lunedì 26 gennaio 2015
domenica 11 gennaio 2015
sabato 10 gennaio 2015
venerdì 9 gennaio 2015
Libera nos Domine / Délivre-nous, Seigneur
A morte nigra et sicca
A morte innaturali
A morte praematura
A morte biomechanica
Astynomica manu
Insani vel praetoriani
A dioxina, a pigmentis
A viario accidente
A pyrobolis omnigenis
Errantibus in aëra
A totis his rebus
Et ab omni alio malo
Libera, libera, libera,
Libera nos, Domine.
A stultis ex omnibus
Gentium varie pictis
A sanctae fidei adeptis
Ab eorum odore
Ab insanis Iacobinis
Ab eorum ardore
Ab idolatris et martyribus
Odii et terroris
A paradisi fautoribus
Dicentibus "est pro amore",
A manichaeis ululantibus
"Nisi nobiscum prodes"
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine.
A spiritus pauperibus
Et ab intolerantibus
A falsis sapientibus,
Ab hebdomadiariis incultis
Ab herois, navigatoribus,
Prophetis, vatibus, sanctis
A firmis in se
Vanis et adrogantibus
A multorum cynismo,
A plurium desideriis
A recondito egoismo
Quem omnes habemus
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine.
A te, a tuis imaginibus
Et a tui timore
Ab omnium deum sacerdotibus
Et ab eorum mendaciis
Ab inferis et caelis,
A vita ultra mortem,
Ab utopiis quae solentur
Nos a morte certa
A cruciatis bellatoribus,
Ab omni sacra scriptura
A fidelibus bacchantibus
Omnis generis et naturae
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine.
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine
libera, libera, libera,
libera nos Domine.
A morte innaturali
A morte praematura
A morte biomechanica
Astynomica manu
Insani vel praetoriani
A dioxina, a pigmentis
A viario accidente
A pyrobolis omnigenis
Errantibus in aëra
A totis his rebus
Et ab omni alio malo
Libera, libera, libera,
Libera nos, Domine.
A stultis ex omnibus
Gentium varie pictis
A sanctae fidei adeptis
Ab eorum odore
Ab insanis Iacobinis
Ab eorum ardore
Ab idolatris et martyribus
Odii et terroris
A paradisi fautoribus
Dicentibus "est pro amore",
A manichaeis ululantibus
"Nisi nobiscum prodes"
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine.
A spiritus pauperibus
Et ab intolerantibus
A falsis sapientibus,
Ab hebdomadiariis incultis
Ab herois, navigatoribus,
Prophetis, vatibus, sanctis
A firmis in se
Vanis et adrogantibus
A multorum cynismo,
A plurium desideriis
A recondito egoismo
Quem omnes habemus
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine.
A te, a tuis imaginibus
Et a tui timore
Ab omnium deum sacerdotibus
Et ab eorum mendaciis
Ab inferis et caelis,
A vita ultra mortem,
Ab utopiis quae solentur
Nos a morte certa
A cruciatis bellatoribus,
Ab omni sacra scriptura
A fidelibus bacchantibus
Omnis generis et naturae
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine.
Libera, libera, libera,
Libera nos Domine
libera, libera, libera,
libera nos Domine.
D'une mort sèche et noire,
d'une mort pas naturelle
d'une mort prématurée,
d'une mort prématurée,
d'une mort industrielle
par les mains de la police,
par les mains de la police,
d'un fou ou d'un général
dioxine ou colorant,
dioxine ou colorant,
d'un accident de la route
des balles perdues
des balles perdues
de tous types et idéals
de tout cela ensemble
de tout cela ensemble
et de tout autre infortune
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
De tous les imbéciles
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
De tous les imbéciles
de toute race, de toute couleur
de ces foutus calotins
de ces foutus calotins
et de leur odeur
Des jacobins fous
Des jacobins fous
et de leur ardeur
des visionnaires et des martyrs
des visionnaires et des martyrs
de la haine et de la terreur.
