venerdì 27 gennaio 2012

Caselli.


Già.
Nessuno ci può giudicare, nemmeno tu.
E' da un bel po' che
abbiamo visto la differenza, sí.
La differenza che passa tra i servi
e quello che abbiamo scelto.
A pensarci bene
non potevi, a un certo punto,
che diventare un "eroe".
Questo paese ha un costante
bisogno di
eroi
che non abbassano la guardia
anzi, che innalzano la guardia
a sistema condiviso di repressione.
Avvertimenti.
Tutti i gradini dell'ipocrisia
scesi uno ad uno.
Provvedimenti specifici.
Non reprimiamo il dissenso!
Ripristinare la legalità.
Giro-girotondo.
Resistere resistere.
Maphia !
Ho fatto un sogno.
Ho sognato altri eroi eroici,
di quelli morti saltati in aria.
Li ho sognati come
sarebbero stati oggi,
dopo le antimafie:
tutti come te.
Tonnellate di mitologie e di citazioni,
di strade, monumenti e tribunali,
tonnellate di procure
pronte a spedire avvertimenti,
a agitare spettri,
a incarcerare,
a spezzare,
a firmare,
non passerete.
Gli stessi.

Nessuno ci può giudicare, nemmeno tu,
la verità ti fa male, lo sai.
Ti verrano stampate sulle chiappe
le scarpe dei suicidi
passate sul fango delle tue galere.
Tu e le tue sinistre sinistre,
voi e i vostri eroismi,
le massime, le conferenze, le saggezze,
lastricate di repressione e quarantuno bis.
Per ora sentite sul collo,
la mattina,
mentre vi pettinate con cura
e vi annodate la cravatta,
per ora sentite sul collo e sul viso
lo schifo che fate.
Lo schifo vostro e del vostro potere.
Lo schifo della servitù
e del fosso che avete sempre scavato.
Per ora.

giovedì 26 gennaio 2012

Valle Susa, Pistoia.


Per aggiornamenti sugli arresti odierni nel movimento NO TAV si veda Baruda.

Come ampiamente previsto, la repressione si è scatenata sul movimento NO TAV. Del tutto logico, visto che si tratta dell'unico autentico movimento di rivolta sociale presente in Italia, legato sia a un territorio e alla sua popolazione, sia ad istanze anticapitaliste, antirepressive e antagoniste. Riprendo dal blog di Baruda: "Arresti in tutta Italia: una maxioperazione di quelle da copione, con pettorina lucidata e incursioni notturne in decine di appartamenti in tutto lo stivale. Repressione pesante contro un movimento che più volte ha dimostrato di non aver certo paura delle conseguenze: un movimento orgoglioso e forte che mai s’è lasciato intimidire dalle accuse e dalle condanne di uno stato che reagisce alle proteste di un’intera popolazione, con retate e arresti!"

Scene ampiamente già viste. Scene di repressione. Tra le tante cose con cui si potrebbe iniziare un discorso a caldo, dato che i cosiddetti "ragionatori a freddo" si possono allo stato attuale delle cose accomodare a fare in culo senza passare dal via, scelgo una curiosa coincidenza. Tra gli arresti (il cui numero esatto ancora non si conosce) effettuati in tutta Italia, ne sono stati operati alcuni anche a Pistoia. Già, Pistoia. La città dalla quale può partire tranquillamente il camerata Casseri Gianluca made in Casapound per andare a fare pulizie nei giardinetti prima, e nei mercatini di Firenze poi. La città del questore Manzo, amichetto indefesso della suddetta Casapound Onlus e fedele repressore di chiunque vi si opponga. A Pistoia mica si va, all'alba, a bussare alle porte dei ribelli non conformi: no, altro non sarebbe che una rimpatriata tra amiconi ad un'ora un po' insolita. All'alba si va a bussare ai NO TAV, pardon, ai black bloc. La (dis)informazione mainstronz sta ovviamente già facendo il consueto uso massiccio dell'espressione: la direttiva è quella. Ah, se qualcuno a partire da questo momento (ore 11.07 del 26 gennaio 2012) volesse tenere un conteggio di quante volte comparirà il termine legalità, è pregato di comunicarmene il risultato alla stessa ora di domani.

