la aveva fatta fuori), nessun vecchio mulino, nessun compiaciuto racconto sull'ingresso in carcere tra insulti e minacce, nessun “ci vorrebbe la pena di morte”. Perché si è limitato a sterminare il sangue del suo sangue, che sarà mai.

Molto diverso quando tu, “madre”, stermini il sangue della tua sangua. Bruno, ehi Bruno dall'Aquila, hai già scaldato il motore? Dai, stavolta si va agli antipodi, da Cogne si va in provincia di Ragusa. Il terreno è già spianato, perché lo sai bene come “funzia”. Sai perfettamente che, di tutte le quotidiane stragi e ammazzamenti in “famiglia” che accadono, ci si ricorda soltanto di quelle in cui c'è la mamma assassina, o quantomeno una donna. La perfida adolescente Erika che soggioga il ragazzino e sgozza a rondemà tra le mura domestiche. La Franzoni che da Bologna va fino in Val d'Aosta per spedire il figlioletto tra gli “angeli”. E, ora, la Veronica dall'infanzia difficile che angiolettizza il figlio a base di fascette stringicavi o che so io. 'Ste donne. Complicate sono. Imparassero almeno a usare una bella pistola, come fa il papà; invece no. Cuscini, materiale elettrico, vasche da bagno, salti dal quinto piano...

E così, in questi giorni, di una tizia che, fino all'altro ieri, era una mamma come tante sappiamo tutto. La sua infanzia infelice perché sua madre le aveva detto di essere una figlia indesiderata, la sua adolescenza problematica, la gravidanza a anni sedici, il matrimonio, il marito lavoratore, un altro figlio, i tentativi di suicidio, la marca dell'automobile, il corso di cucina, le contraddizioni, il modo in cui urla, cosa non ha voluto mangiare in caserma, i “devi morire” in galera e persino il precedente bambino ammazzato in provincia di Ragusa, nel 1946. Minchia, bambini, andate tutti a Ragusa e dintorni; là vi ammazzano uno ogni 68 anni! La prossima volta toccherà a uno di voi nel 2082, Bruno Vespa sarà bell'e morto da quel dì e, nel frattempo, potrete fare una vita tranquillissima in famiglia. Insomma, una pacchia. La mostressa c'è già stata nel lontano 2014, e, per aggiungere pathos, pure sotto Natale. I bambini |fanno l'albero per la piccola vittima della mamma snaturata. Il marito ha già pronunciato la sentenza: “può anche morire”. Succede questo a chi sopprime il sangue della sua sangua, in questo paese di sante mamme e sacre famiglie.

Il papà fa la strage? Chi lo avrebbe mai detto, era così perbene, una famiglia solare. La mamma spiàccica il figlio? Figlia indesiderata, problemi, suicidi, tipa strana, in paese la chiamano “La forestiera”. Perché i bambini non si toccano, ma esclusivamente dalle mamme. I papà possono toccarli eccome, dato che sono solari. I papà ci hanno i problemi finanziari. I papà non accettano la separazione. I papà giocano a videopoker. I papà si innamorano delle colleghe. I papà imprenditori falliscono. Ammazzano quotidianamente e nessuno scava nella loro vita, manco un tentativo di suicidio che sia uno, manco una mamma che abbia detto loro “sei nato per un preservativo bucato”, manco uno che sia rimasto incinto a 16 anni, manco un paese che ti chiami “Il Forestiero”, manco non dico un Bruno Vespa coi plastici della villetta, ma nemmeno un Gino Pinzauti di Tele Sant'Angelo a Lecore che rifaccia la scena del delitto col Pongo. Non si parli nemmeno, poi, di minacce in carcere raccontate col massimo della morbosità®, perché non sei né una mamma e né un pedofilo. Lo si sarà notato regolarmente: in casi del genere, le gazzette e le tivvù non si lasciano sfuggire il particolare. Il carcere è quella cosa dura ma giusta, dove i detenuti “hanno un'etica” tutta a base di bambini. Ci sarebbe da chiedere come facciano le redazioni a sapere cosa urla chi sta al gabbio; ci avranno degli inviati speciali rinchiusi in galera? Dal nostro corrispondente all'Ucciardone? E quell'eventuale corrispondente, che cosa corrisponde? Gli insulti e le minacce etiche al mostro o alla mostressa di turno, mica che in galera si crepa ogni giorno solo un pochino meno che in famiglia.

