venerdì 15 giugno 2007

Allah Snackbar (1a Parte)

Saluti dalla Svizzera. Come preannunciato nel post precedente, mi trovo attualmente per una quindicina di giorni in quel paese (per motivi noti a chi mi conosce, e comunque accennati nel post che segue). Una buona occasione per riproporre l' "integrale" di "Allah Snackbar", originariamente pubblicato sul vecchio blog "Da Galenzana" nel febbraio 2006 (in tre parti, che qui saranno proposte in tre giorni); ma con qualche piccolissimo aggiustamento. Vi si parla di un posto che per l'ultima volta nella mia vita avrò qui a pochi passi; ma resterà senz'altro nel mio ricordo, e nel mio cuore. Mantengo quindi in via eccezionale l' "edizione illustrata del post", così come appariva nel vecchio blog; un omaggio non solo a quel posto, ma anche a Friburgo intera.

PRIMA PARTE: Il background friburghese.

Quando si è naufraghi, bisogna naufragare; e così, tra i diversi posti dove la vita m’ha giustappunto naufragato, quello attuale si chiama Friburgo.



Veduta di Friburgo e del fiume Sarine/Saane.

Quando parlo di Friburgo, la prima e necessaria cosa da dire è che si trova in Svizzera, esattamente sulla diagonale che unisce Losanna e Berna. Alla domanda, per me frequente: “Dove stai ora?”, ed alla relativa risposta: “A Friburgo”, in novantanove casi su cento la conversazione contiene un Ma come ti trovi in Germania? Al che mi tocca spiegare che vivo nella Friburgo svizzera, altresì detta Fribourg in francese (e, ovviamente, Freiburg in tedesco), mentre nel canton Ticino, con mossa distintiva decisamente opportuna, molti la chiamano Friborgo. Insomma, non è la Friburgo tedesca (con la quale però condivide la targa automobilistica, FR, venendosi così a creare un patto d’acciaio immatricolatorio Friburgo svizzera-Friburgo tedesca-Frosinone), la quale è im Breisgau, cioè in Brisgovia; e quella “Brisgovia” a me ricorda tanto uno di quei mitteleuropäische staterelli immaginari dei vecchi filmoni degli anni ’30, tipo Il prigioniero di Zenda. Togliete Zenda e metteteci la Brisgovia, e il gioco è fatto.



Aggiungo che spesso, tra me e me, e sfruttando una consuetudine che avevo con qualcuno, ho preso a chiamare la città con il suo, del tutto ipotetico, nome finlandese, cioè Piiripurkki.

Ma com’è, insomma, questa Friburgo/Friborgo/Fribourg/Freiburg/Piiripurkki? E’ un’antica cittadina capocantonale, d’origine medievale (è stata fondata nel 1257 dalla dinastia degli Zähringen), sede d’antica e prestigiosa università cattolica. Ha 33.000 abitanti, ed è situata in una posizione assolutamente splendida, incassata in un vero e proprio canyon formato dal fiume Sarine (o Saane, in tedesco) alla confluenza dell’altro canyon formato dal torrente Gottéron (Galtern in tedesco). Sono dei luoghi naturalisticamente e paesaggisticamente magici, non voglio avere mezzi termini. La passeggiata nelle gole del Gottéron, che parte dalla Basse Ville friburghese, è una delle cose che resterà nella mia vita. Gli altri dintorni sono altrettanto magnifici, così come magnifica è la parte antica della città, sia alta che bassa.



Le gole del Gottéron e Friburgo in una stampa del 1839.

Vi direte forse: “Bello, bello, bello. Ma tutto questo sembra un opuscolo della pro loco di Friburgo. Cacchio c’entra con l’Allah Snackbar del titolo?…” Tempo al tempo. Io sono uno che se la piglia sempre e estremamente comoda.

Continuando quindi a lavorare con lentezza, parliamo un po’ dei friburghesi.

