venerdì 16 novembre 2007

Back to Palmaiola [3]


3a puntata.

Questa storia parla anche di una porta, perché le porte sono la separazione tra il fuori e il dentro; ma le intemperie dovevano aver deciso di far sembrare anche il dentro un'estensione del fuori. Smangiata, scrostata, rosa dalla salsedine; sarebbe bastata la spallata d'un bambino per buttarla giù, e la gatta Pampalea sarebbe passata agevolmente per una larga sbrecciatura in fondo a sinistra; ma aspettava. Dopo aver girato la chiave, sollevando una piccola nuvola di polvere di ruggine, la porta si aprì sorprendentemente senza alcun cigolìo.

"Toh, devono comunque avere oliato i cardini…"

"Non credere, tu, di essere l'unico a passar qui qualche tempo, sai…"

"Lei, però, signora Pampalea, non me la deve aver contata tutta quanta. Ne sono sicuro. Ma non sarà mica che…"

"Ehi, caro, non ti mettere strane idee in testa. I gatti hanno un modo differente di porsi davanti ai problemi. Io qui ci sono perché ci sono, e basta; te l'ho detto, avevo bisogno di cambiare aria. Contentati di questo e stai attento alla scale, ci dev'essere qualche gradino pericoloso."

"Guarda che il posto lo cono…"

TAAA…
TAAAAAA….
TAAAAAAAAAAA…
TATÀN!
(BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM!)

"Eeeh….? E questo che accidenti è….?!?"

La gatta Pampalea non rispondeva; era impegnatissima a far finta di dirigere l'orchestra, con le zampe anteriori ed un'aria assai compunta e concentrata, da vero Von Karajan; però non riusciva a contenere bene le risate miagolanti che aveva senz'altro voglia di fare.

TAAA…
TAAAAAA….
TAAAAAAAAAAA…
TATÀN!
(BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM-BUM!)

Mi venne di passare all'improvviso a darle del tu.

"No, senti, con tutto il rispetto ora questa me la spieghi. Che diavolo sta succedendo?!?"

Ora, immaginate voi di essere i protagonisti di questa storia. Siete sbarcati su un'isoletta con un faro e vi preparate a passare lì un periodo imprecisato. Sul sentiero incontrate una gatta nera che parla con un accento che può andare da Lodi a Airolo, la quale vi ritrova una chiave smarrita, dice di chiamarsi "Antichissima" e sa farsi persino notevolmente rispettare. Girate quella stramaledetta chiave, aprite la porta e cinque secondi dopo venite accolti dalle famose note di Così parlò Zarathustra mentre la gatta in questione dirige i Feliner Philarmoniker. I casi sono due; o scappate immediatamente, anche a nuoto, oppure vi riprendete un attimo, fate mente locale e decidete di proseguire.

Nella prima ipotesi, mi corre l'obbligo di dirvi che le acque del canale di Piombino possono essere, seppur raramente, infestate da qualche squalo di passaggio; anni fa un tizio fu sbranato vicino alla spiaggia di Perelli. Nella seconda ipotesi, comunque, estote parati perché ancora non siamo che all'inizio. Io vado avanti; se ci siete bene, e se non ci siete vi auguro buona nuotata.

TAAA…
TAAAAAA….
TAAAAAAAAAAA…
TATÀN!
ZAN ZAN ZAAAAN
ZAAAAN
ZAAAAN ZAAAN ZAAAAAAAN
ZAAAAN ZAAAN ZAAAAAAAAAAAN
ZAAAN – ZAAAAN
ZAN!

"Ehi, senti tu, dimmi che è 'sta roba. Per favore. Te lo chiedo per favore."

"Beh, non la conosci?"

"Certo che la conosco, e ti assicuro di non essere mai stato accolto da nessuna parte con Così parlò Zarathustra. Non mi ritengo così importante."

"Non c'entra essere o meno importante. Ma forse la cosa migliore è che tu salga e veda coi tuoi occhi. Se te lo dico ora mi pigli per matta. Dove ti ha detto di andare, Mondo?"

La piglio per matta. Come se fosse normale, lei, la gattina là. Reizh eo ar gazhezig!

"In sala radio m'ha detto d'andare. In sala radio."

"E tu vai in sala radio e guarda."