Stiamo vededo infatti una volta di più (se mai ce ne fosse bisogno) in che cosa consista la legalità dei padroni e di tutti i loro tirapiedi. Una licenza poetica delle più ardite: questa parola tronca fa infatti costantemente rima con repressione e con fascismo. Dev'essere sicuramente qualche composizione futurista, di quelle che piacciono così tanto dalle parti di Questurapound. Ho come una vaga impressione che oggi, all'inferno, persino le legioni sataniche facciano fatica a trattenere il Casseri dallo spanciarsi dalle risate; e ne ha ben donde. A Pistoia si fa così, e non solo a Pistoia. Si colpisce laddove si individua il pericolo reale e non si toccano i gentili collaboratori, anche se magari vanno qua e là a eliminare qualche immigrato.

E', in definitiva, l'applicazione autentica del principio della libera circolazione. L'avete presente, no? Quella che mette d'accordo tutti, dal PD ai leghisti, da Marchionne al compagno Odifreddi, da Volkswagen Mercedes Bresso a Roberto Cota. Libera circolazione delle persone e delle merci (che sono, naturalmente, la stessa cosa). Risparmio. Modernità. Velocità. Infrastrutture necessarie. Potremmo aggiungere, come gadget imprescindibile, la libera circolazione dei fascisti, dai pistoleros di Pistoia ai diplomatici di Osaka. Tutto e tutti possono circolare liberamente, a condizione di non rompere i coglioni; e quando si oltrepassa il limite in cui si rompe i coglioni a tutto un sistema (vale a dire la legalità), si diventa immediatamente black bloc e ci pensano i questori di precetto e i GIP di ordinanza.

Suggeriamo anzi al regista Sollima, fra un romanzo criminale e le eroiche gesta del VII Celere (che meravigliosa storia di uomini!), di dedicarsi, per il prossimo filmino, a quei poveri "188 agenti" rimasti così gravemente feriti, così menomati, così impediti nelle loro funzioni psicofisiche, durate la "battaglia di Chiomonte" del 3 luglio 2011. Direi che, per Sollima, l'Oscar si sta avvicinando a gran passi. Concludo, e mi sia perdonato e capito, rifiutandomi stavolta di esprimere qualsiasi forma di solidarietà a parole nei confronti di chi è stato arrestato oggi (e/o di chi sarà arrestato nei prossimi giorni). La solidarietà a parole ha fatto il suo tempo. Ora è tempo di agire, e di agire e basta, per farla davvero vedere 'sta solidarietà del cazzo. Non sarà düra, sarà dürissima. Di quelle da farsi suonare il campanello all'alba.

Il pescatore



All'ombra dell'ultimo sole
stanno pestando il pescatore,
lo hanno ben manganellato
come fanno al disoccupato.

Vennero in tanti al parlamento,
vennero in preda allo scontento
tasse di già ce n'eran tante,
gli hanno aumentato il carburante.

E chiese al ricco la benzina,
sennò la barca non cammina.
Volò uno sputo e uno spintone,
quello rispose col bastone.

Ed era di gennaio un giorno,
e come sempre tutti attorno
i poliziotti al pescatore,
e lo pestaron con furore.

Non è la storia di un momento,
le botte contro il malcontento.
Oggi è toccato al pescatore
come ad ogni lavoratore.

Come ad ogni lavoratore,
esser represso nel dolore
dalla sbirraglia bene armata
dal capitale comandata.

Vennero in piazza i gendarmi
coi manganelli e con le armi,
cariche addosso al contadino,
tanto c'è chi ci fa il filmino.

Ma all'ombra dell'ultimo sole
han già pestato il pescatore,
lo hanno ben manganellato
come fanno al disoccupato.



mercoledì 25 gennaio 2012

Saverio Tommasi e la tribù legaiola


Il video di Saverio Tommasi è disponibile a questa pagina YouTube.

Alcune considerazioni personali.

Concordo sicuramente con chi nutre verso queste persone un interesse antropologico, o addirittura naturalistico.

