venerdì 25 gennaio 2008

Intervalli



Tanti e tanti anni fa, quando la televisione era solo la RAI e in bianco e nero, c'era l' "Intervallo". L'arpa, le pecorine e le vedute delle località italiane; i tempi morti fra una trasmissione e l'altra. E così è andata in questi mesi; tempi morti. Senza arpe, senza pecore, senza vedute. Ma sono mai morti i tempi?

Sembrano, forse. In realtà, a modo loro, sono tempi vivissimi. Se ne combinano di tutti i colori, di belle e di brutte; hanno il loro bagaglio di cose di cui pentirsi, ma forse è semplicemente quello che si chiama il corso degli eventi. Mi stavo chiedendo in questi giorni quali segnali mi stessero mandando certe "coincidenze" che stavo vivendo a ripetizione, a cadenza quasi quotidiana; parlandone, ho citato il caso.

Mi è stato risposto che il caso non esiste; e quella persona che mi ha dato questa risposta, la vorrei ringraziare pubblicamente. Nessun bisogno di nomi. Chi sa, sa. La vorrei ringraziare a prescindere da quel che pensi di me in questo frangente; aveva ragione. Il caso non esiste.

E così, a un certo punto, preceduti da certe avvisaglie, gli intervalli terminano. Il ponte è stato percorso. Il pedaggio è stato pagato, e anche con interessi maggiorati. Ho seguitato per anni a firmare i post sui newsgroups con una frase in tedesco antico secondo la quale bisogna buttar via la scala una volta che è servita per salire; ma un ponte non è una scala. Un ponte non si butta via.

E così oggi, 25 gennaio 2008, si è all'improvviso aperta la sbarra. Via libera. In una giornata di sole, quasi primaverile, oppure semplicemente un sole ancora invernale nel quale si vuole vedere l'avvisaglia della primavera. Sarà primavera? Lo sarà. Prima o poi. Intanto l'inverno manda questo regalo. Ieri sera un amico in una specie di pub irlandese. Oggi l'Irlanda è scesa da un treno.

I primi passi e già si capisce che l'intervallo è giunto alla fine. Poi via, a bordo di una buffa automobile perché le automobili sono tutte quante buffe. Durante il cammino abbiamo incontrato Vladimir Majakovskij che, non mi chiedete come, ci ha aperto una stanza. E allora no, no che il caso non esiste. E mentre l'Irlanda ripartiva, e mentre mi allontanavo oramai al di là dal ponte, e mentre i miei pensieri vi si erano installati per non uscirvi, ripensavo a un gazebo davanti a un'altra stazione, a un ragazzo, ed alla poca serietà che a diciassett'anni ha un solo nome.

5 commenti:

Venturik ha detto...

Per un errore dovuto a distrazione non avevo abilitato questo post ai commenti; fattami presente la cosa, ho provveduto a ripristinare la possibilità di inviarli. Colgo l'occasione per scusarmi per l'inconveniente e per ribadire che questo blog è totalmente aperto a tutti, per ogni forma di commento e comunicazione su ogni singolo post.

franco senia ha detto...

Lieto che il mio commento abbia servito ad innescare un ulteriore post, e così via(anche se mi tcca scrivere qui, visto che sul tuo nuovo post hai ancora inibitoi commenti!).
Del resto, ho sempre ritenuto che il senso del dire e dello scrivere dovrebbe essere questo, l'innescare.
La frase "la felicità dei mediocri mi offende", pur se non virgolettata, era una citazione da Rozanov, e voleva essere un modo di legarsi ad altri...altrove, che non so se continui a leggere o meno. Ma non importa, non pretendo che tu ne possa ricordare l'utilizzo fattone da me, un secolo fa, su una chat... Né importa l'accezione che cerco di dare al termine "mediocre", che poi sarebbe quello di vivere la vita di riflesso, ecc. ecc. Discussioni che stanno avvenendo in altri altrove, anch'esse. Un vecchio discorso, del resto, che abbiamo fatto tante volte, a quattr'occhi e non. Io continuo a farlo, dove posso e quando posso. Sai a cosa mi riferisco e sai a chi mi riferisco, e in positivo e in negativo.
Continuo ad aver"voglia di parlare", e credo sia questo lo spartiacque!

salud

Venturik ha detto...

