domenica 26 agosto 2007

Arianna e la merda


Le scritte sui muri si dividono in due categorie: quelle grandi e quelle piccole. Di quelle grandi non voglio parlare: ne esistono a libri e collezioni fotografiche intere, e sono state oggetto di dibattiti e controdibattiti, studi approfonditi (sociologici, di costume, di ogni genere). Non mi sentirei tra l'altro per nulla all'altezza di parlarne. Particolare curioso, non ne ho mai tracciata nemmeno una.

Poi ci sono quelle piccole, quelle scritte col pennarello. Quelle che quasi nessuno ci fa caso. Eppure ogni muro, ogni porta di cesso pubblico, ogni panchina le riporta. Non solo col pennarello, ma spesso incise nell'intonaco o nel legno. Sono queste che attraggono la mia attenzione; e, nell'attirarla, hanno la singolare caratteristica di innestarmi dentro delle storie che non potrò mai raccontare.

Perché sono storie che nascono, vivono e muoiono nello spazio di pochi secondi. E' l'immaginazione istantanea che si forma e si dissolve nello spazio di un respiro. E' quel brevissimo istante in cui si è il pennarello, o la chiave, o l'oggetto qualsiasi che ha tracciato quell'espressione di un'esistenza sconosciuta.

A dieci metri da casa mia, all'angolo fra due strade, su una specie di colonnina sportellata (ci devono essere dei contatori, o delle derivazioni elettriche o telefoniche, non so), c'è da anni il più stupefacente concentrato di nichilismo che abbia mai visto, scritto piccolissimo con un pennarello nero.

Dice così: Juve merda, Viola merda, tutto merda. E ci vuole del coraggio. Dire "Juve merda" a Firenze è pane quotidiano, con la rivalità storica che esiste tra la Fiorentina e la Juventus. Ma scrivere "Viola merda" a Firenze è impensabile; è una sorta di rivolta. La rivolta che sfocia nell'affermazione categorica: tutto merda. E "tutto" non è una parola leggera. Tutto significa tutto. La Juventus, la Fiorentina, la colonnina, i contatori, il quartiere, Firenze, l'Europa, il mondo, l'universo intero.

Sull'altro lato della colonnina, una cosa assai curiosa. Un'altra scritta. Con lo stesso pennarello e la stessa calligrafia. C'è scritto: "Arianna la da [senza accento] a tutti". Ciò presuppone con forte probabilità che Arianna la dia sì a tutti, fuorché all'autore della scritta. In una di quelle storie istantanee di cui parlavo sopra, l'autore, presa coscienza dell'impossibilità di farsela dare da Arianna, stabiliva poi la terribile vendetta generale esplicitata nell'attribuire a tutto quanto la consistenza della merda (Juventus, Fiorentina e Arianna comprese); ma in un'altra versione accadeva l'esatto contrario: l'autore, preso definitivamente atto che tutto è merda, regolava un ultimo conticino con Arianna che non gliela aveva data.

E se gliel'avesse percaso data?

"Juve merda, forza Viola, la vita è meravigliosa e Arianna è il suo fiore"?

Chi lo sa.

Poco più in là, infatti, oltrepassata la casa del popolo, la stessa mano ha tracciato l'ultima scritta, con lo stesso pennarello nero. Dice: "Non so". L'ultima, o la prima?

2 commenti:

franco senia ha detto...

"Dubito di tutto, forse"
Letto sulla parete del cesso della Cantina Mediterraneo, a Forsinone.

salud

Venturik ha detto...

"Io lo so chi sono: la panchina" - inciso con una chiave o qualcosa del genere al monte Perone, Isola d'Elba