Non concordo invece affatto con chi, nonostante tutto, ostenta ancora "simpatia" verso di esse, pur specificando invariabilmente che è ben lungi dall'essere d'accordo con ciò che propugnano.

Mostrare anche la minima indulgenza o "simpatia umana" verso questi esseri, o anche soltanto con alcuni di essi, è un tentativo di confondere le acque; e la confusione delle acque non è mai buona cosa.

Esaurito l'interesse antropologico (o naturalistico), resta il nòcciolo della questione: neutralizzare queste persone che, di fatto, agiscono pienamente come obbedientissimi servi del padronato. Il quale, sarà bene chiarirlo una volta per tutte, se ne serve come tali.

Non deve interessare se "coscientemente" o "incoscientemente", non deve interessare il "folklore", non deve interessare la loro "comicità" volontaria o involontaria che sia. Se un ipotetico Saverio Tommasi tedesco si fosse recato alle manifestazioni della NSDAP prima dell'avvento di Hitler al potere, vi avrebbe probabilmente notato cose molto simili, ivi compreso il "folklore", ivi compresa la "comicità involontaria".

Vi avrebbe visto facce comuni, "popolo", signore e signori della porta accanto. Vi avrebbe visto la famosa banalità del male. Vi avrebbe visto l'ignoranza spinta a livelli talmente estremi da non poter più costituire esclusivamente un'occasione e un pretesto di risate e di dileggio. E neppure esclusivamente di interesse antropologico.

Nei confronti della "Lega Nord", dei suoi caporioni e del suo "popolo" sarebbe ora di recuperare un autentico disprezzo fattivo. Non soltanto un disprezzo ideale e verbale senza compromessi e senza indulgenze, ma un disprezzo fatto anche di attacco frontale senza quartiere.

Hanno potuto contare molto sulla mancanza di quest'ultimo aspetto. Hanno potuto costituire un sistema di potere locale e centrale che è una mafia. Hanno potuto occupare le strutture portanti di intere zone del paese, dando a bere e facendo passare che esistesse una "questione settentrionale" che coincide non a caso con gli interessi economici del padronato.

I loro meccanismi sono stati analizzati sotto ogni aspetto, anche perché non sono certamente nuovi. Oramai sono chiarissimi. Ora è tempo che siano considerati per quelli che sono, vale a dire nemici di classe. E come tali trattati.

Senza distinzione alcuna. Senza gentilezze e carinerie. Senza sguardi comprensivi. Senza "dialoghi" e "ascolti delle ragioni". Senza andare a considerare l' "episodietto umano" di qualcuno di loro, ché non ce deve fregare assolutamente un cazzo. Senza sottovalutarli, perché sottovalutare è sempre comodissimo e fa risparmiare parecchia fatica.

Sono d'accordo con Saverio Tommasi e sulle conclusioni che esprime in automobile, al ritorno verso Firenze. Ma sono conclusioni cui non si può arrivare senza una dura lotta.

Per quanto rozza e stupida che sia, la piazza leghista è piazza al servizio totale del potere. Non a caso non si conosce un episodio in cui la polizia sia intervenuta ad una loro manifestazione. Fianco a fianco. Culo e camicia. Nessuna manganellata, nessuna carica, nessun arresto per il Green Bloc.

lunedì 23 gennaio 2012

Da nevoso a frimaio


Qualcuno avrà forse notato che, finalmente, l'Asocial Network ha adottato il calendario rivoluzionario francese. Se avessi potuto, avrei eliminato tout court le date dei post coi mesi tradizionali; ma la piattaforma Blogger non lo consente. Nella fervida attesa di una versione révolutionnaire, ho trovato questo calendario con aggiornamento automatico che mi permetto di raccomandar di scaricare e adottare a tutt* coloro che si sentono giacobini nel profondo, anche a costo di finire sulla ghigliottina; e per favore, che non mi si vengano -come di consueto- a caramellare i coglioni con le "contraddizioni tra giacobinismo e anarchia", ché rispondo prima con una consapevolissima pernacchia, e poi nominando il mese di Germinale.

