mercoledì 3 ottobre 2007

Революционный вечер


Avevo pensato di non tradurre il titolo di questo post e di lasciarvelo immaginare. Invece lo dico: significa "serata rivoluzionaria". E ve la vado un po' a raccontare.

Di cose strampalate me ne sono successe tante nella vita, ma di dover fare da guida a un autista dell'autobus mi mancava. La serata prevedeva infatti un concerto "misch-masch" a San Salvi: Massimiliano Larocca, i Delsangre, Ciro Lenzi ed altri. Ci andiamo tutti assieme a partire dalla "base" di via del Ponte alle Mosse, la casa di Eleonora; io, Franco, Eleonora appunto, Tom Joad. Con un'aggiunta. E' arrivato, fresco da Roma e soprattutto dei suoi vent'anni o poco più, il Compagno Giovane. Domanda a tavola (davanti a una pasta alla puttanesca sontuosa e a delle melanzane al forno che dicevano "mangiami" –infatti me ne sono mangiate cinque intere): Ma che sei venuto a fare a Firenze? Risposta meravigliosa: Niente. I love him.

Ma dicevamo. Per andare dall'Eleonora devo montare sull'autobus davanti casa, linea 17. Alla guida, letteralmente un ragazzino; l'automezzo parte, va fino alla fermata del Salviatino e poi…arrivato alla curva a U, buca uno stop e tira avanti per il viale Righi. Sbagliando strada. Le poche persone a bordo si guardano sorprese, mi alzo e vado a dirgli gentilmente che cazzo della madonna sta facendo. Mi guarda spaurito e mi dice: Scusa, è il mio primo giorno di lavoro, sono arrivato ieri da Napoli.

Mi sento il pancreas intenerito. Gli dico sorridendo: aspetta, fermo, gira di qui ché si rientra sul percorso della linea. Piglia una curva quasi travolgendo una punto parcheggiata in doppia fila. E lo guido. Strada per strada. Fermata per fermata. Gli dico: attento, gira a sinistra, occhio che qui è stretto; e in cuor mio, senza che lui lo sappia, lo ringrazio. Perché ero salito su quell'autobus con dei pensieri neri; invece sto lì in piedi accanto a lui e gli faccio tutta la linea.

S'arriva in via Lamarmora e mi viene in mente di dirgli che in quella strada, fuori dalla "Pensione Asso", è stata girata una famosa scena di "Ricomincio da tre" con Massimo Troisi. Si comincia a parlare di Troisi e di Benigni, di fiorentini e napoletani, di lavoro (che merda di lavoro, ma menomale che l'ho trovato). Della sua ragazza e del campionato di calcio. Sale la gente che chiede indicazioni stradali: scusi, questo autobus va qui o va là? Mi guarda quasi implorante e dico: sì ci va, no non ci va. Mi dispiace dover scendere in via delle Porte Nuove, non senza aver accompagnato a una stradina laterale un ragazzo albanese che a sua volta non sapeva dove andare.

Io spero di incontrarlo ancora alla guida del suo autobus, quel ragazzo. Perché ci siamo dati la mano e scambiati un saluto. Perché aveva una bella faccia e una giacca troppo grande. Perché il mondo è bellissimo e basta alzare un attimo il culo da un sedile per renderlo più bello.

E si mangia, e ci si abbraccia, e va pagata una menzione speciale a Tom Joad per una cosa che ha detto. Si chiacchierava di non so cosa, e a un certo punto vengo fuori che, in questi giorni, fare l'amore è l'ultima cosa che ho per il capo. "E allora", dice, "bisognerà fare l'odio". Su questa cosa ci scriverò qualcosa. Fare l'odio. Straordinaria. Mi ci devo mettere, una di queste sera, a elaborarla perbene. Cascasse il mondo su un pero! (Niccolai non deve parlare).

E arriviamo a San Salvi. Eccoli tutti là. Brutalizzo di prim'acchito la Claudia, la fidanzata del Larocca, quando mi chiede tutta sorridente: Ehi Riccardo, tutto bene? E io: No. Ghiacchiata. Poi me ne pento; ma mi è venuto spontaneo. Poi li piglio tutti uno a uno, il Larocca, Luca Mirti, lo Schuster, e gli dico quel che c'è da dire. Non mi piace tenere le cose nascoste e riservate, specialmente quando c'è un'amicizia oramai di anni. Abbracci forti, di quelli da uomini, a schiantarsi; e non si facciano facili battute su queste cose. Ci sono dei momenti in cui si deve rivendicare il proprio essere uomini, momenti in cui la propria ineluttabile "parte femminile" deve andare a farsi fottere. Magari con lo sguardo dolce dello Schuster che ti piglia, ti sorride e ti offre un bicchierone di birra. E poi comincia il concerto. Il Larocca con le sue Ragazze lungo il fiume; altre due canzoni e dà il microfono a Ciro Lenzi, un ragazzo di Montecatini Terme, che canta una canzone bellissima assieme a un suo amico. Ne parlerò meglio di questa canzone, perché andrà a finire nelle "Canzoni contro la guerra" anche se di guerra non parla. E chi cazzo se ne frega, della guerra; me ne importa delle canzoni. Finché sono amministratore di quel sito, ci metto quel che mi passa por la cabeza; e quando non andrà più bene, vorrà dire che farò qualcos'altro.