De celui qui t'envoie au paradis
De celui qui t'envoie au paradis
en disant “C'est par amour”
Des manichéens qui te hurlent
Des manichéens qui te hurlent
“ou avec nous ou traître”
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
Des pauvres d'esprit
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
Des pauvres d'esprit
et des intolérants
des faux intellectuels,
des faux intellectuels,
des journalistes ignorants
Des héros, des navigateurs,
Des héros, des navigateurs,
des prophètes, des devins, des saints
Des sûrs d'eux,
Des sûrs d'eux,
des présomptueux et des arrogants
du cynisme de plusieurs,
des envies de nombreux,
de notre égoïsme
du cynisme de plusieurs,
des envies de nombreux,
de notre égoïsme
ordinaire et malsain
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
De toi, de tes images
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
De toi, de tes images
et de ta peur
des prêtres de tout credo,
des prêtres de tout credo,
de toutes leurs impostures
Des enfers et des paradis,
Des enfers et des paradis,
d'une vie future
des utopies pour endormir
des utopies pour endormir
cette mort certaine
Des croisés et des croisades,
Des croisés et des croisades,
de toute écriture sainte
des fidèles envahissants
des fidèles envahissants
de tous types et de toutes natures
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
délivre, délivre, délivre
délivre-nous, Seigneur
Francesco Guccini, 1978.
Latine: Richardus Venturi, 2002.
Français: Marco Valdo M.I., 2008, rév. 2015
giovedì 8 gennaio 2015
Charlie e il Club Trasversale degli Astratti
Partiamo da un dato di
fatto.
La maggior parte di
coloro che, da ieri, stanno animatamente discutendo su
“Charlie Hebdo”, perché è oltremodo facile discutere da vivi
-da morti, perlopiù ammazzati, lo è un po' meno-, dell'hebdo
in questione non ne hanno mai
visto neppure una copia spiegazzata e usata per incartare gli
artichauts. Mai letto
un articolo che vi si pubblicava, condivisibile o meno che fosse. Le
vignette? A sentire quel che si dice in giro oggi, giorno 19 del mese
di Nevoso dell'anno 223, parrebbe che Charlie Hebdo altro
non fosse che un ricettacolo di vignette “islamofobe”, un manuale
di insulti al “Profeta”, un baedeker del razzismo “laico” e
quant'altro.
Ora,
vorrei essere chiaro per l'ennesima volta. Poiché il “Charlie
Hebdo” mi è entrato in casa per anni, e quasi tutte le settimane,
me lo leggevo da cima a fondo e, cosa mai troppo da sottovalutare,
capivo quel che c'era scritto. Oggi, perlomeno da queste parti,
sembra che tutti quanti, sia per “solidarizzare” sia per dirne
peste e corna, siano dei meravigliosi esperti del francese per nulla
semplice in cui è scritto. Sembra che capiscano le sfumature, i
doppi sensi, i riferimenti e quant'altro; come sempre succede in
questo paese, invece, non
ci capiscono una sega sbocconcellata.
Anzi, non ci capirebbero,
in base alle premesse testè fatte. Tutto per sentito dire, as
usual. O per preconcetti; e sul
sentito dire e sui preconcetti nidifica amorevolmente l'ignoranza. E
ancor di più l'ignoranza ammantata di “analisi”, condita di
parole difficili, di equazioni di facile presa e senza la benché
minima traccia di critica diretta.
Così,
da un lato, ci sono le “masse” col cartello “Je suis Charlie”
e, dall'altro, quelli che sputano addosso a Charlie. Quelli che
cianciano di “libertà di espressione” senza sapere che cosa
esprimesse quella pubblicazione, e quelli che le vomitano addosso di
tutto. Bene, per tutti potrà magari essere un'ottima occasione per
leggerne finalmente un numero, e pure per cercare di imparare il
francese un po' oltre il j'ai perdu ma plume dans le jardin
de ma tante.
Mi
sarà quindi perdonato (e se non me lo viene, pazienza) se, per un
po', parlo di Charlie Hebdo lasciando da parte “islam”, “stati
islamici” e quant'altro. Charlie Hebdo, com'era purtroppo lecito
attendersi, è stato liquidato in 24 ore. Eroi e campioni della
libertà da una parte, merde secche (e che se la sono, in fondo,
meritata) dall'altra. Er dibbàttito
si è rapidamente spostato su cose più “serie” di un giornaletto
satirico massacrato.
