(Io, però, cerco d'immaginarmi anche il sogno di quei ragazzi là, dei quattro Tehau, di Ludivion, di Chong Hue o di Dégage, di giocare una partita magari col Brasile, al Maracaná; o di ritrovarsi di fronte Iniesta, Fábregas o, perché no, Balotelli. Io ho letteralmente leticato col calcio giocato, ma da piccolo sognavo non dico di giocare al Maracaná, come tutti o quasi; mi sarebbe bastato il Comunale di Firenze. E questo post lo dedico agli snobbini di questa ceppa di minchia, agli "intellettuali" che dispregiano il pallone, ai moralisti da strapazzo, a chi non ha mai letto un racconto di Osvaldo Soriano, a quelli che "durante la finale dei mondiali quant'è bello andare a giro per la città vuota" e compagnia bella; attenti, ché nella città vuota, se chiedi aiuto perché ti piglia un colpo, non ti soccorre nessuno e crepi solo come un cane.)
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lunedì 2 luglio 2012
Appuntamento con Tahiti
E vabbè, gli è andata come doveva andare: la Spagna ci ha fatto mòrvidi. Troppo più forti, e stop. Per quel che mi riguarda, sono comunque più che contento: la Grecia si è fatta onore e la Germania è stata buttata fuori. L'Italia? Ha buttato fuori la Germania, giustappunto, e anche quegli autentici vermi calcistici che sono gli inglesi. Il calcio inglese è il più orrendo del mondo; stop anche qui. Per il resto, le mie importantissime "posizioni" me le tengo per me, così come i motivi che mi hanno spinto, in qualche piccolo post di quest'ultimo mese, a parlare un po' dei Campionati Europei di pallone. Lascio a chiunque mi legga la libertà di immaginarlo, o di non immaginarlo affatto. Naturalmente, tutti i miei più grandi complimenti alla squadra calcistica denominata "Spagna", per quello che possono valere; credo che ancora a lungo non ce ne sarà per nessuno, Brasile compreso.
Sono contento, tra le altre cose, che comunque -avendo disputato la finale- l'Italia, nel giugno del prossimo anno 2013, parteciperà alla cosiddetta Confederations Cup. La Confederations Cup è un bizzarro torneo che si svolge l'anno immediatamente precedente a quello dei Campionati del Mondo, nello stesso paese che li organizza; in questo caso, il Brasile. Al torneo partecipano solo otto squadre: quella del paese organizzatore, quella dei campioni del mondo in carica (la Spagna) e quelle vincitrici dei rispettivi campionati continentali. Poiché la Spagna vi partecipa come campione del mondo, per l'Europa la partecipante sarà l'Italia anche se ha preso quattro pappine nella finale dell'Europeo, poco fa. Le altre squadre saranno: l'Uruguay (vincitore della Copa América 2011), il Messico (vincitore della CONCACAF Gold Cup 2011), il Giappone (vincitore della Coppa delle Nazioni Asiatiche 2011), la squadra africana che vincerà la coppa continentale nel 2013 e la vincitrice della Coppa delle Nazioni Oceaniane 2012. Quest'ultimo torneo si è già disputato, e il 10 giugno 2012, proprio il giorno in cui l'Italia esordiva all'Europeo pareggiando 1-1 con la Spagna, si è svolta la finale. L'ha vinta, per la prima volta, la nazionale di Tahiti, battendo nel Lawson Tama Stadium (capienza massima: 9000 spettatori) di Honiara, la capitale delle Isole Salomone, la nazionale della Nuova Caledonia per 1-0 con un goal di Steevy Chong Hue all' 11' del primo tempo. Ha arbitrato l'incontro il neozelandese Peter O' Leary.
Il Lawson Tama Stadium di Honiara (Isole Salomone). La tribuna centrale è ricavata su terrapieni.