Insomma, benvenuta alla Veronica nel novero delle mostresse. Non importa nemmeno, in fondo, se sia stata o non sia stata lei. Dai, su, lo avevate detto tutti che era stata lei, fin dal primo giorno. Sospetto pure che lo speravate. Il pedofilo? Banale. Gli zii e la cugina? Ci hanno già pensato a Avetrana, con quella rizzacazzi quindicenne (definizione udita di persona in un bar di via Datini, a Firenze; ed era chiaro che non era stato lo zio, ma quel cesso di sua cugina). Ci voleva, sotto Natala, una bella mamma. Un po' di sangua da mettere sotto l'albera. Una bella mamma assassina di quelle pese, ogni tanto, cementa la famiglia e rassicura.

domenica 7 dicembre 2014

Dum Romae consulitur



Questo post parla degli avvenimenti di ieri pomeriggio alle Piagge (Firenze). Riflette esclusivamente il mio pensiero, ma è il pensiero di uno che, ieri pomeriggio, era perfettamente in mezzo  a quegli avvenimenti, del tutto coinvolto in senso collettivo e militante; ma non per questo disposto a rinunciare alla propria autonomia critica.
 
Le ciance meaculpàtiche, in questi ultimi tempi, vanno parecchio di moda; specialmente dopo "Tor Sapienza". All'improvviso ci si è accorti che il fascismo stava prendendosi i quartieri più degradati e difficili delle nostre città, quelli dell'immigrazione e del disagio sempre più duro, quelli del muro contro muro e dello spaccio, quelli del sottoproletariato urbano e della disperazione quotidiana. Si badi bene: dico "fascismo" e non "fascisti". I fascisti, quelli conclamati e coi loro tricolori di merda, da servi obbedienti del capitale, arrivano ben protetti in situazioni dove il fascismo e il razzismo sono già ampiamente operanti anche in chi non solo non si definisce, ma addirittura è arciconvinto di non essere fascista. Ci vuole così tanto a dire che, tra il famoso "popolo", esiste una gran quantità di merda razzista ben sviluppata negli anni e, soprattutto, ben sfruttata, e che nel concime di tale merda i fascisti "doc" crescono sani e robusti?  E, allora, all'improvviso ecco le geremiadi: Ahò, 'a compagni, nun ce semo. Ce semo fatti scappa' li quartieri, nun sapemo ascoltà la gggènte e la gggènte va co' li fasci, bisogna sapeje parlà, bisogna vìve la reartà, bisogna lancià li messaggi chiari e forti. Quando però, in una data occasione, si decide di andare finalmente a sporcarsi le mani per andare a lanciarli, questi messaggi, alla gente di un dato quartiere, quel che si raccoglie non è soltanto la solita tonnellata di repressione, di manganellate e di cariche di polizia e carabinieri. A tutto questo occorre sempre essere preparati, e una volta tanto non vorrei nemmeno parlarne troppo. Si raccoglie anche, e soprattutto, palate di merda addosso sia dalla famosa "gente", sia da chi, in teoria, dovrebbe stare dalla tua stessa parte. Allo stesso tempo, pur in mezzo alla tensione, al bailamme e alle manganellate, i fatidici messaggi partono. Vengono finalmente lanciati in modo inequivocabile alla gente del quartiere tutta affacciata alle finestre delle Piagge. A qualcuno arrivano. In qualcuno fanno breccia. Dum Romae consulitur, vale a dire si fanno tante chiacchiere teoriche, da qualche altra parte si agisce, magari in modo imperfetto, magari ancora con un'organizzazione precaria, magari compiendo anche qualche errore madornale. Con tutte le dovute autocritiche, ritengo che quanto avvenuto oggi alle Piagge sia importante anche al di là delle consistenze numeriche e del fatto che tutto quanto sia avvenuto in una realtà urbana non molto nota al di fuori della cerchia locale o che, comunque, fa molto meno "presa" di quanto avviene, ad esempio, a Roma.


Eccolo, ad esempio, uno di quei famosi messaggi, poco prima dello scoppio del casino di ieri pomeriggio alle Piagge. L'occasione: un presidio organizzato dai servetti nazisti di Forza Nuova. Il primo,  a quanto mi risulta, chiamato facendo esplicito riferimento a Tor Sapienza:


Le Piagge come Tor Sapienza. Solo che, alle Piagge, il "presidio" non lo hanno fatto. Sono stati spostati a quasi un paio di chilometri di distanza, in piazza Garibaldi a Peretola, un quartiere dove fino a non molto tempo fa -fra l'altro- non avrebbero osato non dico mettere il naso, ma nemmeno la punta del dito mignolo. La logica e l'intelligenza imporrebbero di non occuparsi più di tanto della seguente ventina di coglioni che, con due o tre "tricolori", si sono sistemati con uno striscione con su scritto "RIPRENDIAMOCI I QUARTIERI" in un quartiere che non è quello che volevano di pertinenza:


Quartiere, Peretola, dove peraltro -stando alle cronache- sono stati infamati dalla popolazione e dove, ben protetti come sempre dai loro amichetti in casco e divisa, si sono sfogati tentando di sfondare  a calci il portone di una casa da dove si stava gridando loro di tutto. Un meraviglioso modo di riprendersi i quartieri, non c'è che dire. In futuro, considerata la figura di merda che hanno fatto, sarebbe da consigliar loro di stare attenti piuttosto a che i quartieri non riprendano loro, almeno a Firenze. Questa città ci avrà diecimila difetti, sarà in larga parte bottegaia, ipocrita e provinciale e sconta la colpa di aver dato i natali a Babbeo Renzi; ma questi damerini qui, ancora, ne hanno da fare di strada prima di veder trionfare le loro blindatissime provocazioni. Senza sbirri non fanno neanche un passo. Altro che "Tor Sapienza", se dèveno contentà de Tor Peretola in bella posa come Salvini gnudo sulla copertina del rotocalco da parrucchieri. All' "angolo tra via Pistoiese e via dell'Osteria", alle Piagge, c'erano solo le forze antisommossa.


Via Veneto. Non è la famosa via romana, quella della dolce vita e degli scontri del 12 aprile scorso. A Roma è una strada famosa nel mondo, ci andava pure l'erremosciato Eugènio Scàlfavi dialogatore con Sua Santità; a Firenze è una strada di merda di casermoni suburbani, in un quartierino che ve lo raccomando, e al massimo si dialoga con un parroco un po' strano, il cui cognome deriva dall'espressione latina che significa "dei santi" (Sanctorum, genitivo plurale); interessante tipo anche se non privo di contraddizioni, come tutti noi peraltro. Uno che, comunque, in quel quartiere ci vive e ci patisce, ogni tanto ne viene allontanato perchè sposa i transgender e deve far obbediente penitenza di preghiera in un eremo lontano e che ha istituito una Comunità che tenta di far certi discorsi in quel quartierino, cosa che non è per nulla facile e che gli ha fatto guadagnare una discreta dose di diffidenza e pure odio da parte del suo gregge. Qua e là gli danno fuoco a qualche furgone, osa pronunciare -ad esempio- parole come antifascismo e rifiuta di vedere le Piagge come terreno di conquista del razzismo più idiota e desolante, quello sul quale a Roma proliferano le torsapiènze & similia, e dello spaccio d'ognicòsa di spacciabile.

Sorpresi i non fiorentini che a Firenze esista un posto del genere? Non è nemmeno l'unico. Chiaro che di Firenze non ne sapete un cazzo, non ne sanno un cazzo nemmeno i fiorentini. Delle Piagge sanno quelli delle Piagge, tra i quali alcuni erano in mezzo agli antifascisti di oggi ed altri erano tra i fascisti o tra i criptofascisti del popolo. E noialtri là a lanciare messaggi. Tipo quello che i suonatori di grancassa del degrado, dell'Italia agli italiani, del no immigrazione e quant'altro, di "destra" e di "sinistra", sugli immigrati, sugli zingari e sulla povertà di tutti ci fanno gran soldoni. Che i pipparoli cerebrolesi che vogliono "riprendersi i quartieri" arricchiscono il camerata Carminati e gente del genere. Che i disagi nei quartieri popolari e sottoproletari sono una strategia ben precisa: lassàmoli sfogà col razzismo e dando la colpa agli stranieri, mentre noi facciamo quattrini a palate. Dalle finestre delle Piagge se ne sentivano di tutte, ma è normale in situazioni del genere. E Lorsignori hanno una fifa boia di certi guastafeste che osano andarci per davvero, nei quartieri, a dire anzi urlare, con megafoni scassati, generatori dei tempi di Nonna Papera, striscioni fatti in casa e bandiere rosse e rossonere, delle cose che non si vogliono sentir dire. E poiché certe cose non si dicono alle Piagge, si mette in campo l'apparato repressivo. Il quale, naturalmente, scatta quando il presidio vuole trasformarsi in corteo per le strade del quartiere. Troppe cose sarebbero state dette, bisogna caricare quei monellacci di tutte le età.


D'accordo. Rapporti di forza. Duecento, duecentocinquanta persone armate come potrebbe essere armata la Sanbenedettese contro il Real Madrid. Errori a non finire, di quelli che alla fine fanno invariabilmente dire (quasi un must) che "la polizia ci ha quasi voluto bene". Chiusure, vie di fuga che nemmeno Bach ci avrebbe imbastito due note in croce, e così via. Intanto gli urli e i messaggi continuano a partire, e devono partire. Siamo lì per quello. Non per "insegnare", ci mancherebbe: ma per dire cose diverse, contrapposte alle strategie di divisione e guerra. Questo il senso reale del termine "antagonismo". Almeno se e quando non si vuole che sia una vuota etichetta o una serie di puttanate teorico-analitiche mentre i quartieri agonizzano puzzando perdipiù del lezzo fascista e razzista.