E poi arrivano sul palco, che palco non è, i Delsangre. Luca Mirti e lo Schuster, insomma. Quando cantano le loro canzoni si chiamano Delsangre. I Delsangre sono il gruppo più straordinario che mi è stato dato di ascoltare in lingua italiana in questi ultimi anni. Devono fare soltanto tre canzoni, e le prime due le conosco, le conoscono tutti coloro che li seguono oramai da non so quanto tempo a giro per i posti più improbabili di questo paese. Un giorno a Vertemate con Minoprio, ché bisogna affidarci a un lontano campanile nella pianura Padana per trovarlo; un altro in un capannone a Frosinone; un altro ancora a Gesummorto nel Sannio Inferiore, e quello dopo in via dei Servi. Le prime due canzoni, "La mia città" (che è una Firenze stralunata e notturna) e "Se potessi". Già dopo quest'ultima, sulla sedia da giardino su cui sono seduto con la mia camiciaccia oramai consunta acquistata al mercato di Berna un giorno che mi sembrano mill'anni fa, mi sembra di averci dentro un incrocio tra un rullo compressore e le vaghe stelle dell'Orsa. Io e Franco ci si guarda. Io e Franco siamo diversi, e tanto diversi, ma a volte s'ha la stessa espressione negli occhi; e quando la abbiamo, qualcuno (forse Apollonio di Tiana?) fa sempre in modo che ci guardiamo. Bastano due milionesimi di secondo.

Avevano annunciato, i Delsangre, che la terza sarebbe stata una canzone inedita. Stanno registrando un nuovo album, che è fatto così. Hanno preso delle canzoni popolari, e le hanno, non so come dire, rielaborate. Ci faranno "Maremma". In Toscana, chi non la conosce "Maremma"? "Tutti mi dicono Maremma Maremma"….proprio pochi mesi dopo la morte di Caterina. Dice Luca Mirti, che prima delle canzoni parla poco: "Magari i puristi della tradizione potranno storcere il naso, ma come diceva mio nonno…non me ne frega un cazzo". E attacca la canzone. Che di "Maremma Maremma" mantiene soltanto il famoso ritornello. Il resto l'ha scritto lui, di sana pianta, e quel che passa per questa canzone popolare è puro Luca Mirti; senza che per questo cessi minimamente di essere popolare.

Inchiodati alla sedia mentre Luca canta, e gli canta anche quel suo braccio muscoloso col tatuaggio che si muove sulla chitarra. Mentre lo Schuster lo accompagna, e quando lo accompagna ogni tanto lo guarda per tre attimi (magari manco se ne accorge, ma io sì). Mentre canta questa canzone indimenticabile, la più bella che abbiano mai fatto quei due ragazzi. S'avrebbe voglia di saltare da quella sedia, e alla fine, come accadrà anche a dieci minuti prima della fine del mondo, si va fuori a fumare. Eccoli che arrivano. Eccolo il Mirti che arriva per il corridoio…e devia per andare a pisciare in bagno. Lo Schuster, invece, si divora un panino con la mortadella, il pomodoro e lo stracchino. E Franco che ha il dono innato della frase giusta, della definizione stringata e precisa come un orologio belga. Dice: Hanno riportato gli indiani in Maremma. Ora, io non ve la spiego questa cosa. Quando l'album sarà pronto, procuratevelo in qualche modaccio cane, e ascoltatevela quella canzone. Altro non saprei dirvi. Sennò muovete le chiappe e andate a ascoltare i Delsangre a Pompinate sul Minchio o a San Troiaio de' Volsci, ché questi sono due operai che la mattina ci hanno da andare a lavorare e che a volte si fanno centinaia di chilometri su una Trabant per andare a cantare le loro canzoni. Come diceva il Larocca in un suo famosissimo album (e visto che alla fine dei concerti, tutti insieme, si fanno sempre la cover di Bob Dylan, mi chiedo seriamente quando Bob Dylan si deciderà assai opportunamente a venire a San Salvi e fare una cover del Larocca): Il ritorno delle passioni. Ma qui non devono tornare affatto perché non sono mai andate via.

1 commento:

franco senia ha detto...

Per amor di precisione, la frase "giusta" recitava: "ha restituito alla maremma gli indiani d'america"! Ma va bene uguale, è stata una serata splendida, e luca mirti, con le sue canzoni come aprirsi il cuore, viaggia una spanna buona sopra gli altri. Non c'è riuscito nemmeno chiacchio - che non sopporto - a rovinare la serata! ;-)

salud