Non ci sono soltanto ragioni ideali; gli è che il calendario rivoluzionario, coi nomi creati dal poeta Fabre d'Églantine, è in assoluto il più bel computo dei giorni e dei mesi che mente umana abbia concepito, coi suoi nomi poetici e sognanti, basati sull'alternarsi delle stagioni e dei prodotti della terra. Un calendario pienamente pagano, e autenticamente pagano: via i santi, via tutte le chiese, e largo alla natura. Un calendario civile, repubblicano, e un calendario anche di allegria e di gioia di vivere. Non poteva durare; gli dèi, in ogni luogo, si sono impossessati anche del tempo. Ci sono stati, come ad esempio nella Russia sovietica, altri tentativi di fondare un calendario rivoluzionario; ma nessuno può seppur minimamente aspirare alla bellezza di quello francese.

Anche per questo, ho sempre trovato autenticamente commovente l'omaggio che il famoso gruppo nantese dei Tri Yann gli ha fatto nel 1990, in coda all'album Le pélégrin: commovente e singolare, dato che si tratta di un concept album che parla dello squinternato pellegrinaggio dell'irlandese Ian a Santiago de Compostela, a cavallo nel tempo. La canzone De nivôse en frimaire è l'inno al calendario rivoluzionario, in forma di vera canzone popolare, ed anche una trovata assolutamente geniale: al pellegrino che si dirige verso il santuario supremo della cristianità europea viene rivolta una canzone finale interamente basata sul calendario rivoluzionario. Vorrà dire qualcosa? Lascio a tutti le proprie ipotesi, se ne avranno. Intanto ribadisco che il qui presente Asociale è nato il 2 Vendemmiaio dell'anno CLXXII, cosa ben diversa dal volgare "25 settembre 1963" con cui è registrato all'anagrafe. Data buona al massimo per il codice fiscale, per il "63P25". E' come il naming of cats di Eliot: alla piattitudine lasciamo pure la data tradizionale, mentre quella vera e profonda sia posta tra nevoso e frimaio. E se non mi è stato dato di nascervi, che almeno mi sia concesso di morire in Germinale! E ora ascoltatevi la canzone, perché è deliziosa.



Si l’hiver au château trouve nobiesse au chaud,
Le bourgeois dans close litière,
Il jette en chemin au failli pélégrin,
Misère, gelure et malandrins.

Si Nivôse en froidure présage fruits bien mûrs,
Neuve paille aux toits des chaumières,
Pluviôse au balcon, Germinal aux tisons,
Si maigres flocons, maigres chapons.

Printemps en courroux finira doux, tout doux ;
Le coucou chassera loups et renards.

Si Germinal est frais, si Floréal est chaud,
Il y aura du foin pour tes chevaux,
Floréal pluvieux, Prairial trop venteux,
Feront le paysan disetteux.

Soleil en été gorge caves et greniers,
Messidor vaut pour maîtres et pour valets.

Fructidor en pluie fera verger rempli
Si soleil vient à point dorer le fruit.
Vendanges dans joie feront l’hiver moins froid,
Vendémiaire est dit-on sorcier du vin.

Si Brumaire est de glace, la vermine trépasse
Et l’automne se meurt en Frimaire,
Reviennent au chemin du failli pélégrin
Misère, gelure et malandrins.

Se l'inverno al castello trova la nobiltà al caldo
E il borghese in un comodo letto,
Getta sul cammino del povero pellegrino
Miseria, gelate e briganti.

Se un Nevoso freddo è presagio di frutti ben maturi
E di paglia nuova sul tetto delle capanne,
Se a Piovoso sei al balcone, a Germinale sarai col tizzone,
Se nevica poco ci sarà magro cappone.

Una primavera corrucciata finirà assai dolcemente;
Il cuculo scaccerà via i lupi e le volpi.

Se Germinale è fresco, se Fiorile è caldo
Ci sarà fieno per i tuoi cavalli,
Ma un Fiorile piovoso e un Pratile troppo ventoso
Getteranno il contadino nella carestia.

Il sole estivo ricolma cantine e granai,
Messidoro è per i padroni e per i servi.