Charlie
Hebdo è una cosa troppo tipicamente francese per assurgere a
“universalità” che non ha e che non può avere. In queste ore è
stato, ad esempio, accostato spesso al “Vernacoliere” con tanto
di intervista a Mario Cardinali; ma le due riviste c'entrano l'una
con l'altra come il culo con le quarant'ore. Il
Charlie è un'espressione di qualcosa che, altrove, esiste poco o non
esiste punto: la borghesia non tanto “illuminata” (che ha il suo
tempio, casomai, nel Canard
Enchaîné),
quanto radicale o radicalizzata, ferocemente e assolutamente
contraria alla sfera religiosa di qualunque genere, critica a 360
gradi, libertaria sì ma in un modo che ci è generalmente ignoto:
quello di non schierarsi da qualche parte. Quel che da noi può
sembrare una delle tante declinazioni del qualunquismo, in Francia (e
nella sua rivoluzione borghese) affonda le sue radici nella Storia.
Da qui anche i tanti sconcerti che prendono chi legge il Charlie
desiderando e sforzandosi di capirci realmente
qualcosa
mentre sta seduto sul water o sull'autobus (non scordiamoci che
stiamo parlando di una rivista, non di Shakespeare).
Anche
il concetto di satira
che
vi si esprime è assolutamente legato alla realtà e alla
specificità francese, unico paese al mondo ad avere una borghesia
laica assolutamente non legata alle ideologie e agli “schieramenti
politici”: è il vero significato dell'intraducibile termine
républicain.
Qui da noi, ad esempio, “laico” (ateo, agnostico,
antireligioso...) significa quasi a priori “di sinistra”, ma non
in Francia. Il Charlie sta nelle mani del borghese républicain
di
sinistra come in quelle del borghese républicain
di
destra. I quali, su certe cose (come il rifiuto totale di ogni
ingerenza della sfera religiosa organizzata nella vita civile) sono
perfettamente
d'accordo.
Il Charlie Hebdo non è mai stato e non sarà mai una rivista
“popolare” (lo si vede, ad esempio, dalla sua tiratura
settimanale usuale di sole 60.000 copie). Si rivolge chiaramente ad
un'élite capace di pensare e di elaborare; e questo è, al
tempo stesso, la sua forza e il suo grande limite. Prova ne sia che
è stato colpito a morte principalmente a causa dei suoi attacchi
a qualcosa di autenticamente popolare come una religione e i suoi
simboli più “sacri”.
Detto
questo, e a prescindere dalle idee che si è via via andato formando
chi, effettivamente, ha letto
con
maggiore o minore assiduità il Charlie (non molti al di fuori della
Francia, sospetto), si spiega come mai, in questi frangenti, la
Francia sia pervasa da un dolore che è autentico, come autentica e
indiscutibile è l'indignazione. Ma non sono cose esportabili con
tanta leggerezza. Si può anche capire la campagna internazionale “Je
suis Charlie”, ma per “être Charlie” sul serio, se lo si vuol
fare realmente (cosa di cui dubito assai), occorre essere in possesso
di troppe cose (a parte la padronanza dei vari registri della lingua
francese) per un europeo medio, e massimamente per un italiano.
In
Italia,
a parte qualche lodevole eccezione, è passato immediatamente
all'azione il cosiddetto “Club Trasversale degli Astratti”,
che d'ora in poi nominerò con l'abbreviazione “CTA”.
Un club trasversale perché c'è veramente di tutto: “destre” e
“sinistre”, amici e nemici, generalmente stimati e generalmente
disprezzati
(o generalmente indifferenti), intelligenti e imbecilli. Tutti
insieme appassionatamente nel nome di s.M. l'Astrazione.
Ne farò qualche esempio, avvertendo che le considerazioni che
seguono non mi fanno cambiare parere su chi le ha espresse.
Traduzione:
chi ritengo intelligente e stimabile, lo rimane, e così pure chi
ritengo un idiota.
C'è solo da tenere presente che, di fronte all'Astrazione,
anche gli dèi s'inchinano.