Così salgo pian piano le scale, facendo attenzione all'inevitabile gradino sconnesso; l'altra volta, dopo un po', mi ci ero abituato a quel maledetto budello di legno che montava fino al punto più alto del faro, subito sotto la lanterna; ma, dopo tanti anni, mi toccava risentirmi come su per un altrettanto maledetto campanile d'una cattedrale, che pure doveva aver giocato un qualche ruolo in questo mio nuovo soggiorno a Palmaiola. E salendo salendo, sento Pampalea ancora là sotto che si miagola da sola Così parlò…

"…Gattathustra!"

"Che fai, pigli pure per il cùùùlo…?"

"Nooo…stavo semplicemente ammirando la tua agilità…ghghghghgh!"

"Agile non sarò, però ci avrei un piedino per nulla male, che si adatterebbe alla perfezione al tuo sederino…"

Ora, vedete, non cercate mai di capire come fanno i gatti; lo fanno e basta. Lo sanno fare, al di là di ogni possibile spiegazione razionale che non appartiene al loro mondo. Loro hanno un'altra dimensione. A cosa servirebbe? Me la ritrovai davanti, due o tre scalini sopra, mentre solo due secondi prima era sicuramente giù a prendermi per i fondelli; ora mi stava invece parata davanti, soffiandomi, con un'aria da tizzona d'inferno, nera come l'agonia, gli occhi in fiamme.

"Guai a te se mi tocchi. Vai su."

La sala radio era apparentemente come me la ricordavo. La radio, sempre accesa, che gracchiava qualcosa in inglese, sicuramente navi che passavano chissà dove; era famosa, la radio di Palmaiola, per essere la più inutile di tutto il Mediterraneo. Da una postazione in un canaletto qualsiasi, dove il faro al massimo illuminava qualche scalcagnato cargo indonesiano battente bandiera delle isole Vanuatu o il flusso dei traghetti che sapevano oramai andare da soli, si captavano i segnali delle navi in rotta per le Colonne d'Ercole, per il Ponto Eusino o per il Canale di Suez. Ce l'avevano voluta mettere su iniziativa non so di chi, forse di qualche altro ospite che cercava il suo segnale; qualche volta mi ero ritrovato a pensare che ce l'avesse messa Jaufré Rudel alla ricerca della Contessa di Tripoli.

I due tavolacci, e la scaffalatura con le carte nautiche e ogni sorta di cavi, spinotti, lampadine polverose, ricambi, valvole, elettrodi, gesubbambini di gomma, palle di Mozart marce, barattoli di colla, due diapason, un numero di Mani di Fata del '54, una rete da pesca, una scatola (vuota) di tritolo e una peretta per clistere. Le solite seggiole spagliate coi cuscini di gommapiuma. Il manifesto sbiadito della 600 Multipla con dentro una famigliola che sarebbe stata felice se al posto della testa della mamma non ci fosse stato un buco. Insomma, tutto come prima. Tranne un particolare. Uno solo. Accanto al microfono della radio, che continuava a gracchiare, un piccolo, nuovissimo, lucidissimo computer portatile, aperto; sul desktop, uno strano oggetto simile a un monolito.

"Buongiorno!"

"Pampalea…me lo hai già dato il buongiorno. Accidenti se me lo hai dato!"

Ma Pampalea non c'era.

"Buongiorno!", ripeté la voce; e mi corre l'obbligo di dire che era tutt'altro che metallica. Ricordava, casomai, quella di Gloria Swanson.

"Buongiorno…sì…"

"Buongiorno! Mi scusi per prima, ma avevo pensato di darle il benvenuto con il mio pezzo sinfonico preferito, quello che mi suonava sempre mio nonno. Posso presentarmi?"

Oramai del tutto certo di essere finito non dico neanche in un film, ma in una storia di Riccardo Venturi (tanto, prima o poi, ce la faranno a rinchiuderlo nell'ottavo padiglione), mi misi a sedere lentamente su una delle seggiole. Il cuscino di gommapiuma emise un lamento del tutto simile a un peto.

"Prego…faccia pure…"

"Mi chiamo Halina 36000 e sono il nuovo computer di comando del faro. Mi scusi, ma sono molto giovane ed al mio primo incarico; però spero che la mia presenza le sia gradita e utile."