Se piove a Fruttidoro si riempirà il verziere,
Se il sole viene al giusto punto a dorare i frutti.
Un'allegra vendemmia renderà meno freddo l'inverno,
Vendemmiaio, si dice, è il mago del vino.

Se Brumaio è gelato gli insetti nocivi muoiono
E l'autunno muore in Frimaio,
E tornano sul cammino del povero pellegrino
Miseria, gelate e briganti.

domenica 22 gennaio 2012

Medalland


Mi piacerebbe far gestire la cosa ai Monty Python. Dunque, secondo i dati attuali, l'Isola del Giglio ha 1465 abitanti; quindi, se si vuole attribuire una medaglia al valore alla popolazione dell'isola (poteva il Tirreno perdere un'occasione del genere?), si hanno due strade: o si forgiano 1465 medaglie e le si distribuiscono ai gigliesi, uno per uno, oppure si medaglia l'isola tout court. Un bel medaglione da Guinness dei Primati, da applicare magari sul punto più alto dell'isola (m 405 sul livello della Costa Concordia) in modo che tutti lo vedano e possano far l'inchino quando passano. E mica si penserà di cavarsela appuntando una medaglietta del cazzo ("cazzo" si può finalmente dire liberamente, da quando lo ha urlato il De Falco) al gonfalone; eh no. E' ora di finirla con queste tirchierie al valore, perdiana.

Sono peraltro ragionevolmente certo che, ai gigliesi, della medaglia non importa un fico secco. Importerebbe molto di più, e a piena ragione, che si sbrigassero a levare di mezzo quel popo' di tròschi di nave dalle loro acque, prima che le trasformi in un bel brodino di idrocarburi alifatici. Lo so che non è semplice, e che il relitto non è propriamente quello di un motoscafo; però i gigliesi non campano di medaglie, campano di turisti che per due mesi e mezzo all'anno vanno a fare il bagnetto in quelle acque limpide. Quindi, per l'amor del cielo, si faccia alla svelta a tirare su quello stracatacazzo di beauty farm galleggiante, e a restituire ai loro cari quei poveracci per cui è diventato una tomba; poi si conceda ai gigliesi, o all'isola del Giglio in toto, la graditissima medaglia di non far avvicinare mai più uno di quei tamburlani a meno di dieci miglia. Quella sola, e sul serio.

Mi chiedo poi: e che cosa mai avrebbero dovuto fare i gigliesi, visto che un transatlantico di assurdomila tonnellate era naufragato a cinque metri dal porto con a bordo tre isole del Giglio intere? Barricarsi nelle case chiudendo le porte a tripla mandata? Slegare tutti i pitbull e i mastini napoletani disponibili per ricacciare i naufraghi sulle scialuppe? Esporre agli ingressi degli alberghi cartelli con su scritto "Non si accettano naufraghi senza prenotazione"? E la famosa chiesa? O non è la casa del Signore sempre aperta? Che doveva fare il parroco, sprangarla perché al Signore non garba l'umido? I gigliesi hanno semplicemente esercitato un elementare atto di umanità e di soccorso collettivo in una situazione di emergenza, né più e né meno come fecero, ad esempio, quei fiorentini di Santa Croce quando, il 4 novembre 1966, si videro piombare in casa i carcerati delle Murate che rischiavano di annegare nella galera alluvionata. La quale fu aperta dal direttore e dalle guardie. Alcuni decisero poi di tornare in carcere, mentre alcuni evasero; un giovane detenuto si buttò in via dell'Agnolo allagata da tre metri d'acqua, e annegò. Ma a chi accolse in casa quei galeotti non fu torto un capello, né rubato nulla. E non ebbero nessuna medaglia al valore, anche se forse è più facile pigliarsi in casa o in chiesa quattromila naufraghi di una crociera Costa piuttosto che un centinaio di carcerati per reati vari.