Ci
sono, ad esempio, coloro che per vari motivi (viaggi e viaggetti,
soggiorni più o meno lunghi, idealità “filosofiche”, persone
conosciute, studio della lingua e della cultura ecc.) si sentono
“vicine al mondo islamico”. Per carità, cosa lodevolissima e
interessante; e così, oggi, la loro preoccupazione principale è
quella di “contrapporre” di tutto. Vignettisti morti e giovanotti
messicani ammazzati dai narcotrafficanti, Sciarlì Eddò e immigrati
sui barconi, Cabu e le vittime dell'Ebola, Wolinski e
l'imperialismo occidentale. Può essere anche comprensibile, ma forse
si perde un pochino il filo. Ad esempio, il fatto che la redazione di
Charlie Hebdo è stata sterminata da due
o tre deficienti invasati
per nulla dissimili dal sedicenne USA
che massacra il liceo. Le motivazioni sono perfettamente
interscambiabili: tu offendi qualcosa in cui “credo ciecamente”
e io ti faccio fuori, blasfemo.
Allah o la mia personalità disturbata, il Profeta o il mio supereroe
che hai sbeffeggiato. Occorrerebbe, casomai, guardare serenamente
(non è semplice, ma con un piccolo sforzo ci si può riuscire...) le
possibili specificità, senza timore. Ad
esempio, quella afferente alla
“religione”. Cercare di capire che cosa ci sia, in quella data
congerie di miti, favole, morali e leggi (esiste una religione senza
leggi?), che può spingere a dare la morte all' “infedele”, al
“blasfemo”, all' “eretico”. Poiché si tratta di una cosa
che tocca tutte le religioni, e massimamente quelle monoteistiche, e
le loro “sacre scritture” sono stracolme di stragi, massacri e
quant'altro, bisognerebbe una buona volta parlarne invece di
cianciare sempre di “amore” e “pace”. Del resto, anche il
sedicenne USA,
prima di sterminare la scuolina, di solito lascia la propria
“sacra scrittura” personale su Facebook o su YouTube.
Contrapporre
è una delle principali manifestazioni dell'Astrazione.
Càpita sempre quando accade qualcosa “di cui tutti parlano”.
Bisogna allora andare a scovare immediatamente “qualcosa”
ignorata da tutti: i messicani, il villaggio in Sierra Leone (vuoi
che ieri qualcuno non sia stato ammazzato in Sierra Leone?...),
qualsiasi cosa per la quale basti smanettare su Google. Chiaramente,
dei messicani e della Sierra Leone non gliene frega un cazzo a
nessuno. Ohimé, sarà anche duro ammetterlo, ma vale sempre il sommo
criterio della vicinanza.
Geografica e ideale. Charlie Hebdo è immensamente più vicino. Gli
assassini vengono percepiti “alla porta accanto” perché, eh,
lo
sono.
E, in parecchi casi, non soltanto sono qui accanto: vengono pure
coccolati dai nostri “sensi di colpa occidentali”, e capiti se
non proprio giustificati. E' andata così che questo senso di
espiazione che ci pervade ha confuso le acque, e parecchi di noialtri
ci sono cascati come pere mature. Attribuire all'Islam valori
“rivoluzionari”, di “riscatto delle masse diseredate” e di
“uguaglianza”; e ora ci affoghiamo, in queste stronzate. Fare i
“laici” e gli “atei libertari” con Cristo, con la Madonna,
con Buddha e con Zoroastro, ma guai a farlo con Allah
e con il suo Profeta, perché quei due guidano le masse diseredate
alla riscossa nonostante i loro caporioni terreni sguazzino nel
petrolio, nell'oro, nei commerci di droga e di armi, nelle
transazioni finanziarie, nel carnaio dei profughi.
Il
problema è che, a dir di queste cose, ora come ora si rischia di
essere bollati come “islamofobi”. Anche
uno come me, che continua ad aborrire ogni forma di razzismo, di
xenofobia, di esclusione. Certo che, se per combattere queste cose si
è andati a rifinire in belle teocrazie fasciste (e pure
razziste), bel cammino abbiamo fatto. Il
trionfo dell'Astrazione,
appunto. E di vecchia data, come quando, verso il 1979, tanti
“compagni” esultavano per la “rivoluzione” di Qomeyni. Già,
perché c'erano dentro anche i “Mujahedin del Popolo”
(belle
fave lesse!) che poi sono stati tutti appesi per il collino con una
bella stiracchiata.