"Senz'altro, signo…mi scusi, come…come mi devo rivolgere a lei?", dissi con aria oramai indifferente a tutti gli eventi.

"Può chiamarmi semplicemente Halina, oppure come desidera. Anche signorina va bene, noi computer non ci formalizziamo. Al massimo ci formattiamo."

"Come ha detto che si chiama…?"

"Halina. Halina 36000."

"Halina…ma non mi vorrà mica dire che lei è…"

"La nipotina di Hal 9000, certamente. Per servirla ed aiutarla in questo suo soggiorno a Palmaiola. Nella nostra famiglia è tradizione passare un po' di tempo in luoghi come questo, prima di prendere servizio sulle astronavi; ci familiarizziamo con l'universo."

"E…"

"Lei potrà dedicarsi a tutto quel che vuole, con me e anche senza di me. Sono programmata esattamente per svolgere tutte le funzioni del faro, ma se lo desidera può provvedere lei manualmente, io mi limiterò a segnalarle gli errori. Avrà in me una preziosa e fedele collaboratrice. Sono collegata alla Rete a velocità smodata (ludicrous speed). Se desidera eseguire ricerche, posso accedere facilmente ai server centrali di Google. Ama la musica? Posso scaricarle tutto a velocità 2500 volte superiore a quella di eMule. Sono in grado di anonimizzarmi a Echelon."

"La…la ringrazio…ora però vorrei fare…una doccia…"

"A quale temperatura desidera l'acqua?"

"E che ne so…calda…"

"Acqua programmata a 40°, getto categoria 8, durata 20 minuti. Può accomodarsi in bagno come e quando desidera."

Rimango per un lunghissimo minuto seduto davanti al computerino e all'immagine sul desktop. Non dico niente. Mi alzo. Sì, ho bisogno di una doccia. Un fottuto, maledetto bisogno. Occorre che riscenda mezza rampa di quella scala di merda per andare al bagno, quel bagno dove non c'era che una canna tenuta attaccata al muro con un chiodo arrugginito e un cassone di zinco a far da lavandino. Ci avevo trovato una saponetta, la volta scorsa, dove crescevano sopra minuscoli ma riconoscibili funghetti. Ora mi ritrovo Halina 36000 che mi programma la temperatura e il getto.

Mi alzo. Comincio a canticchiare una canzone qualsiasi per farmi forza. Pourtant quelqu'un m'a dit...

(3. continua)


2 commenti:

Venturik ha detto...

La canzone di questa puntata:

Quelqu'un m'a dit
Carla Bruni

On me dit que nos vies ne valent pas grand chose,
Elles passent en un instant comme fanent les roses.
On me dit que le temps qui glisse est un salaud
Que de nos chagrins il s'en fait des manteaux
Pourtant quelqu'un m'a dit...

Que tu m'aimais encore,
C'est quelqu'un qui m'a dit que tu m'aimais encore.
Serait-ce possible alors ?

On me dit que le destin se moque bien de nous
Qu'il ne nous donne rien et qu'il nous promet tout
Parait qu'le bonheur est à portée de main,
Alors on tend la main et on se retrouve fou
Pourtant quelqu'un m'a dit ...

Que tu m'aimais encore,
C'est quelqu'un qui m'a dit que tu m'aimais encore.
Serait-ce possible alors ?

Mais qui est ce qui m'a dit que toujours tu m'aimais?
Je ne me souviens plus c'était tard dans la nuit,
J'entend encore la voix, mais je ne vois plus les traits
"Il vous aime, c'est secret, lui dites pas que j'vous l'ai dit"
Tu vois quelqu'un m'a dit...

Que tu m'aimais encore,
me l'a t'on vraiment dit...
Que tu m'aimais encore,
serai-tce possible alors ?

On me dit que nos vies ne valent pas grand chose,
Elles passent en un instant comme fanent les roses
On me dit que le temps qui glisse est un salaud
Que de nos tristesses il s'en fait des manteaux,
Pourtant quelqu'un m'a dit que...

Que tu m'aimais encore,
C'est quelqu'un qui m'a dit que tu m'aimais encore.
Serait-ce possible alors ?

k.d. ha detto...

I Feliner Philarmoniker devo assolutamente sentirli :-P

daniela