Tutto questo non vuole affatto sminuire ciò che hanno fatto i gigliesi. Tutto il contrario. Ma, invece della medaglietta, bisognerebbe che esigessero che simili tragedie travestite da farse non si abbiano a ripetere, né al Giglio e né da altre parti. Titanic una sega. Il Titanic andò a sbattere contro un iceberg in mezzo all'oceano, non in uno scoglio per fare l'inchino o chissà che accidenti d'altro. Si era nel 1912 e Marconi stava ancora tentando di convincere il mondo che la radio serviva a qualcosa. Cent'anni dopo, una nave come il Costa Concordia è dotata di apparecchiature che, se ce le avesse avute l'Apollo 11, sarebbe andata su Giove, non sulla Luna. Ciononostante, la vita di quattromiladuecentotrentanove persone è stata messa in serio pericolo per qualcosa di cui non si vede il motivo. Sarà bene ricordarsene, invece di fare metafore e di proporre medaglie al valore. Invece di filosofare e di ipotizzare navi "anarchiche", ovviamente sempre come metafora della società futura. Ho una certa qual consuetudine coi testi anarchici, e non mi risulta che Malatesta, Kropotkin, Bakunin, Réclus, Alfonso Failla, Johann Most o Alfredo Bonanno abbiano mai ipotizzato navi senza un comandante. Cafiero e Bresci ammazzarono presidenti e re, non comandanti di navi. Se lo stesso Bresci non ci avesse avuto un bravo comandante che lo riportava in Italia da Paterson a bordo del Gascogne, Umberto I sarebbe andato a dormire tutto contento la sera del 29 luglio 1900.

Sono, e lo so bene, una persona poco originale. Vado avanti con delle idee e dei pensieri fissi. Sono anche abbastanza poco elastico. Infine, sono certamente un piccolo borghese con tutti i relativi e disprezzati rimasugli di buonsenso spicciolo. Il fatto è che, in questi giorni, ne ho sentite di tutte, e mi sono veramente rotto i coglioni. Questa della medaglia al valore ai gigliesi ha fatto traboccare il vaso, perdipiù nel paese degli eroi dove ogni città e ogni borgo sono medagliati per la "Resistenza", ma dove si permette ai fascisti di fare quello che vogliono. Poi ci ho un'altra idea fissa, che non riesce proprio a abbandonarmi.

Si basa, certo, su un'ipotesi. Del tutto irreale alla luce dei fatti, ma i fatti a volte spengono la luce. Poniamo che, davanti all'isola del Giglio, non fosse transitata la navona da crociera, bensì un cargo scalcagnato con a bordo un migliaio di immigranti clandestini pigiati come sardine. Poniamo che, invece di "Costa Concordia", sulle fiancate ci fosse stato scritto "Frizullo". Poniamo anche che il comandante della Frizullo, o Firozillo, seppur passibile di novecento anni di galera, sia stato abbastanza in gamba da non andare a inchinarsi contro uno scoglio, ma abbia cominciato a affondare in modo naturale, per cedimento della nave, splòp. Poniamo infine che, nonostante tutto, abbia chiamato a Livorno l'eroico De Falco un minuto dopo. Tutto ciò non si può porre, perché notoriamente, e fortunatamente per lei, l'isola del Giglio non è mai stata (e probabilmente non sarà mai) sulle rotte battute da navi del genere; non è nel canale di Sicilia e non si chiama Lampedusa. Al Giglio non ci sono "centri di accoglienza", CIE, sbarchi quotidiani, rivolte e quant'altro; quindi, tutto questo mio "porre" è frittura d'aria. Ma lo pongo lo stesso, perché è domenica mattina, ho la cervicale da tre giorni, il gatto dorme e oggi la Fiorentina le busca pure a Cagliari. Bene, chissà come la avrebbero presa, i gigliesi, in un'eventualità del genere. Avrebbero aperto le loro case a naufraghi puzzolenti e magari non ottimamente intenzionati, facendo a gara di solidarietà? Il parroco la avrebbe aperta, la chiesa? E gli albergatori si sarebbero precipitati a mettere le camere a disposizione di quei disperati? E la Bossi-Fini? E le espulsioni immediate? E il ministro che urla "Tornate in mare, cazzo!"? E quanti morti? Dove quelle rotte esistono per davvero, ce ne sono a centinaia ogni anno. Per i Lampedusani non mi risulta essere mai stata proposta nessuna medaglia al valore. Facile essere generosi e solidali quando i naufraghi son tutti bellini e rassicuranti, e quando il naufragio è stato un "una tantum" casuale e provocato da una serie immane di idiozie; mica ci sono organizzazioni intere che spediscono le carrette dei profughi, al Giglio.