L'accusa
di “islamofobia”, ora come ora, somiglia parecchio a quella di
“antisemitismo” rivolta a chiunque osi criticare lo stato
d'Israele.
È diventata l'Antonomasia dell'Astrazione.
Il
CTA
se ne serve a rondemà. Inutile
anche provarsi a dire che non si tratta affatto di “fobia” verso
l'Islam e le popolazioni di fede islamica, ma, casomai, di fobia
verso il fascismo, verso il fanatismo, verso le “sante guerre”,
verso il denaro-denaro-denaro. Si dice, e spesso, che “a quella
gente non è rimasto altro”; beh, si vede che non gli è rimasto
altro che far fuori dei disegnatori, invece di assaltare la sede del
Front National che promette di rinchiuderli in dei bei ghetti ancor
più belli di quelli in cui stanno adesso. Ed io, porca puttana,
rivendico il diritto
e il dovere
di farmi
sentire più vicino un atto di questo genere,
al di là di quel che dice e fa una rivistina satirica, dei
messicani o dei marziani. Certo, non mi fa piacere quel che accade
giornalmente in Messico come in tante altre parti del mondo. Senza
andare in Messico, quante persone saranno morte ieri in Siria o in
Iraq?
Ma mi sento più vicino quel che è accaduto ieri a Parigi perché
sono: un antifascista, un antifanatico, un antirazzista. Non me
ne importa nulla dei “valori occidentali” e della “libertà”
che esce dalle bocche di personaggi improponibili. Mi sento vicino a
Charlie Hebdo proprio perché non
sono
“islamofobo”, come non lo erano quei disgraziati della
rivista (dove, vorrei farlo notare, fra i morti c'è un collaboratore
dal nome di Moustapha
Ourrad,
nonché un poliziotto chiamato Ahmed
Merabet).
Sono quei tre stronzi assassini che hanno reso un servigio
impareggiabile all'islamofobia, non Charlie Hebdo.
Cosa
che, evidentemente, non hanno capito quegli altri Astratti di Infoaut,
basta la parola come il Confetto Falqui (e con lo stesso effetto).
Bisognerebbe però ringraziarli per avere scritto un perfetto
campionario dell'Astrazione
nella variante “de sinistra 'ntagonista”. Si può così
riassumere l'Astrazione
infoàuttica: sono stati ammazzati tutti, ahò quanto ce dispiace, ma
era colpa loro. Ahò,
so' 'slàmofobi,
nun fanno rìde, noantri je damo la merda e loro cia'a réndeno.
Ora
sarò esagerato; però bisognerebbe un po' che questi signorini si
beccassero pure loro un bel commando che gli entra dentro berciando
“Allah snack bar”. Forse diventerebbero meno astratti, chissà;
naturalmente, Allah
non voglia che ciò mai accada. Più probabile
(MANOSUICOglioniiii...!!)
al sottoscritto, poi mi spedirete le vignette non appena mi sentirò
chiamare “martire”. Màrtiri sarete voi, martiresse le vostre
mamme e martirini i vostri bambini. Per quanto mi riguarda: Né
dio, né padroni e né croccantini (ni
dieu, ni maître,
ni croquettes)
!
...mmmumble....su,
vi mancheranno redattori ora, no?
Mi assumete al Charlie Hebdo?.... sì, ok, lo so, so disegnare da fa
caà ir majale ma mi contento di ...facciamo....5000 al mese...?
Se po' fa...
C'est triste.
Di cose tristi, oggi ce
ne sarebbero parecchie. Talmente tante, da poter andare in ordine
sparso.
È
triste dover ascoltare i più merdosi razzisti d'Europa, dalla Le Pen
a Salvini, prendere la palla al balzo e passare all'incasso. In modo
talmente perfetto, da far quasi dire che siano tra i mandanti del
massacro di Charlie Hebdo. Un assist straordinario. Sentire la Le
Pen, una nazista, fare l'apostolessa della “libertà di
espressione”
e stracciarsi le vesti per Charlie Hebdo quando è possibile che,
oggi, un bel bicchierino alla salute dei camerati “jihadisti” se
lo sia fatto volentieri. Uno spot elettorale al peggio vomito
d'Europa preparato con cura dal peggio vomito in salsa maomettana.
Un'allegra congrega di massacratori e di assassini.