A Friburgo buona parte della popolazione sono studenti universitari; ed è il motivo per cui, seppur indirettamente, sono finito da queste parti. Scercè la famm: je suis tombé amoureux d’une jeune étudiante. Ci sono preti e monache d’ogni tipologia (la città è tenacemente cattolica, malgrado la presenza di una discreta comunità protestante), tanto che la jeune femme di cui sopra ha coniato “ad hoc” i termini di preteto e suoreto per i numerosi luoghi ove allignano; ci sono, poi, i friburghesi più o meno DOC. E Friburgo, città tranquilla è. Anzi tranquillissima. E totalmente bilingue, anzi trilingue. Sui friburghesi non ero stato capace di esprimere un giudizio sensato finché la casuale lettura, al chiosco della stazione ferroviaria (distante due minuti a piedi da dove abito), di un libriccino dedicato a uno dei più celebri figli di questa città, il pilota automobilistico Jo Siffert, non mi ha illuminato. Il libriccino è stato scritto da uno svizzero, il quale, parlando degli inizi della carriera di Siffert, mette in risalto la sua natura esuberante e avventurosa che contrastava decisamente col carattere dei suoi concittadini. “I friburghesi”, scrive, “sono noti per la loro natura tranquilla e riservata, da molti considerata scontrosa”. Insomma, dei musoni persino per gli standard svizzeri (che, peraltro, almeno in certi posti sono tutt’altro che musoni; mi sia permesso di sfatare un po’ questa cosa, e si sa che son venuto al mondo come sfatatòio). Però nella frase del biografo dello sventurato pilota di formula 1 (morì a soli 31 anni in un terribile incidente avvenuto sul circuito inglese di Brands Hatch) c’è del vero. I friburghesi, in generale, non brillano per socievolezza. Gli studenti pensano a studiare, e decisamente non è in vista un nuovo ’68 che parta da qui. Il clima è quello che è, con il lungo, nebbioso e nevoso inverno dell’altopiano transalpino. Cattolici e musoni; ci sarebbe forse di che scappare. Però io sono un animale adattabile, quando si è naufraghi è una condizione irrinunciabile; quindi, tutto sommato, anche a Friburgo ho imparato dopo alterne vicende a trovarmici bene.



Joseph ("Jo") Siffert (1940-1971).

Però, d’amici o semplici conoscenti friburghesi neanche l’ombra. A volte m’è venuto in mente che i friburghesi, in fondo, non esistono, che sono una categoria dello spirito. Oppure che ci vorrebbe di nuovo una bella guerra di religione tra cattolici e protestanti per far tornare fuori il loro spìrto guerrier, come nel 1849 (!), quando la città fu in preda a una vera e propria guerra civile con tanto di arcivescovi cattolici bruciati in piazza. Darei non so che per assistere al rogo di un arcivescovo; che ci volete fare, son fatto così.



Questo, in realtà. sarebbe il rogo di Jacques de Molay, avvenuto nel 1314. Ma basta immaginare Bagnasco al suo posto...

Insomma, gli unici conoscenti o amici che mi sono fatto sono alcune studentesse ticinesi, che propriamente sarebbero amiche della jeune étudiante dont je suis tombé amoureux comme un fou; una rara pianta di erniaria di cui s'è già parlato; la signora polacca che abita al terzo piano; e Ali e la sua banda dello snack bar della strada dove abito. Ali è turco. Lo snack bar è turco. A Friburgo, ovviamente, c’è una marea di turchi. E di portoghesi, compreso il mitico Jesus dell’impresa di pulizie, che va in giro con un furgone dove campeggia la scritta Jesus Nettoyages ("Pulizie Gesù"). Il quartiere dove abito, nella parte più alta della città, è quartiere turco e portoghese, di churrascarias e centri culturali anatolici, di Bar Benfica davanti a Istanbul Alimentation Générale. Ma qui vorrei parlare dello snack bar di Ali, nell’ottica dell’invasione islamica e dello scontro di civiltà teorizzato da Huntington o da Pipes. Un luogo pericolosissimo, una vera e propria testa di ponte che io e la jeune étudiante frequentiamo regolarmente (anzi, ad essere precisi costei lo frequenta da ben prima di me, abitando qui da ben sei anni). Allah Snackbar, appunto.


(1. Continua)

2 commenti:

franco senia ha detto...

mmmhhhh....
"cuori neri" linkati, vedo!!

salud

Venturik ha detto...

Il link faceva parte della stesura originale che ho copiaincollato; ma ci penso immediatamente.