Ma poiché io voglio pensare sempre per il meglio, e sono un ottimista incrollabile che sparava battute (seppur cretine) persino su un lettino di terapia intensiva ("Prelievo, signor Venturi!" "E che sono, un bancomat?"), sono certo che i gigliesi si sarebbero comportati anche in quel caso da esseri umani. Che non avrebbero fatto alcuna differenza, lassàndola altrui come diceva l'Angiolieri. Che avrebbero accolto i naufraghi della "Frizullo" (o Firozillo) allo stesso modo. Che avrebbero aperto case, chiese, alberghi, magazzini, stalle, cisterne, internet point, pizzicherie, torri medievali, fari e cabine della spiaggia. Che avrebbero dato una bella lezione a tutti quanti, altro che medaglia al valore. Che dal Giglio sarebbe cambiato davvero il vento, visto che le isole sono il regno dei venti che cambiano. Io me lo voglio propio stracredere. L'unica gigliese che ho conosciuto bene (perché abitava all'Elba) aveva un cognome strano, ma comunissimo su quell'isola: Rum. Il quale non c'entra niente con il liquore, ma deriva dalla denominazione turca dei greci ("romei", Ρωμαίοι): pensate a quali incroci e a quali naufragi quel cognome dev'essere arrivato su un'isoletta del Mar Tirreno; pensate ai gigliesi di qualche secolo fa, che non si devono essere fatti problemi a accogliere fra di loro "li turchi", quelli del "mamma li". E non c'era, allora, nessun Tirreno che proponeva appelli medaglianti, firmati anche da indefessi sgomberatori di immigrati come Matteo Renzi, da eroici fan dei "CIE umani" come Enrico Rossi e persino dal prode Marcello Lippi che s'è fatto sbattere fuori dai mondiali dalla Slovacchia.

sabato 21 gennaio 2012

Laura Senzabandiera e la minorità


A sedici anni non si può andare a spasso per gli oceani; bisogna andare a scuola. Bisogna andare a imparare come diventare schiavi del lavoro e del mercato, altrimenti sono guai seri. Ti arrestano, direttamente. Si coalizzano per rimetterti in riga, ragazzina: ma che ti sarà saltato in mente di farti il giro del mondo su una barchetta a vela, quando alla tua età hai tutta una serie di attività codificate dalla società, dallo stato e dai mercanti? Devi studiare sui libri che ti mettono in mano, se sei fortunata; altrimenti, sempre a sedici anni, puoi andare tranquillamente a fabbricare stracci al nero in qualche laboratorio i cui titolari, generalmente, non vengono arrestati affatto. A meno che il laboratorio non bruci, o non succeda qualche altra disgrazia; perché a sedici anni puoi anche morire. Capito, Laura? Non ti devi stupire che il tuo stato, i tuoi servizi sociali e quant'altro, ti stiano dando la caccia e perseguitando. Sei un'intollerabile anomalia. Andare per gli oceani ti è ufficialmente vietato. Non puoi decidere della tua vita, decidono gli altri. Istanze superiori. Per te si sono scomodati addirittura il governo olandese e la polizia marittima di Sua Maestà Britannica; è la minorità, cara mia. Te la stai imparando sulla tua pelle. Hai osato fare quel che ti è parso, prendere una barchetta e andartene; non si fa così. Non devi soltanto andare a scuola: devi fungere da target per i vestitini, i gadgets e Justin Bieber (a proposito, lui ci sarà andato a scuola?). Devi tranquillamente fungere da oggetto sessuale, e non soltanto di tuoi coetanei. Quanto alla scuola, devi beccarti la Gelmini se stai in Italia, oppure i libri che ti dicono che Pinochet ha guidato un simpatico governo militare se stai in Cile; nei Paesi Bassi non lo so, ma se tu mi dicessi, cara Laura, che preferisci le onde dell'oceano a Geert Wilders non me ne meraviglierei. Poi, a sedici anni, hai tutta una serie di cose che puoi fare: puoi essere stuprata dal branco, puoi incappare nel paparino separato quando gli piglia la voglia di trasformarti in angelo per fare un dispetto alla mamma (se non l'ha già ammazzata prima, chiaro), puoi tornare da scuola e farti crollare sopra una palazzina abusiva intera (e poi dicono che è pericoloso il canale di Drake!), puoi passare il tempo a sfogliare Top Girl, puoi scoprire i valori di Forza Nuova e di Casapound (dai, su, ci saranno pure una Nieuwe Kracht e una Poundhuis anche in Olanda...), puoi farti convincere che i rumeni hanno lo stupro nella cultura, puoi tirare un gazzettiero sospiro di sollievo che gli zingari non t'abbiano rapita quando portavi i pannolini, se ti piglia la voglia di scappare dopo un po' ci hai Chi l'ha visto alle calcagna, se ti angiolettìzzano ci hai invece La vita in diretta e Bruno Bzzzzzzzzzzz, e magari puoi anche essere tranquillamente manganellata da adulti e padridifamiglissimi poliziotti mentre stai manifestando proprio perché la famosa scuola dove ti vogliono mandare per forza anche a costo di arrestarti sta andando privatizzazionescamente a catafascio. Tu pensa se un tuo coetaneo greco ci avesse avuto pure lui la voglia di navigar per mare, e lo avessero arrestato per rimandarlo a scuola prima, e per farlo imbattere nella pallottola vagante dell'agente speciale Korkoneas poi. Vedi quante cose ti fanno fare, a sedici anni; senza contare, ovviamente, la tua prezïosa presenza sui Social Networks, dove puoi persino specificare se hai il fidanzato o una situazione complicata.