È
triste dover ascoltare i “cordogli” del Vaticano, che ci viene
pure a fare la morale sulla “libertà di stampa”. Chi, loro?
Quelli che hanno esultato in prima pagina, sull' “Ottenebratore
Romano”, quando è morto José Saramago che, per tutta la vita, non
aveva fatto che mettere alla berlina chiese, religioni, “sacre
scritture” e favolette mediorientali? Quelli che ci hanno avuto
l'Index Librorum Prohibitorum fino al 4 febbraio
1966?
È
triste vedere le riunioni dei “Comitati di Emergenza” di governi
e governicchi, anche loro ben serviti dai tagliagole maomettani. Giri
di vite, sorveglianze, tolleranze zero...come se non bastasse già il
lager in cui tutti quanti viviamo senza nemmeno più accorgercene.
Questo il risultato. Creare la paura e la conseguente repressione
ancor più estesa, ancor più capillare. Creare ancora più
securitarismo. Creare ancora più razzismo. A tutti fa un gran
comodo. Credete che gliene importi qualcosa, in realtà, di Charlie
Hebdo e di quattro vignettisti satirici? Gliene importa ancor meno
dei bambini ammazzati come cani nella scuola pakistana. Gliene
importa ancor meno dei milioni di profughi siriani e iracheni.
È
triste vedere un vicepresidente USA che “esprime solidarietà” in
francese, persino. Gli USA che, con la loro mirabile “esportazione
della democrazia” a mano armata sono stati il principale
destabilizzatore di tutta un'area, ben supportati dai loro compari
“europei”. Quella che hanno chiamato “guerra al terrorismo” è
stata la maggiore e più efficace miccia di tutto il terrorismo
attuale, tra affaroni della famiglia Bush, sostegni all'Arabia
Saudita “filo-occidentale” e finanziatrice della peggiore feccia
“islamica”.
È
triste dover contare morti su morti nella redazione di un giornale
satirico che, per parecchi versi, era espressione di quella borghesia
francese “illuminata” e “progressista” che se lo può
permettere, di satirizzare su dio, patria e famiglia. Mica ci vivono
loro, nelle banlieues o nei campi profughi. Mica sono mai dovuti
scappare da un paese in guerra. E, nonostante tutto, oltre alle tante
minacce che ieri si sono concretizzate nel massacro, hanno dovuto
subire censure, attacchi e sequestri proprio da parte di coloro che,
in questo momento, esprimono “solidarietà” pelosa, cianciano di
libertà e inalberano il cartello “Je suis Charlie”. Fin dai
tempi del predecessore di Charlie Hebdo, Hara Kiri
e di François Cavanna, che si è visto sequestrare la rivista non so
quante volte proprio dalle autorità della République
che oggi si straccia le vesti. Charlie Hebdo e i suoi morti, oggi,
servono per farsi belli e “civili”; ieri servivano per le accuse
di vilipendio.
Sarà
triste non poterli più vedere, quei borghesi anarcoidi e
scriteriati, i Cabu, i Wolinski, i Charb, i Tignous. Ci mancheranno
maledettamente, e ci mancheranno ancor di più proprio perché non ci
era affatto ignota la loro borghesissima ambiguità. Poi, magari,
sarà triste anche dover constatare che una strage con dodici morti
sembra averne fatti solo quattro. I famosi vignettisti. E gli altri
otto? Di un paio se ne sa solo il nome, un economista che era lì per
caso e un altro giornalista. Si sa che sono stati ammazzati due
poliziotti, che sicuramente non disegnavano vignette. E gli altri?
È
triste dover assistere a veglie di preghiera
organizzate un po' ovunque. Preghiera? Per chi, per Charlie Hebdo? Ma
vogliamo scherzare o che è, l'ultima, esilarante vignetta di Cabu?
Sarebbe come organizzare una novena per Don Zauker o una messa
da requiem per la famiglia Quagliotti. Ma lo volete capire che,
comunque la si voglia mettere, c'è di mezzo una stramaledetta
religione? Sì, d'accordo, le banlieues, i profughi, lo sfruttamento,
l'imperialismo, la guerra, tutto quanto; ma com'è che la reazione si
è manifestata per tramite di mistiche barbe, “scritture”,
teocrazie, guerre sante e quant'altro? Non sarà che le “religioni”
ce la hanno dentro per definizione, la violenza più stupida e cieca?