Tahiti ha una superficie di 1045 km2 e circa 180.000 abitanti; è, propriamente, parte della Polinesia Francese, o Pōrīnetia Farāni, Collettività d'Oltremare della Repubblica Francese. La capitale, sia dell'isola di Tahiti che dell'intera Collettività, è Papeete (134.000 abitanti). Tahiti è la nazionale di calcio del paese più piccolo e isolato in assoluto che sia stato chiamato a partecipare ad un torneo internazionale di tale rilevanza come la Confederation's Cup, che è a tutti gli effetti un torneo FIFA dal valore di vero e proprio anticipo del Campionato Mondiale. La Confederations Cup si svolge con due gironi iniziali di qualificazione di quattro squadre, che ancora non sono stati formati (mancando ancora, tra le altre cose, la qualificazione della squadra africana).
Dal 15 al 30 giugno 2013, in Brasile, si potrebbero quindi avere i seguenti incontri di qualificazione:
Brasile - Tahiti
Tahiti - Messico
Uruguay - Tahiti
Tahiti - Spagna
Giappone - Tahiti
[Squadra africana] - Tahiti
Tahiti - Italia.
Ecco, se c'era una cosa in cui speravo perché la finale dell'Europeo fosse Italia-Spagna, comunque andasse, era la possibilità di giocare Italia-Tahiti il prossimo anno in Brasile. Non resta che sperare che ci infilino Tahiti nel girone, al momento del sorteggio per la composizione. Quella sarà, per me, la partita del millennio. Con la possibilità, finalmente, di scalzare la trista Corea del Nord e tutte le sue leggendarie cazzate (tipo Pak Doo Ik che faceva il "dentista", mentre era un militare di carriera). Lì non è più questione di tifo: è sperare nell'imponderabile. La rosa attuale della nazionale Tahitiana è formata da:
Portieri: Mickaël Roche e Xavier Samin
Difensori: Tamatoa Wagemann, Tehivarii Ludivion, Angelo Tchen, Nicolas Vallar, Edson Lemaire e Vincent Simon
Centrocampisti: Lorenzo Tehau, Henri Caroine, Hiro Poroiae, Heimano Bourebare, Pierre Kohumoetini e Jonathan Tehau
Attaccanti: Alvin Tehau, Teaonui Tehau, Manaraii Porlier, Steevy Chong Hue e Roihau Dégage.
Steevy Chong Hue in azione con la rossa maglia della nazionale Tahitiana.
Gioca attualmente nel FC Bleid-Gaume, Serie C belga. E' stato pagato 75.000 euro.
Si noti come nella nazionale Tahitiana giochino ben quattro giocatori che fanno di cognome "Tehau"; questo potrebbe porre qualche problema ai telecronisti. Un attaccante fa di cognome "Dégage", che in francese (lingua ufficiale di Tahiti) significa alla lettera: "lèvati dai coglioni" (tu me dis alors qu'est-ce que tu fais là? Dégage, connard! "mi dici un po' allora che ci fai là? lèvati dai coglioni, testa di cazzo!"). Ecco, mi sia permesso di sognare che Buffon verrà trafitto da Levatidaicoglioni; poi Tahiti può vincere o anche perdere 12-1, ma chissenefrega! Oppure un'azione del genere: "Ecco che Tehau passa a Tehau, retropassaggio per Tehau che scarta Bonucci e lancia Tehau, uno-due con Tehau che restituisce la palla a Tehau...rete!!!!!". Si ricordi poi che Tahiti ha battuto, alcuni anni fa, la nazionale delle Isole Cook in un incontro di qualificazione per i Mondiali, con il lieve punteggio di 30-0.
Tahiti, regalaci un sogno!