L'ho sempre detto che alla tua età non si ha scampo. Oltre a questo, sei pure una Laura; non so come mai, ma qualcosa mi dice che, se tu fossi stata un Cornelius o un Hendrik Willem, le cose sarebbero state almeno un po' diverse. Persino nella modernissima Olanda. A proposito, cara Laura: c'è un'altra cosa in cui mi sei garbata parecchio. Quando, dopo tutto quello che ti stavano combinando, hai preso e hai ammainato la bandiera olandese. Laura Senzabandiera, che hai il coraggio di dichiarare quanto segue: "Negli scorsi undici mesi ho dovuto affrontare temporali e mareggiate, pericolose barriere coralline e difficili approcci ai porti, mantenendo la barca in buone condizioni e me stessa pure. Credo che sia stata una buona scuola e che io abbia dimostrato di essere stata promossa. Ma in più ho dovuto viaggiare con la costante preoccupazione degli umilianti fastidi che le autorità olandesi davano a mio padre e con il timore che, al mio ritorno, mi avrebbero separato da lui per consegnarmi a degli assistenti sociali, come se fossi orfana e incapace di badare a me stessa. Ho perfino paura che all'arrivo ci siano dei poliziotti ad attendermi con le manette. Ebbene, non ci sto. Avevo deciso di non terminare il mio giro del mondo in Olanda proprio per protesta contro il comportamento del mio paese. Per la stessa ragione ho ammainato la bandiera olandese dalla mia barca. E per lo stesso motivo ora sto pensando di andare a vivere da un'altra parte".

Insomma, sí. Puoi fare tutto, a condizione che sia quello che vogliono le autorità. A condizione che non sia andare per gli oceani innalzando la bandiera dei sogni e della libertà. Ragazzina, devi stare alle regole e nei posti che ti sono stati assegnati. Lo stato coi suoi giudici e con i suoi educatori lo ha deciso, e non puoi certo immaginare di ribellarti. Presa, impacchettata e rispedita a scuola. Sicuramente non te ne farai niente, ma almeno sappi che qualcuno, da qualche parte del mondo, si alza invece in piedi davanti a te, ti abbraccia e ti dice di ripigliare la tua barca e di andartene sul grande mare. Quel mare dove a te vogliono impedire di andare, e dove invece fanno andare gli Schettini con stipendi da favola.