I fascisti di Forza "Nuova" a Peretola? Beh, ce n'era qualcuno anche alle Piagge, e dire il vero. Senza tricolori e senza striscione, però. S'era incarnato in un gruppetto di tizi all'esterno di un bar (dove fanno un ottimo caffè, va detto), che provocavano sperando, chiaramente, nella rissa. Alcuni di essi, mi hanno riferito, facevano parte di un gruppo ultras di una data squadra di pallone locale, con la maglia di colore viola che ieri sera ha fatto zerazzèro con un'altra squadra di colore bianconero, i quali si dilettano di gridare sovente, sulle gradinate, "ACAB, ACAB" per poi effettuare le loro provocazioni ben protetti da un sontuoso cordone di polizia. Come dire, All Cops Are Bastards allo stadio, ma non in via Pistoiese. In via Pistoiese, ACAF. All Cops Are Friends. 

E ora? Ora, chiaro, fioccheranno le denunce per non dir di peggio. I poliziotti e carabinieri contusi e medicati in ospedale ne sono i classici prodromi, quelli ovviamente strombazzati dai media imbeddati. C'è chi dice che non ne valeva la pena, c'è chi dice il contrario; e sono opinioni da vagliare bene, perché non appartengono solo al terreno del pensiero ma anche e soprattutto a quello della pratica. Intanto, alle Piagge s'è visto oggi qualcosa di diverso accanto a certe cose consuete. La cosa più diversa, è stata la meraviglia assoluta di un bel po' di abitanti del quartiere, che non sapevano neppure che cosa stava accadendo, ed ai quali è stato spiegato con dovizia e pazienza persino in mezzo al canaio. Qualcuno annuiva, qualcun altro strillava il classico "ci sono i bbbbambini!!" quando di bambini non se ne vedeva neanche mezzo per sbaglio (a quell'ora, i bambini sono tutti a rincoglionirsi su facebook e con Peppa Pig, del resto). Qualcuno criticava, qualcuno insultava e qualcun altro discuteva. Magari pure cambiando idea, perché in fondo non ci vuole molto. Ciò di cui, come si diceva prima, i detentori del potere e i loro servi hanno una fifa blu.

Qualcun altro, poi, rilasciava preoccupatissime dichiarazioni a base di brutta giornata, di nonviolenza e di dialogo. Peccato che, nei quartieri come le Piagge, si viva una quotidiana situazione di violenza istituzionale, e che il "dialogo", panacea di tutti i mali, non sorta altro risultato che far aumentare la presenza e l'agibilità dei fascisti, e il razzismo a rondemà; a volte, il dialogo, quello vero, ha bisogno -come dire- di una spintarella un po' più decisa e non fraintendibile, al di là di come tale spintarella possa essere percepita sul momento. A condizione, naturalmente, che non finisca qui e che non si tratti di un episodio una tantum. Migliorando mille cose, non commettendo certi errori e interagendo con le popolazioni dei quartieri (facendosi, quindi, un culo immane e rischiando manganellate, denunce e galere, perché quelle ci saranno sempre).

E il sor parroco? Lungi da me volerlo attaccare, e considero la sua attività nel quartiere degna di attenzione e di lode. Sono conscio delle enormi difficoltà che deve affrontare ogni giorno, e dei rischi che corre (non ultimo quello di essere trasferito con vincolo di obbedienza, facendo egli volontariamente parte di un'istituzione assolutistica come la Chiesa cattolica).  Ma dovrebbe, a mio parere, riflettere bene anche lui su molte cose. Sempre un compagno di strada, e sulle barricate di un quartiere che non è "Tor Sapienza"; ma su quella strada ci possono essere mescole d'asfalto assai diverse e piedi ancor più diversi. Alla fine, di essere venuto a portare la spada l'ha detto pure il suo Gesuccristo, e una spada taglia. Persino i manganelli. Buona fortuna a lui, buona fortuna a noi, e buona fortuna a tutte le Piagge del mondo, liberate dalle centomila merde di questo mondo.

Dum Romae consulitur, Plagiae liberantur.

 

lunedì 1 dicembre 2014

Anadrammi 8




MATTEO SALVINI =

V'AMO, SINTI ALTE!

Inaspettata dichiarazione d'amore del prestante leader leghista
nei confronti delle donne Rom: ora si capisce tutto il suo viavai ai campi !


MATTEO SALVINI =

SI', VOTATE MILAN!

Ma quale Le Pen! Ma quale Fronte Nazionale!
Solo il Diavolo è la sua fede!


MATTEO SALVINI =

O ISLAM, IN VETTA !

Conversione in vista?...
 (E un po' di Ramadan gli farebbe anche benino...)