Non sarà che, grattata la “spiritualità”, viene fuori la loro
vera essenza di annullamento della volontà, di obbedienza cieca
perché “lo vuole dio” e di sterminio?
È
triste, infine,
sapere fin dall'inizio che, di tutto questo, non verrà tenuto il
minimo conto. Sapere che il massacro di Charlie Hebdo è utilissimo,
e per più di un motivo (e senza invocare ridicoli “complotti”).
Toglie di mezzo una voce che, pur con tutti i suoi limiti, provava ad
essere libera e non nel coretto belante delle pecore di regime. Dà
un impulso decisivo alle richieste di bloccare l'immigrazione e di
respingere le masse di disperati, e sappiamo bene da chi generalmente
provengano (solo che la “jihad”, chissà perché, non li colpisce
mai, questi finti “nemici” dei quali, in realtà, è la
principale alleata al pari dei nazisti dell'ISIS
e della merda del genere). Crea
fascismo e guerra, e fascismo e guerra significano quello che hanno
sempre significato: soldi. Controllo. Repressione. Altro che
“libertà”. Quella va lasciata a servi come Michele Serra, quello che oggi dice che “il mondo islamico deve
rispondere ai compagni che sbagliano come un tempo la sinistra fece
con le Brigate Rosse”. Gli “intellettuali” piddini sono delle
vignette viventi, li deve aver disegnati un genio superiore a
Wolinski.
Oppure va lasciata pure a tanti vignettisti tanto "satirici" e "liberi" che non si sono peritati mai a vendersi al migliore offerente, mettendosi bovinamente al servizio di liberissimi potentati editoriali. Qui da noi siamo degli specialisti: basterebbe fare il nome di Giorgio Forattini. Ma mi sa che nessuna "jihad" colpirà mai un personaggino come quello.
Se
si vuole “essere Charlie”, sarebbe bene tenerne conto e non
cadere nell'odio, nel fanatismo, nelle “fobie” incrociate e negli
“scontri di civiltà”. Tutte cose che accomunano perfettamente la
finta “religione” dei tagliagole maomettani (e dei tagliagole in
nome di qualsiasi altro “dio” schifoso) e la finta “democrazia”,
e la finta “civiltà”, che ancor più fintamente fanno finta di
contrapporglisi.
mercoledì 7 gennaio 2015
Ni dieu, ni maître!
Vorrei dire "senza parole" perché, forse, ne avrei fin troppe.
Fascisti assassini in nome di "allah", in nome di qualsiasi "dio", di qualsiasi cosa, il cui intento preciso è quello di scatenare ancor più odio, razzismo, intolleranza. Acqua, e tanta, al mulino dei fronti nazionali, delle leghe, di tutti quei merdosi pari a loro.
Per quel che può valere, e ricordando quante volte l'ho comprato e letto pur non essendo sempre d'accordo con le loro impostazioni, a Charlie Hebdo, a Cabu, a Wolinski, a Tignous e a tutti gli altri va il pensiero mio e di tutti.
Non solo abbasso i fondamentalismi, gli integralismi e quant'altro. Abbasso tutte le "religioni" di merda e le loro guerre, le loro putride "verità", le loro "spiritualità" e tutto il resto.
Né dio, né padroni.
E ora, ammazzateci tutti.
Fascisti assassini in nome di "allah", in nome di qualsiasi "dio", di qualsiasi cosa, il cui intento preciso è quello di scatenare ancor più odio, razzismo, intolleranza. Acqua, e tanta, al mulino dei fronti nazionali, delle leghe, di tutti quei merdosi pari a loro.
Per quel che può valere, e ricordando quante volte l'ho comprato e letto pur non essendo sempre d'accordo con le loro impostazioni, a Charlie Hebdo, a Cabu, a Wolinski, a Tignous e a tutti gli altri va il pensiero mio e di tutti.
Non solo abbasso i fondamentalismi, gli integralismi e quant'altro. Abbasso tutte le "religioni" di merda e le loro guerre, le loro putride "verità", le loro "spiritualità" e tutto il resto.
Né dio, né padroni.
E ora, ammazzateci tutti.
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