(Io, però, cerco d'immaginarmi anche il sogno di quei ragazzi là, dei quattro Tehau, di Ludivion, di Chong Hue o di Dégage, di giocare una partita magari col Brasile, al Maracaná; o di ritrovarsi di fronte Iniesta, Fábregas o, perché no, Balotelli. Io ho letteralmente leticato col calcio giocato, ma da piccolo sognavo non dico di giocare al Maracaná, come tutti o quasi; mi sarebbe bastato il Comunale di Firenze. E questo post lo dedico agli snobbini di questa ceppa di minchia, agli "intellettuali" che dispregiano il pallone, ai moralisti da strapazzo, a chi non ha mai letto un racconto di Osvaldo Soriano, a quelli che "durante la finale dei mondiali quant'è bello andare a giro per la città vuota" e compagnia bella; attenti, ché nella città vuota, se chiedi aiuto perché ti piglia un colpo, non ti soccorre nessuno e crepi solo come un cane.)
(Io, però, cerco d'immaginarmi anche il sogno di quei ragazzi là, dei quattro Tehau, di Ludivion, di Chong Hue o di Dégage, di giocare una partita magari col Brasile, al Maracaná; o di ritrovarsi di fronte Iniesta, Fábregas o, perché no, Balotelli. Io ho letteralmente leticato col calcio giocato, ma da piccolo sognavo non dico di giocare al Maracaná, come tutti o quasi; mi sarebbe bastato il Comunale di Firenze. E questo post lo dedico agli snobbini di questa ceppa di minchia, agli "intellettuali" che dispregiano il pallone, ai moralisti da strapazzo, a chi non ha mai letto un racconto di Osvaldo Soriano, a quelli che "durante la finale dei mondiali quant'è bello andare a giro per la città vuota" e compagnia bella; attenti, ché nella città vuota, se chiedi aiuto perché ti piglia un colpo, non ti soccorre nessuno e crepi solo come un cane.)
giovedì 28 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
Ηρωική Ελλάδα!
Nostra patria è il mondo intero, η πατρίδα μας είναι ολόκληρος ο κόσμος, però c'ènno i campionati europèi di pallone, e sono ben conscio che l'intera bloggosfera si aspetta dal sottoscritto una ben decisa presa di posizione. Direi che la mia scelta si intuisce vagamente dalla Γαλανολευκή che sventola in un cielo azzurro; insomma, Grecia a palla. Nel cielo azzurro dell'Ellade, mica in quella specie di troiaio grigio-cenere che incombe sulla Polonia e sull'Ucraina sterminatrice di cani e di gatti!
Per questi campionati europèi ho due punti fermi: 1) Tifo esagerato per la Grecia; 2) Tifo altrettanto esagerato contro la Germania, chiunque vi giochi contro. Sono rimasto all'antica: è assolutamente impossibile, nonché disdicevole sotto ogni punto di vista, tifare per i tedeschi. Intanto, poco fa, si è disputata la prima partita, dove i "co-padroni" di casa polacchi se la sono vista, per l'appunto, proprio con la Grecia.
Un solo aggettivo: eroica. Nella bolgia dello Stadio Nazionale di Varsavia, ricettacolo di papisti e altre simili nequizie, la Polonia cominciava a spron battuto certa di mangiarsi l'Ellade in un sol boccone, spinta da una barbarica folla che riusciva non si sa come a incitare i propri mangiabigos senza utilizzare nemmeno una vocale. E la Grecia era messa alle corde sin dall'inizio da quelle orde, finché doveva capitolare verso il 15' del primo tempo quando il poderoso Χαλκιάς, un metro e 99 di statura, spartiate che avrebbe ben difeso anche le Termopili (figuriamoci una ben misera porta nello stadio di un paese di gente ancora vestita con pelli d'orso), veniva trafitto dal tiro di un giocatore dal nome ovviamente impronunciabile.