(Parentesi: stamani sono davvero rincoglionito. Sarà per la giornata di ieri, sarà perché ho dormito poco, sarà per altri motivi ma continuo a non togliere l'opzione restrittiva dai post. Cosa che ho appena rimosso anche dall' "Aurea mediocritas"...ma davvero giuro che non ho fatto apposta. Cercherò di starci più attento).

Innescare ulteriori post, e innescarne quanti se ne vuole. Tutto collegato. Certamente. Non t'immagini cosa mi viene a mente, Franco. Mi viene a mente...un pezzo di merda. Uno straordinario, eccezionale pezzo di merda. Uno che faceva il "professore universitario", e che, parlando di me e della mia propensione a disperdermi in mille e mille rivoli, ad innescare sempre cose nuove, usò nei miei confronti, con disprezzo, un'espressione tedesca. "Hansdampf in allen Gassen", dice. "Giovannino vapore in tutte le strade". E allora, a distanza di anni e anni, quel disprezzo glielo vorrei risbattere sul muso, e anche esprimere uno straccetto di fierezza quando mi riesce di esserlo per davvero, vapore in tutte le strade.

Ma ora mi chiamano per mangiare, e continuerò dopo. Perché di cose da dire, anzi di vapore da spargere per le strade, ce n'è tanto e tanto, ancora, e tanto.

A dopo.

Venturik ha detto...

E rieccomi, scusandomi per...l'intervallo. Intervallo passato a mangiare una minestra in brodo! Corsi e ricorsi.

La cosa sicuramente mi è più chiara, ora; anche se non avevo riconosciuto né la citazione da Rozanov, né mi ero ricordato di quell'antica chat. Già, la chat. Visto che s'innesca, prima o poi magari ne parlerò un po' di quella chat; ogni tanto la vedo citata, ogni tanto emerge da un riferimento, da un ricordo, da qualcosa. Eppure bisognerà pure...pagare il debito anche con lei.

Se ti riferisci a chi penso io tu ti stia riferendo, ti dirò che non leggo più. E da tempo. Ma sul resto avrei qualcosa da dire.

Più che altro su che cosa intenda io, per mediocrità. Per me la mediocrità la si trova bene espressa nel verso di una canzone francese che dice: questo pollame non ha che un becco, e non ha mai provato il desiderio o di non averne nessuno, oppure di averne due.

Si può, secondo me, vivere anche una vita di riflesso senza essere mediocri. Accade, ad esempio, quando il riflesso viene preso come ...modello per un sogno. Forse prendere un modello per sognare è un errore, e un controsenso; ma spesso mi sono accorto che è così. Vedere in un altro qualcosa che si vorrebbe essere. Non sto dicendo che questa sia una cosa opportuna, non sto esprimendo giudizi; dico che è una cosa che accade, ed è una cosa che in certi casi può persino aiutare ad eliminarla, la mediocrità.

Rendersi conto di essere banali, scontati, di non essersi mai esercitati a dare, o a cercare di dare, un senso alla propria vita. Se per questo serve vivere come riflesso, ben venga anche il riflesso. E credimi, non mi vergogno a dirlo. Poi va a finire che, spesso, il riflesso si rompe i coglioni. Che non ne pole più di averci una specie di palla al piede. Ci sta!

Ma lo so, e lo so bene, a chi e a che cosa tu ti riferisci. Della voglia di parlare, non posso che ribadirti che non mi è mai venuta meno, nemmeno nei momenti peggiori. E ogni posto è buono per farlo. Ogni posto è una miccia. Innesca, appunto. E a un certo punto si arriva anche a benedire il fiammifero, anche se quando si innesca c'è il caso che prima o poi si abbia un bello scoppio. Ma non ho mai conosciuto uno scoppio che sia scoppiato per sbaglio. Il caso non esiste, ma nel caso degli scoppi, mi viene da dire, esiste ancora di meno!

Salut

Lello Vitello ha detto...

Non poteva essere inverno per sempre!