giovedì 5 giugno 2008

Ho appena rischiato la vita. Resoconto da una tranquilla notte fiorentina di paura.




Care amiche, cari amici,

Anche per questa sera, per questa degradata sera d'un giugno piovoso, ho dovuto seriamente rischiare la vita qui nel mio quartiere fiorentino, in questo terribile Isolotto alle frontiere della civiltà.

Mi è successa una cosa terribile, e per colpa mia. Eppure me lo dico sempre, da fumatore incallito quale sono: Riccardo, le sigarette te le devi far finire di giorno. Almeno, con il dono della luce solare, le terribili orde di rom del Poderaccio, di rumeni di Mantignano, di albanesi di San Bartolo a Cintoja e di peruviani delle Cascine e di via Torcicoda, possono essere individuate e abbattute dalle speciali squadre della Polizia Municipale dotate dei più moderni armamenti; ma, quando calano la sera e poi la notte, il terrore si impadronisce dell'Isolotto. Il cocomeraio alla passerella delle Cascine appone i suoi quotidiani cavalli di Frisia e tira su le paratie antirapina, consegnando le fette da un'apposita feritoja. Intrepide ronde d'impavidi cittadini, sprezzanti del pericolo, percorrono le buje strade del quartiere. Nei giardinetti di via degli Agrifogli e del viale de' Platani si consumano orrendi stupri ai danni di incaute fanciulle italiane che hanno osato uscire da sole o col fidanzato; si sono avuti casi in cui, nome santo d'Iddìo, è stato stuprato pure il fidanzato, tanto che c'era. Coppie collaudate si sono sfaldate quando la ragazza, pur nell'orrore del momento, ha constatato che il fidanzato ci godeva pure, quel popo' di majale. Così non si può andare avanti. Siamo alla fine della civiltà occidentale. O all'occidente della civiltà finale. Scusate ma sono confuso.

Insomma, alle ore 22.40 di oggi 5 giugno 2008, ho finito le Diana Blé e, da autentico tabagista, non mi è rimasto che sfidare follemente la sorte e andare alla macchinetta situata al bar all'angolo con via Pio Fedi, distante ben 150 degradati & pericolosissimi metri da casa mia. Ogni volta che mi capita di farlo, esco con il cuore in gola. Indosso la mia tuta mimetica, imbraccio il kalashnikov e, nonostante tutto questo, ho una paura folle. Nel quartiere girano voci terribili su quella macchinetta; si parla di ignari fumatori di passaggio sgozzati senza pietà per essere rapinati di pochi spiccioli, e addirittura di un povero vecchio catarroso sventrato, ma non prima che avesse comprato due pacchetti di Stop che gli sono stati sottratti dal vilipeso cadavere assieme al resto dei soldi.

E così è andata. Superato l'ultimo avamposto della civiltà nella notte isolottina, costituito dalle rassicuranti luci della pizzeria "Da Cinzia", mi sono avventurato nel vialetto di uscita e poi nella terrificante via dell'Argingrosso.

Mi è passata davanti prima una lussuosa Mercedes con targa balcanica, letteralmente infarcita di bambini rapiti; sulle fiancate dell'automezzo, un cartello con scritto: Giro rapimenti delle 22. A quest'ora, quei dolci e innocenti bambini e bambine di Firenze saranno già state avviati a sordide tendopoli della periferia di Priština dove condurranno una miseranda vita di furti e di nequizie, non serbando più il ricordo di via Ciseri o di via Cecioni. Si sentivano echi di sparatorie sempre più vicine, e proprio mentre cercavo di ripararmi, ho inciampato nel cadavere della lavandaja mentre un assatanato gruppo di persone dalla pelle olivastra stava saccheggiando il negozio provvedendo anche a dare una lavatina a secco ai loro cenciosi & miseri vestimenti.

Alla fine, ho raggiunto la macchinetta. Ho infilato una moneta da due euro, ma non c'era nulla da fare: come sempre, quella maledetta non ne voleva sapere e risputava fuori il denaro. Naturalmente è stata manomessa dagli zingari, che così possono approfittarne per sorprendere il malcapitato; tanto più che, verso di me, stava avvicinandosi con fare minaccioso uno sconosciuto. Preso dalla disperazione, ho cominciato a tempestare la macchinetta di cazzotti, accorgimento che uso spesso unitamente a colorite bestemmie all'indirizzo del dio giudaico-cristiano; e proprio mentre lo sconosciuto era a pochi passi, clàc, la macchinetta ha deciso di erogare il pacchetto di Diana Blé con la sua voce metallica: Ritirare il prodotto o sceglierne un altro dlèn. Ritirare il prodotto o sceglierne un altro dlèn.

Troppo tardi.

Sono stato investito da un profluvio di contumelie in purissimo rumeno dell'ovest, del tipo : Brutto buhaiolo, ma che l'abbozzi di tirà cazzotti alla macchinetta, gesummajale, che con quelle mani 'e tu me la sfasci, accident' a tu' mà trojaaaaa.....!?!?!?

Era il barista.

Biascicando alcune scuse di prammatica, e adducendo a pretesto la paura occidentale, degradata e cristiano-.giudaica che mi attanaglia, ho dovuto promettere a quell'uomo di non farlo mai più, anche perché dalla giacchetta aveva cavato fuori un Usag 36 minacciando di usarlo contro la mia spaventata persona se mi ribeccava a cazzottargli la macchinetta; e di fronti a simili argomenti, non mi è rimasto che acconsentire urbanamente.

Ho preso il pacchetto e sono tornato a casa tremando come una foglia.

Le luci della pizzeria mi hanno accolto salvifiche. Mi sono barricato in casa sistemando, come di consueto, sacchetti di sabbia davanti all'uscio e decidendo per questa sera di ricorrere persino all'extrema ratio: una foto di Giuliano Ferrara ignudo, a mo' di disperato deterrente.

Ma d'ora in poi, le sigarette 'e gli anderò sempre a comprarle di giorno. Si sentono sirene nella notte tragica. Firenze sta morendo. Domattina la Quadrifoglio passerà a rimuovere le salme.

3 commenti:

Lello Vitello ha detto...

Fantastico racconto! Sarebbe da girare un video surreale alla Monty Python, ti ci vedrei bene in mimetica! Colonna sonora: Brothers in Arms... a tra poco fratello!

Venturik ha detto...

Ci avevo quasi pensato...che ne diresti, brother, di passare un po' la proposta a Steter? :-)

Pippenko ha detto...

Un si pole più andare avanti così, se nessuno ci può più garantire la sicurezza, ci pensino gli alieni. ;-)