Si materializzavano in quel momento i peggiori fantasmi: il trionfo di quei maledetti baciapile, servi degli americani, SS travestiti da cattolici. In più, come quasi d'obbligo, ci si metteva anche il perfido arbitro spagnolo che espelleva il maestoso Παπασταθόπουλος per doppia ammonizione, inventandosi letteralmente il primo fallo e sfoggiando in occasione del secondo una fiscalità da Agenzia delle Entrate. Chiaro l'intento di favorire la "squadra di casa", peraltro formata da una congerie di tedeschi e francesi "naturalizzati" (che però presentavano il vantaggio di essere gli unici per cui era possibile pronunciare il nome, sia pure alla bell'e meglio). A tale riguardo, mi dicevo quanto sia facile ottenere cittadinanza e documenti ad hoc quando si tirano calci a un pallone; invero, parecchi immigrati sbarcano a Lampedusa con indosso una maglietta dell'Inter o del Barcellona, ed altrettanti ci saranno pure finiti in fondo al mare. Strano mondo di merda, questo.
Tornando al match, dopo la metà del primo tempo, seppure in svantaggio e ridotta in 10, l'Ellade iniziava la riscossa approfittando dello sciogliersi dei polacchi al pari di quell'orrendo burro rancido che usano a profusione nella loro mefitica cucina. Neppure l' inferiorità numerica riusciva ad abbattere i παλλικάρια ellenici, che nel secondo tempo, grazie ad una perfetta mossa dell'allenatore portoghese (non sarà un caso che, nello stesso anno 1974, la Grecia e il Portogallo si liberarono dal fascismo!) che inseriva l'incommensurabile Σαλπιγγίδης, trovava il pareggio su una cappellata immane del portiere dei baciapile (chissà se, almeno in quest'occasione, avrà tirato un sano mòccolo alla madonna di Czestochowa). Suonavano le trombe della vendetta (in ogni senso, dato che σαλπίγγα, da cui il cognome dell'Eroe, significa proprio "tromba"); ammutoliva di colpo l'enorme stadio nel quale, usualmente, vengono messi al rogo atei, bestemmiatori, libertini e negatori del potere assoluto della Chiesa.
La Polonia scompariva; ne approfittava l'Ellade, ancora in dieci contro undici, finché poco dopo non si ritrovava a disposizione l'occasione massima: un calcio di rigore assegnato dall'arbitro dopo che il ridicolo portiere polacco aveva steso in area ancora Σαλπιγγίδης, venendo immediatamente cacciato dal campo con ignominia, con venti tratti di corda da eseguirsi nello spogliatojo e immediata relegazione a vita nelle miniere di carbone dell'Alta Slesia. E qui, signori miei, si mostrava in tutta la sua grandezza la superiore civiltà ellenica su quella di que' popoli boreali. Inviato sul dischetto, infatti, il prode Καραγούνης si faceva parare il tiro dal portiere di riserva, evitando così ai barbari la disfatta davanti al loro pubblico. O quale magnanimità! O quale eccellenza d'animo! L'eroismo dei Greci si manifestava ancor di più in quel voluto errore, che significava: tiè, mangiapierogi, 'un ti stianto però fai veramente caà.
Tornava -e come dubitarne?- a farsi vedere anche l'arbitro spagnolo, che poco dopo annullava alla Grecia un goal per un fuorigioco assolutamente inesistente, decisione accolta peraltro con ostentata indifferenza. La partita terminava con la serena e composta felicità degli Eroi Ellenici, mentre il trnr dei polacchi (trnr sta per "trainer" senza vocali) abbandonava il campo scuro in volto tra i fìsti, l'infamate e gli ululati (ululì? No, ululà!) del proprio pubblico. All'esterno dello stadio, feroci pattuglie della Squadra Speciale Antimòccolo (Antimokkolska Specjalna Skwadra) provvedevano seduta stante a fustigare senza pietà i tifosi delusi, che si lasciavano andare a quanche espressione ingiuriosa nei riguardi della Santa Divinità.
Per concludere, l'Ellade dà, come sempre, una lezione di gagliardia e di indomabilità al resto dell'Europa che la guardava con compassione mista a risatine. In casa mia, da solo con addosso il gatto che pure lui faceva il tifo (della serie: in questa casa tifa Grecia anche i' gatto!), brindavo con un bicchier d'acqua di rubinetto che aveva sapor di retsina.
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